Agroalimentare siciliano, a battesimo la rete C.I.B.O. e il Biodistretto ionico-etneo
Oltre 7.650 operatori, filiere, bio-distretti e consorzi Dop e Igp riuniti in un’unica piattaforma. La fusione punta a rafforzare competitività, sostenibilità e internazionalizzazione dell’agroalimentare siciliano.
La sfida, per una volta, non è aggiungere un altro tassello al mosaico dell’agroalimentare siciliano, ma provare a metterli insieme. Con la conclusione dell’iter di fusione per incorporazione tra il Distretto delle Filiere e dei Territori di Sicilia in Rete e il Distretto del Sud-Est Sicilia “Etna – Val di Noto”, prende forma una delle più ampie aggregazioni regionali del comparto.
A sancire il passaggio è stata l’Assemblea dei soci della rete C.I.B.O. – Cultura, Identità, Biodiversità, Organizzazione, che ha formalizzato la nuova compagine e aperto la fase operativa. Al centro c’è ora la programmazione delle attività previste dal Contratto di Distretto, finanziato dal Masaf e cofinanziato dalla Regione Siciliana.
Una rete da 7.650 operatori
Il numero restituisce immediatamente la dimensione dell’operazione: sono oltre 7.650 gli operatori che entrano nella nuova piattaforma, insieme a filiere produttive, bio-distretti e consorzi Dop e Igp. Un sistema che mette sotto lo stesso tetto alcune delle principali espressioni dell’agroalimentare regionale, compresa l’agricoltura sociale.
L’obiettivo è trasformare questa massa critica in uno strumento concreto per le imprese. La nuova aggregazione nasce infatti per accompagnare i territori e le aziende lungo tre direttrici ormai decisive: transizione ecologica, innovazione digitale e internazionalizzazione. Non soltanto rappresentanza, dunque, ma progettazione e capacità di intercettare risorse.
Alla rete si aggiungono anche tre realtà produttive considerate strategiche: Progetto Natura, società cooperativa agricola di Ragusa; Innova Lab – Distretto Frutta Secca di Sicilia, società cooperativa agricola di Mazzarino; e Distretto Produttivo Filiera Carni, società consortile con sede a Catania.
Una governance per tutte le filiere
Completata anche la governance, con l’elezione del nuovo Comitato di gestione della rete C.I.B.O. Alla presidenza è stato confermato Angelo Barone, affiancato dai vicepresidenti Antonino Vincenzo Carlino per la filiera pesca e Salvatore Cascone per quella lattiero-casearia.
Nel Comitato trovano spazio anche Giosuè Arcoria per gli agrumi, Agata Lipari Galvagno per il biologico, Giosuè Catania per l’olivicolo, Vincenzo Chiofalo per le carni, Ettore Messina per il turismo, Giuseppe Vitale per la frutta secca e Salvatore Chiaramida per l’ortofrutta.
Una rappresentanza ampia, pensata per dare voce alle diverse anime di un sistema produttivo che spesso ha sofferto la frammentazione territoriale.
Dalla rappresentanza ai mercati
È proprio sul superamento delle divisioni che insiste Barone, secondo cui la fusione rappresenta una “scelta di sistema” destinata a costruire una piattaforma capace di tenere insieme dimensione locale e visione internazionale. Più rappresentanza, ma soprattutto più progettualità e capacità di attrarre risorse e generare sviluppo.
Il traguardo dichiarato è ambizioso: costruire una Comunità del Cibo Siciliano in cui competitività, sostenibilità e identità territoriale possano procedere nella stessa direzione, rafforzando il ruolo della Sicilia nella rete nazionale dei Distretti del Cibo.
Le prime azioni guardano già al mercato. È previsto infatti un piano di comunicazione integrato per portare le eccellenze dei territori sui mercati nazionali e internazionali, sostenere la digitalizzazione delle filiere e collegare sempre più strettamente agroalimentare e turismo.
Dal fare rete nasce anche il Biodistretto ionico-etneo
La stessa idea di aggregazione trova una declinazione territoriale concreta nel Biodistretto Agroecologico e Biosociale Ionico-Etneo, il cui Comitato promotore è stato costituito ad Acireale con la firma del protocollo tra dieci soggetti, fra aziende agricole, organizzazioni di produttori, associazioni, professionisti, ricerca e istituzioni.
Il progetto interessa 19 Comuni, dalle pendici sud-orientali dell’Etna alla costa ionica, su una superficie complessiva di oltre 40 mila ettari. Il Comune di Acireale è stato individuato come soggetto gestore nella fase che precede il riconoscimento giuridico da parte della Regione Siciliana.
Non si tratta soltanto di delimitare un’area a vocazione agricola. Il Biodistretto punta a costruire un modello di sviluppo fondato su agricoltura biologica e agroecologia, mettendo in relazione valorizzazione delle produzioni locali, tutela della biodiversità, ricerca scientifica, educazione alimentare e sostenibilità ambientale.
È, in fondo, la stessa grammatica del “fare sistema” che anima la rete C.I.B.O.: collegare imprese, istituzioni, associazioni e ricerca per trasformare le specificità dei territori in una leva di sviluppo. E proprio la costruzione di una rete stabile tra questi soggetti sarà uno dei compiti del Comitato promotore, chiamato nei prossimi mesi a promuovere animazione territoriale, informazione e formazione coinvolgendo anche scuole e cittadini.
Il Biodistretto Ionico-Etneo si muove sulla stessa traiettoria della rete C.I.B.O. puntando a trasformare sostenibilità e biodiversità in fattori di competitività. Due percorsi distinti, ma con un punto d’incontro preciso: la Sicilia agricola prova a superare la frammentazione e a fare della capacità di aggregarsi uno strumento per crescere.
Per la Sicilia del cibo, insomma, la parola d’ordine è fare sistema e trasformare la ricchezza delle singole filiere in una forza comune.
