Sos-brucellosi e gli allevatori vanno in crisi: stop in Sicilia a migliaia di capi

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Stop alla movimentazione dei capi di bestiame vivi dalla Sicilia verso le regioni del Centro-Nord Italia. Colpa dei focolai di brucellosi che sono presenti nell’Isola e che di fatto stanno provocando il blocco delle movimentazioni di tutti gli animali verso i territori indenni, anche dei capi provenienti dalle aziende sane e certificate ufficialmente indenni dalla malattia. 

La novità che ha colto di sorpresa gli allevatori, risale a circa un mese fa, quando il ministero della Salute ha fornito l’interpretazione ufficiale di una normativa europea, che però risale al 2019. Fino a circa un mese fa era possibile infatti movimentare gli animali da ristallo dalla Sicilia verso le regioni ufficialmente indenni dalla brucellosi (la norma si riferisce ovviamente a tutte le epizoozie infettive) anche se l’Isola non è riconosciuta territorio indenne. Bastava, in sostanza, che fosse indenne l’azienda o l’allevamento da cui provenivamo i capi di bestiame per consentire la loro movimentazione verso le regioni dichiarate indenni. Adesso, con la nuova interpretazione ministeriale, è indispensabile che l’intero territorio in cui ricade l’azienda sia considerato indenne. E il territorio in questione è quello regionale che ad oggi indenne, visto i numerosi focolai della malattia, non può esserlo affatto.

I danni a carico delle aziende zootecniche sono ovviamente ingenti. Molti contratti di fornitura di animali da ristallo con questo blocco rischiano di non potere essere onorati e c’è il rischio del tracollo economico per numerosi allevamenti. Il mercato, poi, ne ha risentito immediatamente: il prezzo dei vitelli vivi è crollato da tre a un euro al chilo. Il risultato è che le stalle sono stracolme e gli allevatori stanno dando fondo alle riserve di foraggio e di acqua.

Il senatore e responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura di Fratelli d’Italia, Luca De Carlo, ha presentato un’interrogazione al ministro della Sanità, Roberto Speranza, e al ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli. Ai due De Carlo ha chiesto “se abbiano già previsto una deroga alla normativa; se non sia il caso di intervenire presso le Regioni non ufficialmente indenni affinché sia sviluppato un serio piano di eradicazione della brucellosi da raggiungere in 2/3 anni; se è possibile consentire, in forma straordinaria e temporanea, lo spostamento dei capi provenienti dalle aziende indenni, accantonando l’interpretazione più restrittiva del territorio”.

Pare, però, che qualcosa si muova in sede ministeriale. Riferisce Rosa Giovanna Castagna, presidente di Cia Sicilia: «Già da diverse settimane lavoriamo alla soluzione del blocco delle movimentazione degli animali da ristallo a causa di alcuni focolai di brucellosi bovina. Per questo motivo condividiamo la proposta del Ministero della Salute di un protocollo che, nel rispetto normativo e nella tutela di tutti, possa consentire agli allevatori siciliani di movimentare i propri capi verso le altre regioni».

La situazione sanitaria degli allevamenti, e di quelli bovini in particolare, è forse uno dei punti più dolenti della zootecnia regionale, dove sugli inefficaci piani di eradicazione si sono innestati malaffare e speculazioni a danno degli allevatori. Una situazione complessa, che trova la massima espressione nel bacino dei Nebrodi. Circostanza che anni fa portò la Commissione Europea a “bollare” Messina come la provincia più malata d’Italia. Il riferimento, ovviamente, era alla brucellosi e alla tubercolosi bovina.

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