Bisacquino punta sull’agricoltura per fermare lo spopolamento: dieci startup grazie al Pnrr
BISACQUINO (PA) – Dalla cipolla busacchinara trasformata in patè al miele di ape nera sicula, dall’olio extravergine d’oliva alla pasta artigianale ottenuta da grano duro coltivato nel territorio fino alle carni di struzzo allevato con foraggi locali e lavorate in loco. A Bisacquino, nel Palermitano, l’agricoltura diventa leva di sviluppo e strumento per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri dell’entroterra siciliano.
Il comune, noto per aver dato i natali al celebre regista Frank Capra, sta infatti costruendo il proprio futuro puntando sulle produzioni agroalimentari locali e sulla capacità delle imprese di chiudere la filiera, aumentando così il valore aggiunto delle produzioni e aprendosi a mercati sempre più ampi.
Dieci nuove startup grazie al progetto “Borghi”
L’iniziativa nasce grazie alle risorse del Pnrr destinate al progetto “Borghi”. Bisacquino ha ottenuto un finanziamento di 1,6 milioni di euro e con i fondi collegati messi a bando da Invitalia, sono state avviate dieci nuove startup, quasi tutte guidate da giovani e donne.
L’obiettivo è chiaro: creare nuove opportunità occupazionali e offrire ai residenti, soprattutto alle nuove generazioni, una concreta possibilità di restare nel territorio senza rinunciare a prospettive di crescita imprenditoriale. Una scelta che punta sulla cosiddetta “restanza”, trasformando le risorse locali in occasioni di sviluppo economico e sociale.
Dalle eccellenze locali ai mercati nazionali
Il percorso è stato al centro del convegno “Bisacquino: eccellenze che generano futuro. Dalla Terra alla Tavola: il valore delle produzioni locali”, evento che ha inaugurato il Festival delle Eccellenze. «L’obiettivo di valorizzare il territorio e i prodotti che ci offre credo che sia stato raggiunto – ha dichiarato il sindaco Tommaso Di Giorgio – ma dobbiamo continuare a lavorare in modo incessante. Adesso vogliamo alzare l’asticella e aprirci a mercati più ampi, nazionali e anche internazionali. Non dobbiamo porre limiti alle nostre possibilità e alle nostre potenzialità». Una visione che guarda oltre i confini locali e che punta a fare delle produzioni tipiche un elemento di competitività per l’intero territorio.
La sfida della cipolla busacchinara
Tra i simboli di questa strategia di rilancio c’è la Cipolla Busacchinara Pat (Prodotto Agroalimentare Tradizionale), un ecotipo locale che viene raccolto tra agosto e settembre e che oggi rischia di scomparire.
La conservabilità limitata del prodotto fresco e il rischio di contaminazione genetica dovuto all’impollinazione incrociata rendono infatti necessarie specifiche azioni di tutela. «Per salvaguardare questo ecotipo locale – ha spiegato Vintaloro – sarà necessario fare affidamento anche sugli agricoltori custodi».
A lavorare in questa direzione è la Sopat dell’Esa di Bisacquino, guidata da Lucia Vintaloro, che negli ultimi anni ha promosso innovazioni tecniche e momenti di confronto tra agricoltori. Tra le novità introdotte figurano il trapianto meccanico e la scerbatura meccanizzata, operazioni che fino a pochi anni fa venivano svolte esclusivamente a mano.
Innovazione e valorizzazione delle produzioni tipiche
Per rendere più redditizia la coltivazione della Cipolla Busacchinara, la Sopat ha inoltre sviluppato con successo alcuni prototipi di prodotti trasformati, tra cui patè e derivati capaci di ampliare le opportunità commerciali dell’ortaggio. Un esempio concreto di come innovazione e tradizione possano convivere, creando nuove prospettive economiche per le aziende agricole locali.
A Bisacquino gli ingredienti per il rilancio ci sono tutti: produzioni identitarie, giovani imprenditori, investimenti pubblici e una crescente attenzione alla trasformazione agroalimentare. La sfida adesso passa agli agricoltori e alla loro capacità di fare rete, organizzarsi e credere fino in fondo nel potenziale di un territorio che vuole costruire il proprio futuro partendo dalla terra.
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