Siccità: le carte a Roma, per stato di emergenza si attende il Cdm

Siccità: le carte a Roma, per stato di emergenza si attende il Cdm

La documentazione necessaria per ottenere la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per la siccità in Sicilia è a Roma dallo scorso mercoledì 24 aprile. Spetta ora al Consiglio dei Ministri adottare il provvedimento che è atteso per la settimana prossima insieme allo stanziamento delle prime somme per gli interventi più urgenti. Nel dossier, le soluzioni proposte dalla cabina di regia guidata dal presidente della Regione e coordinata dal capo della Protezione civile regionale per fronteggiare in tempi rapidi la crisi dovuta all’assenza di piogge.

Il gruppo di lavoro ha individuato una serie di interventi, tutti necessari, ma differenziati a seconda dei tempi di realizzazione. Tra quelli di rapida attuazione, previsto l’acquisto di nuove autobotti per i comuni siciliani in crisi, la rigenerazione dei pozzi e delle sorgenti e il ripristino di quelli abbandonati, il potenziamento degli impianti di pompaggio e delle condotte esistenti, la realizzazione di nuove condotte di bypass. Per i prossimi mesi, invece, si sta valutando la ristrutturazione e il riavvio del dissalatore di Porto Empedocle, nell’Agrigentino, e di uno dei due tra quelli di Trapani e Gela (nel Nisseno), operazione che richiederà tempi e procedure di gara più lunghe.

Al via i lavori sul Simeto: tre giorni per la derivazione a valle della traversa si Ponte Barca

Inizieranno lunedì prossimo, 29 aprile, e dureranno tre giorni i lavori del Consorzio di bonifica di Catania per canalizzare provvisoriamente le acque del fiume Simeto a valle della traversa di Ponte Barca, dove si registrano perdite dalle paratoie. Lo ha stabilito la cabina di regia per l’emergenza idrica, guidata dal presidente della Regione Siciliana, in attesa delle riparazioni definitive già finanziate dalla Protezione civile regionale e per le quali occorrerà un intervento che durerà circa due mesi. 

La deviazione temporanea non richiede opere ad impatto ambientale e consentirà di poter immettere su alcune zone del territorio della Piana di Catania, attraverso i canali del Consorzio di bonifica, circa 600 litri di acqua al secondo, una fornitura che sarà disponibile anche nei mesi estivi. Questa operazione consentirà agli agricoltori della zona di sopperire parzialmente ai gravi problemi di irrigazione di cui soffre il territorio, dove gli invasi sono quasi vuoti e dove in condizioni stabili l’approvvigionamento è di circa 3000 litri di acqua al secondo. 

Il piano per effettuare i lavori ha già ottenuto l’autorizzazione del Genio civile e dell’Autorità di Bacino che, nei giorni scorsi, hanno effettuato i sopralluoghi e prevede un movimento di terra a valle nell’alveo per poter incanalare le acque all’interno di un adduttore che porterà l’acqua nella zona di irrigazione.

Per l’agricoltura si parla di acque reflue. Finalmente

Mentre negli invasi siciliani l’acqua arriva a livelli sempre più bassi, tanta acqua preziosa che arriva negli impianti di depurazione una volta trattata, si perde prima nei corsi d’acqua e poi in mare.

Dopo decenni in cui se ne parla, anche la Sicilia fa i primi passi nel riuso agricolo delle acque reflue depurate. I primi passi li muove l’Amap che ha stipulato già una convenzione con il Comune di Corleone e ne ha messo in cantiere altre due, una con l’amministrazione comunale di Partinico, l’altra con quello di Carini. Per il riuso delle acque reflue depurate l’Amap prevede l’uso di impianti di ultrafiltrazione capaci di liberarle dagli inquinanti residui – organici e inorganici – pericolosi per la salute pubblica e per l’ambiente. Altrove si adotta con successo la tecnica della fitodepurazione che ha pure un basso impatto ambientale ed energetico.

Solo di fronte a una gravissima emergenza, dunque, in Sicilia ci si attrezza per il riuso a fini agricoli dell’acque reflue depurate. Eppure la tecnologia è matura e in altri paesi con agricoltura sviluppata ma assetata, come Israele, l’acqua reflua depurata si usa già da tempo ed è una prassi consolidata.

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