Nero d’Avola, le mille sfumature di un vino iconico per la Sicilia

Nero d’Avola, le mille sfumature di un vino iconico per la Sicilia

Tra i viticoltori più anziani è più noto come “Calabrese”, ma pare sia stato portato in Sicilia dai greci. Oggi lo conosciamo con il nome di Nero d’Avola. Un nome che sottolinea l’importanza dell’estremo lembo della Sicilia a Sud Est come centro, se non origine, di antica coltivazione di questa cultivar. 

Dal bacino embrionale della Sicilia sud-orientale, il Nero d’Avola si è gradualmente diffuso in lungo e in largo in tutta la Sicilia. Alla fine del 1800, come si attesta dai bollettini ampelografici delle altre province siciliane, il vitigno si è diffuso in tutta l’Isola.

Oggi è presente in modo esteso in tutte le province ed è la cultivar più rappresentativa nei vigneti di Agrigento, Caltanissetta, Siracusa, Ragusa ed Enna, mentre a Palermo, Catania, Messina figura al secondo e a Trapani al terzo posto. È ormai considerato il vitigno a bacca rossa più importante della Sicilia. I numeri parlano da soli: con oltre 48 milioni di bottiglie certificate nel 2021, il Nero D’Avola Doc Sicilia conferma il trend positivo in atto dal 2018, quando le bottiglie erano circa 10 milioni.

Nero d’Avola, un vitigno e tante versioni di vino

I vini di Nero d’Avola in purezza sanno di tante cose: dalla liquirizia al tabacco fino al peperoncino, insieme a sentori di spezie e ciliegie. Il colore è rubino più o meno intenso, brillante, vivace, con riflessi violacei o granato. In più, grazie alla sua versatilità, riesce ad esprimersi in svariate sfumature tanto da trovare estimatori in ogni tipo di consumatore.

Ci sono le varianti che potremmo definire “pop” più “facili” e gradite a tutti, abbinabili anche a pietanze a base di pesce. Ma esistono anche le versioni più impegnative con qualche anno sulle spalle con cui celebrare una portata maestosa, dai ricettari di cucina tipica locale fino a quella di taglio internazionale. Insomma il Nero D’Avola è perfetto sia con un involtino di pesce spada alla messinese, che con un pollo al curry, o piatti della cucina spagnola. Il vitigno, a dimostrazione delle mille possibilità di declinarne l’enologia, viene anche e vinificato anche in bianco e spumantizzato con metodo Charmant.

Discovery Nero d’Avola

Le etichette in degustazione della 46 aziende che hanno partecipato l’incoming di tre giorni interamente dedicato al Nero D’Avola organizzato dal Consorzio Doc Sicilia tra Noto e Vittoria dal 22 al 24 novembre scorso, hanno messo in luce proprio l’estrema complessità e diversità che il Nero d’Avola riesce a esprimere in funzione delle numerose variabili (controllabili e incontrollabili) che entrano in gioco nella coltivazione del vigneto e nella trasformazione enologica.

Una immagine delle numerose visite aziendali

Agli oltre 40 giornalisti del vino la “Discovery Nero d’Avola”, grazie alle visite in cantina, alle degustazioni e alle masterclass “mirate”, ha fatto comprendere, ancora una volta, come e perchè la Sicilia viene spesso definita un continente enologico.

Due masterclass per mettere a fuoco tipologie di suolo e altitudine

E a proposito di masterclass, le due organizzate dal Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia e condotte dal sommelier Luigi Salvo e dall’agronomo Filippo Buttafuoco, hanno permesso di focalizzare, tra i molti aspetti curiosi e conclamati del vitigno, anche le particolari sfaccettature assunte dal Nero d’Avola in relazione alla composizione dei suoli e della posizione altimetrica degli impianti produttivi.

 «Il Nero D’Avola è un prodotto che esprime in modo universalmente apprezzato caratteristiche territoriali e culturali proprie dell’isola – sottolinea Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia – e sta senza dubbio fornendo un contributo prezioso nel far conoscere sempre di più con le sue eccellenze la Sicilia nel mondo».

Un momento della masterclass condotta da Luigi Salvo e Filippo Buttafuoco

I suoli, affermano gli esperti, influenzano il vino determinandone originalità, tipicità e carattere. Ciascuna tipologia di suolo (argilloso, sabbioso, calcareo, calcareo-argilloso, argilloso o limoso), insieme all’andamento pluviometrico, infatti, condiziona diversamente la crescita della vite. Su un substrato argilloso si ottiene grande struttura e pienezza di colore, aromi, consistenza: il vino avrà lunga longevità. Sul sabbioso prevarrà delicatezza e finezza, colore scarico e meno alcolicità. Sul calcareo si avrà una moderata struttura e una debole tannicità: i vini saranno freschi, eleganti e profumati, con matrice antocianica non marcata. Sul calcareo-argilloso si ottiene verticalità, eleganza con mineralità e struttura. Su matrici argillose e limose Il risultato è un vino carico, di buona struttura, ma meno “dritto”.

Altro fattore preso in considerazione per la masterclass tecnica, l’altitudine. Poichè il Nero d’Avola necessita di buone somme termiche per la maturazione ottimale, è preferibile (almeno per ora ma con i cambiamenti climatici in corso non si può dire) non superare i 650 metri: la vendemmia del Nero d’Avola si protrarrebbe troppo oltre e si corre il rischio che le piogge possano fare sviluppare muffe sgradite.

Sono le uve ottenute da media altitudine a regalare potenza ed eleganza al vino di Nero d’Avola. Le temperature medie più basse si traducono in acidità dei mosti e abbassamento di pH, due parametri che conferiscono al vino finezza ed eleganza. In quota, poi, si registrano rilevanti escursioni termiche. E sono proprio queste le responsabili di una maggiore sintesi aromatica. Sempre in quota, la radiazione solare è più diretta e questo ha un effetto più marcato sulla sintesi antocianica e polifenolica. Insomma, in quota si possono produrre vini colorati adatti all’invecchiamento.

La scelta ponderata dell’altitudine, secondo gli esperti è al momento l’espediente naturale migliore per contrastare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Soprattutto di quelli che incidono sul rialzo delle temperature medie stagionali. Ogni cento metri verso l’alto, infatti, si ha una variazione di -0,65 °C.

Ma c’è dell’altro…

Deve essere chiaro, però, che per “capire” i vini di Nero d’Avola non ci si deve fermare all’analisi di suolo e altitudine perchè entrano in gioco tantissimi altri fattori. Dall’andamento climatico alle tecniche di vinificazione passando per il biotipo del vitigno. Già il biotipo. Ne esistono quattro e sono stato individuati nel corso progetto «Valorizzazione vitigni autoctoni siciliani». Il tipo A diffuso nella Sicilia centro-meridionale presenta grappolo lungo, cilindrico con la  presenza di una o più ali di grandi dimensioni in alcuni casi come fosse un secondo grappolo di compattezza ridotta. C’è il tipo B che ha trovato “casa” nella Sicilia occidentale. Il grappolo è lungo, cilindrico raramente presente una o due ali di media compattezza. Nella Sicilia Sud-orientale prevale il biotipo B1 con grappolo di media lunghezza, conico, piramidale e compatto. Simile al B1, il B2 individuato sempre nella Sicilia Sud-orientale che presenta grappolo medio, conico e molto compatto. 

Con tanta variabilità genetica, climatica, colturale ed enologica, il Nero d’Avola, vitigno dal carattere impetuoso e attraente, si presenta plastico nelle sue manifestazioni e si rinnova a seconda delle esigenze del consumatore, riuscendo a stare al passo dei tempi, delle mode e dei gusti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *