Vendemmia verde e distillazione di crisi: rimedi temporanei per le cantine in affanno

Vendemmia verde e distillazione di crisi: rimedi temporanei per le cantine in affanno

Manca poco all’inizio della vendemmia 2026 e nei silos delle cantine sociali ci sono giacenze superiori a quelle registrate l’anno scorso nello stesso periodo. Nelle cantine sociali – prevalentemente quelle del Trapanese – ci sono circa 2.700.000 ettolitri tra vini a Doc, Igp e comuni. Più venti per cento, ammettono i presidenti delle quattro centrali cooperative (Lega, Agci, Confcooperative e Unicoop), “anche se – affermano in un comunicato congiunto finalizzato a smorzare toni allarmastici che potrebbero avere gravi ripercussioni sul prezzo del vino ancora invenduto – come avviene ogni anno, tali volumi includono vini già certificati destinati all’imbottigliamento, alla vendita o già impegnati per future consegne. Non si tratta, quindi, di prodotto privo di sbocco commerciale”. Ma allo stesso tempo ammettono che le maggiori giacenze sono riconducibili “alla produzione di qualità inferiore determinata dai forti attacchi patogeni che hanno interessato i vigneti, soprattutto nella fase di maturazione delle uve”.

L’allarme nel Trapanese era stato già lanciato nella scorso primavera. La Cia-Agricoltori italiani lo scorso 20 marzo si era rivolta all’assessore Luca Sammartino chiedendo l’attivazione di misure eccezionali per dare respiro ai produttori in vista della prossima vendemmia. Appariva necessario già allora intervenire sulle giacenze per salvaguardare il valore del vino, garantire la stabilità dei prezzi e preservare gli equilibri del mercato.

Per fronteggiare la crisi del vino sono stati scelti due interventi: la vendemmia verde e la distillazione di crisi. La prima, se così può dire, è già stata “archiviata”. Con sette milioni di euro è stato possibile soddisfare le domande di mille produttori vitivinicoli siciliani. Per la seconda, che si farà con fondi regionali, dall’assessore Sammartino è stato proposto proposto un plafond di 25 milioni di euro. Così come per gli interventi destinati al grano, serve, comunque il disco verde dell’Ars sull’assestamento di bilancio atteso settembre.

Le centrali cooperative non ci stanno a rappresentare il ricorso alla distillazione di crisi come un provvedimento “svuotacantine” che alimenterebbe speculazioni mediatiche o allarmismi ingiustificati che rischiano di alimentare incertezza anche nel sistema del credito. Secondo Legacoop, Agci, Confcooperative e Unicoop “la distillazione di crisi è uno strumento di regolazione del mercato che consente di sottrarre esclusivamente quei quantitativi eccedentari che rischiano di compromettere l’equilibrio tra domanda e offerta, contribuendo così a sostenere il valore complessivo della produzione”.

“La distillazione oggi serve, ma non possiamo continuare ad affrontare le difficoltà del comparto solo con provvedimenti d’emergenza: 25 milioni per la distillazione, 7 per la vendemmia verde, 32 milioni in un solo anno, per ritrovarci l’anno successivo al punto di partenza”, dichiara il presidente di Confagricoltura Sicilia che ha ben presente come il mercato mondiale del vino sia fortemente cambiato negli ultimi anni. “Con le stesse risorse – osserva Marchese Ragona – potremmo agire alla radice: riconoscendo 6 mila euro a ettaro come premio per l’estirpazione volontaria dei vigneti da mosto, strada già intrapresa dalla Francia, si supererebbero i 5 mila ettari, riequilibrando l’offerta in modo duraturo”. C’è però da trovare una valida alternativa colturale per i terreni che resterebbero nudi e facile preda delle multinazionali dell’energia rinnovabile dove realizzare parchi agrivoltaici.

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