Brucellosi, le Asp dei “territori indenni” dicono ancora no ai vitelli siciliani

Brucellosi, le Asp dei “territori indenni” dicono ancora no ai vitelli siciliani
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I vitelli da ingrasso destinati al Centro-Nord Italia per il momento restano nelle stalle degli allevatori siciliani. La nota diramata dall’assessorato regionale alla Salute guidato da Ruggero Razza, da sola non basta infatti a dare il via libera al trasferimento verso gli allevamenti di destinazione che si trovano in aree ufficialmente indenni da brucellosi. Perchè ciò avvenga serve che al via libera delle Asp siciliane si associ anche l’ok di quelle province o regioni dove i capi sono diretti. Questo lo sanno tutti: lo sanno gli allevatori e i veterinari e dovrebbe saperlo sia l’assessore regionale alla Salute che il suo staff, anche se forse entrambi preferiscono tacerlo. Pertanto, l’affaire brucellosi appare tutt’altro che risolto.

Agli allevatori non resta che aspettare la sottoscrizione degli accordi (i cosiddetti protocolli d’intesa) tra la Regione Siciliana e le regioni dichiarate ufficialmente indenni che dovrebbero ricevere i capi di bestiame. Quanto si dovrà aspettare non si sa. Sarà solo questione di giorni o ci vorranno intere settimane? O addirittura mesi? «Dipende dalla sollecitudine con cui l’assessore Razza prenderà contatti con i propri omologhi delle regioni “indenni”», afferma Gabriella Regalbuto, responsabile del dipartimento agricoltura della provincia di Messina di Fratelli d’Italia, la quale ha organizzato un partecipato incontro con gli allevatori siciliani lo scorso 7 luglio, durante il quale ha preso vita l’associazione degli allevatori siciliani “Più uniti più forti”.

Nel frattempo viene sbandierata come una grande vittoria la circolare del ministero della Salute con cui è stata autorizzata la movimentazione dei bovini ”frutto – si legge nel comunicato ufficiale della Regione – di un lavoro tecnico-scientifico che è stato condotto con molta professionalità dal competente servizio del Dipartimento per le Attività Sanitarie”. Lo stesso che “ha appena emanato la nota applicativa per dare esecuzione alle disposizioni nazionali e riprendere l’esportazione dei bovini”. «Ma di movimentazioni di bestiame, finora neppure l’ombra», osserva Gabriella Regalbuto. «Del resto – continua – è impossibile organizzare gli spostamenti degli animali se l’unica cosa certa è che possono lasciare la Sicilia. Finora, infatti, non si sa dove potranno essere accolti».

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