Sviluppo rurale, scontro tra le Regioni sui fondi per il biennio 2021-22

Sviluppo rurale, scontro tra le Regioni sui fondi per il biennio 2021-22
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Il Nord alla riscossa e il Sud che resiste. C’è il neo-assessore lombardo alla sanità, Letizia Moratti, che vorrebbe attribuire le dosi del vaccino anti-Covid alle regioni anche sulla base del Pil. Ci sono poi tanti assessori all’agricoltura che, analogamente, vorrebbero recuperare diversi milioni di euro sulle somme Feasr assegnate all’Italia per il biennio di transizione 2021-22, cambiando in corsa le regole del gioco ed introducendo il parametro della Plv. Il tutto ovviamente a scapito delle regioni del Mezzogiorno che, notoriamente e per svariati motivi, sono meno sviluppate.

In Commissione Politiche Agricole, il neoassessore all’Agricoltura Toni Scilla ha dovuto presto corazzarsi e cercare alleati per difendere quello che l’Europa ha già sancito il 16 dicembre scorso, quando a Bruxelles è stato approvato il regolamento sul cosiddetto periodo transitorio della Pac che coincide con il biennio 2021-22: nessuna regola va cambiata, i programmi vengono prorogati e le somme assegnate secondo i criteri adottati per la programmazione 2014-2020.

Toni Scilla 2021-22
L’assessore regionale all’Agricoltura, Toni Scilla

L’aspro confronto in Commissione Politiche Agricole era già cominciato a dicembre. L’approvazione del regolamento sul periodo transitorio da parte del Parlamento europeo sembrava avesse fatto chiarezza e ridimensionato le pretese di Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e altre regioni che dal primo pilastro della Pac – per situazioni oggettive – non possono drenare quanto riescono a fare le regioni caratterizzate da un maggiore ritardo nello sviluppo.

Da sinistra: il dirigente dell’Area 3 Nino Drago, il dirigente generale del Dipartimento Agricoltura, Dario Cartabellotta e assessore regionale all’Agricoltura, Toni Scilla

Nella riunione di qualche giorno fa, invece, il più ricco Nord è tornato alla carica mettendo sul tavolo una proposta che, in Sicilia, viene considerata irricevibile perchè in netto contrasto con la normativa europea in vigore.

Ma cosa propongono le regioni del Nord? Secondo loro i fondi del biennio di transizione dovrebbero essere distribuiti alle diverse regioni non più sulla base dei parametri utilizzati per la programmazione 2014-2020 (così come tutti saremmo portati a pensare visto che siamo in presenza di una prosecuzione di programmi già avviati), ma adottando un nuovo indice alla cui formazione dovrebbero contribuire 5 parametri con ponderazione diversa: il valore della Plv secondo i dati Istat del triennio 2015-2017 (ponderazione del 15%); il valore della Sau secondo i dati Istat 2016 inciderebbe per 25%; il numero delle aziende agricole sempre secondo il rapporto Istat 2016 con ponderazione pari al 25%, la superficie forestale secondo Ifn 2016 con ponderazione al 25% e la popolazione nelle aree rurali C e D che peserebbe sulla formazione dell’indice di riparto per il 10%.

L’IRP è calcolato sulla base dei cinque parametri suggeriti nella proposta dell’Emilia Romagna, l’Isf è indice storico, quello normalizzato è l’IRP a cui è stata applicata una sorta di clausola di salvaguardia per ridurre le variazioni estreme

Fatti quattro conti la Sicilia così nel biennio 2021-22 perderebbe circa 140 milioni di euro. Messa peggio la Campania che ne perderebbe oltre 150. Ma il danno sarebbe ancora più grave se una simile impostazione venisse adottata anche per gli anni a venire. Ecco perchè l’assessore Scilla ha dichiarato poco dopo il confronto con gli assessori all’agricoltura delle altre regioni: «Non ci faremo scippare 400 milioni di euro per lo sviluppo rurale».

Alla recriminazione di Veneto, Emilia-Romagna ed altre regioni del settentrione d’Italia, di azzerare quello da loro considerato un criterio di riparto iniquo e a chiaro vantaggio del Sud, Scilla ha risposto che si tratterebbe di una “proposta contraria al regolamento UE sulla transizione”. E quando si violano le regole imposte dalla Ue il prezzo, presto o tardi, si paga con una procedura d’infrazione, salassi per lo Stato membro che contravviene, e richieste di restituzione di indebiti ai beneficiari.

«La riunione della Cpa è stata aggiornata a martedì 26 gennaio, ma – assicura l’assessore che in questo confronto è affiancato dal dirigente generale del Dipartimento Agricoltura Dario Cartabellotta e dal dirigente dell’Area 2, Nino Drago – anche in quella la Sicilia non modificherà la propria posizione». C’è da aspettarsi, dunque, che al prossimo appuntamento possano volare stracci.

«Non permetteremo che alla Sicilia – dichiara l’assessore – vengano strappate centinaia di milioni di euro. Alla luce della normativa comunitaria vigente, il modello di riparto già utilizzato nella prima parte della corrente programmazione, 2014-20, deve estendersi per il biennio aggiuntivo 2021-22».

transizione 2021-22
Giuseppe Sciarabba,

Pure esponenti siciliani della Lega spalleggiano l’assessore: «Condivido le posizioni critiche espresse dall’assessore Scilla e dal dirigente generale Cartabellota rispetto alla proposta formulata dalle regioni del Settentrione – afferma Giuseppe Sciarabba, responsabile regionale del dipartimento Fondi europei della Lega Sicilia – che vorrebbero azzerare quello da loro considerato (erroneamente) un criterio di riparto ‘iniquo e a chiaro vantaggio del Sud’. Non è così. E stavolta non regge neanche l’eterna narrazione di una Sicilia sprecona, che non riesce spendere i fondi dell’Unione europea. A dicembre, infatti, con 368 milioni l’Isola ha raggiunto e superato l’obiettivo di spesa del Psr per il 2020, ben 71 milioni al di sopra della soglia fissata dall’Unione europea per il disimpegno automatico».

Insieme alle regioni del Sud e all’Umbria (che nel biennio rischia di perdere metà del budget) la Sicilia sostiene che “i nuovi criteri di riparto, che dovranno riguardare tutta la nuova Pac, decorrerranno eventualmente dal 2023 quando l’Unione Europea avrà approvato i nuovi regolamenti”.

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