Distretto “Cibo in Sicilia”, presentato al Mipaaf progetto da 14 milioni

Distretto “Cibo in Sicilia”, presentato al Mipaaf progetto da 14 milioni
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È un piano ambizioso e anche parecchio costoso quello presentato al Mipaaf da Cibo in Sicilia”, il Distretto delle Filiere e dei Territori di Sicilia in Rete, con cui l’aggregazione di soggetti pubblici e privati partecipa al bando del Ministero delle Politiche agricole, in scadenza domani 18 giugno. 

L’importo degli investimenti previsti supera i 14 milioni di euro. Prevede investimenti materiali e immateriali nelle aziende agricole connessi alla produzione primaria per più di 6,2 milioni di euro; oltre 4,6 milioni per investimenti nel settore della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli; 2,1 milioni per la partecipazione dei produttori agricoli ai regimi di qualità e per le misure promozionali e, infine, 1,7 milioni per programmi di ricerca e sviluppo applicati al settore agricolo.

Il Distretto “Cibo in Sicilia”, uno dei sette distretti del cibo riconosciuti dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura e inserito nel Registro Nazionale dei Distretti del Cibo, nonostante l’emergenza Covid ha lavorato in questi mesi a un progetto condiviso con cui partecipare al bando del Mipaaf, che ha una dotazione finanziaria di 18 milioni di euro.

«L’obiettivo strategico del Distretto “Cibo in Sicilia” è la promozione e la valorizzazione dei prodotti delle filiere agroalimentari regionali, in un’ottica di sviluppo territoriale sostenibile, favorendo l’integrazione delle attività agricole e produttive con accordi di filiera, tra operatori delle filiere produttive e attori territoriali e introducendo innovazioni di prodotto, di processi e organizzative», spiega Angelo Barone, presidente della Rete, il soggetto giuridico riconosciuto come distretto del cibo, e che oggi propone il progetto al ministero delle Politiche Agricole.

Angelo Barone, presidente della Rete “Cibo in Sicilia”

Il Distretto coinvolge 60 Comuni, nei cui territori operano le 6.157 imprese agricole; 15.286 addetti; 60 forme associative di imprese agricole; 30 imprese agroalimentari e di trasformazione; 4 agenzie di sviluppo territoriale; 5 Flag (Gruppi di Azione Costiera); 16 Gal (Gruppi di Azione Locale); 3 distretti produttivi agroalimentari (Agrumi di Sicilia; Ortofrutticolo di qualità della Val di Noto; Pesca e Crescita blu); il distretto turistico “Dea di Morgantina”; 5 consorzi pubblici di Ricerca; oltre all’Esa (Ente di sviluppo agricolo) e a numerosi altri soggetti. A questo si aggiunge un ampio partenariato che copre l’intero territorio siciliano. Al suo interno sono presenti otto filiere produttive complete (agrumicola, ortofrutticola, della frutta secca a guscio, cerealicola, dei prodotti ittici e trasformati, olivicola/olearia, delle carni, delle piante officinali), tre comparti produttivi (lattiero-caseario, mielicolo e vitivinicolo) e tre bio-distretti (Eolie, Valle del Simeto, Terre degli Elimi) oltre a 18 produzioni agroalimentari di qualità.

«La costituzione del Distretto – osserva Barone – è un importante traguardo rispetto al panorama “polverizzato” e poco cooperante delle realtà dell’agroalimentare siciliano, non solo perché riunisce allo stesso tavolo le imprese agricole, ma anche perché allarga la platea dei soggetti anche ad attori “complementari” ai produttori primari».

Il programma presentato al Mipaaf interessa cinque filiere (agrumicola, zootecnica-carni, cerealicola, prodotti trasformati della pesca, ortofrutticola) e un bio-distretto (Terre degli Elimi). Persegue gli obiettivi di recupero, salvaguardia e valorizzazione dei prodotti di qualità regionali, rafforzamento della diffusione dei prodotti nel mercato locale e internazionale, miglioramento dei processi produttivi e loro transizione verso modelli eco-sostenibili e promozione della cultura del cibo come elemento cardine dell’identità siciliana. La durata complessiva del programma è di 48 mesi.

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