Antifrode a Lipari, sequestrate dai Nas 13 tonnellate di capperi

Antifrode a Lipari, sequestrate dai Nas 13 tonnellate di capperi
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Ad appena un anno dal riconoscimento della Dop, a difesa del “cappero delle isole Eolie” arriva il primo sequestro di prodotto non tracciato. 

L’operazione antifrode che è stata condotta dai Nas di Catania ha riguardato una partita di 13 tonnellate arrivata non si sa da dove sull’arcipelago in grandi fusti e che avrebbe potuto essere posta in commercio sotto le mentite spoglie di “Cappero delle isole Eolie Dop”. 

La scoperta è avvenuta all’interno di una industria conserviera di Lipari autorizzata alla lavorazione e conservazione del cappero Dop, secondo il disciplinare approvato dall’Ue. Più piccola, invece, (300 chili) la partita sequestrata in azienda di commercializzazione con sede sempre a Lipari. 

«Con oltre 100mila chili di capperi stranieri importati in Italia nel solo primo semestre dell’anno è importante vigilare per combattere l’inganno delle importazioni spacciate come made in Italy», afferma Coldiretti in riferimento all’operazione dei carabinieri del Nas di Catania. «Il cappero a denominazione di origine controllata – sottolinea la Coldiretti – è un patrimonio da tutelare e la Sicilia può vantare la tutela oltre che del cappero delle Isole Eolie Dop anche di quello di Pantelleria Igp. Si tratta di produzioni uniche e distintive inserite in un contesto ambientale, territoriale e climatico unico che conferisce caratteristiche inimitabili che sono una componente alla base di patti tradizionale della dieta mediterranea».

Rinomato e ricercato per le sue qualità organolettiche conferite dal luogo di produzione, dal clima e dalle tecniche di produzione e conservazione, ed ingrediente spesso presente nella cucina siciliana, il cappero delle isole Eolie Dop ha ottenuto la protezione della Ue nel maggio dello scorso anno dopo un iter travagliato cominciato nel 2016 che ha visto la battaglia tra due fazioni: i produttori di Salina e quelli di tutto l’arcipelago. I primi rimasero spiazzati quando un nutrito gruppo di produttori dell’arcipelago, la maggior parte di Lipari, si costituì in associazione proprio per ottenere il riconoscimento comunitario che facesse riferimento a tutte le Eolie. I produttori della maggiore delle isole, invece, hanno sempre sostenuto che la Dop in questione dovesse chiamarsi “Cappero di Salina” perchè è proprio questa l’isola dell’arcipelago dove si concentra la maggior parte della produzione.

La battaglia legale alla fine fu vinta dai produttori delle altre isole dell’arcipelago e la Dop finì per riferirsi a tutto i capperi prodotti nelle Eolie.

Ancora prima e precisamente nel 1996, anno in cui il cappero di Pantelleria ottenne l’Igp, analoga proposta venne fatta per il prodotto dell’isola di Salina. Non se ne fece niente perchè i produttori non trovarono un accordo sul disciplinare e non riuscirono a riunirsi in un consorzio.

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