Brucellosi nelle aree interne, allevatori propogono la vaccinazione volontaria

Brucellosi nelle aree interne, allevatori propogono la vaccinazione volontaria
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Allevatori e vertici della Sanità veterinaria regionale a confronto. A Nicosia, in provincia di Enna, cuore della Sicilia zootecnica dove gli allevamenti bovini vengono condotti allo stato brado, hanno cercato insieme di individuare una strada per valorizzare le produzioni zootecniche delle aree interne. Missione difficile da portare a termine in questo momento visto che bisognerebbe affrontare prioritariamente i gravi problemi di sanità veterinaria che da decenni affliggono l’Isola e soprattutto quelle aree.

Non a caso durante l’assemblea organizzata da Cia Sicilia e dall’Unione allevatori, proprio di brucellosi si è parlato e di come poterla eradicare. Una soluzione è stata avanzata dagli allevatori: la vaccinazione su base volontaria. In ogni caso ai vertici della Sanità Veterinaria è stato chiesto di “mettere in atto iniziative capaci di contribuire alla risoluzione della problematica”. Il pericoloso agente patogeno che colpisce gli armenti crea, infatti, seri problemi di ordine economico agli allevatori siciliani. A tutti, e non solo a quelli che operano nelle zone dove la malattia è più diffusa. 

L’inefficacia dei piani di eradicazione messi in campo negli anni passati ha mantenuto in “perfetta attività” l’agente patogeno cosicché alla Sicilia viene negato lo status di “territorio indenne”. Questo, sulla base delle regole di polizia veterinaria, determina l’impossibilità di movimentare i capi verso altre aree del Paese, bloccando di fatto il commercio degli animali al di fuori della Sicilia. A questo si aggiunge l’odiosa speculazione dei commercianti di animali da macello che acquistano gli animali infetti da brucellosi – malattia che non pregiudica il consumo della carne – a cifre ben al di sotto del prezzo di mercato.

E così mentre gli allevatori a fronte dell’abbattimento (a proprie spese) di un capo infetto ricevono (se e quando riescono ad incassare) appena 300 euro, c’è anche chi ricava immensi profitti. «Come le aziende che commercializzano e trasformano la carne proveniente da animali infetti», aveva denunciato tempo fa l’europarlamentare Ignazio Corrao. «Queste aziende – aveva spiegato Corrao – acquistano la carne a prezzi bassissimi, non hanno l’obbligo di segnalarne la provenienza e la immettono liberamente in commercio». L’allevatore, infatti, costretto ad abbattere entro 15 giorni l’animale, nel caso sia affetto da brucellosi, prima di portarlo al macello deve trovare un compratore che, vista la situazione, si manifesta sì disposto all’acquisto, ma a un prezzo molto basso.

La storia è nota e dura da decenni. Qualche volta sul malaffare diffuso che ha coinvolto molte figure (macellai, veterinari, commercianti), ben radicato nel territorio e totalmente controllato dalla criminalità organizzata, è stato alzato il velo e i colpevoli sono stati individuati e processati.

Per gli allevatori la vita è difficile anche per altri motivi. A cominciare dalla burocrazia. «La normativa della normativa sulla registrazione e la movimentazione dei capi viene applicata con eccessiva severità – ha osservato Salvatore Maimone, direttore regionale della Cia Sicilia, aprendo i lavori dell’assemblea – e sono pesanti le sanzioni per le movimentazioni in BDN (Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Zootecnica) effettuate con ritardo così come le penalizzazioni sui premi Pac».

Nel corso dell’incontro, sono intervenuti, fra gli altri, Gianfranco Castrogiovanni, assessore all’Agricoltura del Comune di Nicosia, Carmelo Galati Rando dell’Unione allevatori e Graziano Scardino, responsabile dei settori produttivi della Cia siciliana. Il responsabile regionale della sanità animale dell’assessorato Sanità della Regione siciliana, Pietro Schembri, nel suo intervento ha ribadito la disponibilità della amministrazione regionale a collaborare insieme ai suoi colleghi delle province siciliane, presenti all’incontro, affinché dopo più di due decenni di tentativi per controllare la brucellosi bovina, si arrivi finalmente a trovare la soluzione a questa malattia e potere ottenere la qualifica di “indenne” per il territorio siciliano. La questione verrà affrontata “tecnicamente” a gennaio al tavolo tecnico appositamente istituito e che coinvolge gli assessorati regionali alla Sanità e all’Agricoltura, le organizzazioni professionali agricole e le associazioni degli allevatori.

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