Via libera a nuovi e vecchi Ogm, produttori bio e contadini dicono no

Via libera a nuovi e vecchi Ogm, produttori bio e contadini dicono no
  •  
  •  
  •  
  •  
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  

Un fronte sempre più ampio di associazioni ambientaliste, organizzazioni dell’agricoltura biologica e contadina, e associazioni di consumatori, denuncia il tentativo del governo di aprire a nuovi e vecchi Ogm solo per favorire un ristrettissimo numero di imprese – la maggior parte grandi multinazionali – che vogliono ottenere il controllo delle filiere agroalimentari ed intendono mettere agricoltori e consumatori davanti al fatto compiuto, con prodotti brevettati, non tracciabili e privi di certezze qualitative, violando il “principio di precauzione” posto a garanzia della salute, dell’ambiente e della biodiversità, per di più in assenza di qualunque analisi d’impatto sul sistema agricolo nazionale. 

La denuncia già lanciata settimane fa, torna alla ribalta alla vigilia di una data importante. È atteso, infatti, per domani, 13 gennaio, il parere della Commissione Agricoltura della Camera sui quattro decreti proposti dal Ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, con cui verrebbe riorganizzato il sistema sementiero nazionale a seguito dell’aggiornamento delle misure fitosanitarie. Una riorganizzazione che, secondo il fronte degli agricoltori contadini, dei produttori bio, dei consumatori e degli ambientalisti, sarebbe solo un pretesto per sdoganare nuove disposizioni che aprirebbero la strada alla diffusione degli Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) e dei cosiddetti “nuovi Ogm” ottenuti tramite le Ntb, le New Breeding Techniques.

Le associazioni Acu, Aiab, Altragricoltura Bio, Ari, Ass. Agr. Biodinamica, Civiltà Contadina, Coord. Zero Ogm, Crocevia, Deafal, Égalité, European Consumers, European Coordination Via Campesina, Fair Watch, FederBio, Firab, Greenpeace, Isde, Legambiente, Lipu, Navdanya, Pro Natura, Slow Food, Terra!, Unaapi e Wwf) denunciano: “Già lo scorso 28 dicembre in sordina e durante una seduta a ranghi ridotti per le festività, la Commissione Agricoltura del Senato ha espresso parere favorevole sui quattro decreti che, di fatto, permettono la sperimentazione in campo non tracciabile di varietà di sementi e materiale di moltiplicazione ottenuti con le “nuove tecniche di miglioramento genetico” (Nbt) che, come ha confermato la sentenza del 2018 della Corte Europea di Giustizia, sono a tutti gli effetti Ogm e come tali devono sottostare alle normative europee esistenti in materia”. 

Il nodo del genome editing

L’allarme è grave : “Se la Commissione Agricoltura della Camera – prosegue la nota – prenderà la stessa decisione di quella del Senato, Dop, Igp, vini di qualità, produzione biologica, prodotti dei territori, varietà locali e tradizionali potranno essere contaminate da prodotti ottenuti con le nuove tecniche di genome editing (Nbt) che non saranno etichettati come Ogm e quindi saranno irriconoscibili per i consumatori. Ne risulterà che coloro che vorranno prodotti “Gmo-free” garantiti, per esempio nell’export, rifiuteranno anche i prodotti etichettati come “non-Ogm” per mancanza di certezze. Chi pagherà i danni? Di fatto, con questi decreti, le sanzioni per il rilascio ambientale di Ogm sono esigue e, oltre a non avere funzione deterrente, aprono alla possibilità immediata di sperimentazione in pieno campo”. 

In realtà – spiegano le associazioni – ci sarebbe l’obbligo di adeguare la normativa soltanto se si prevedesse di accettare la coltivazione di varietà Ogm, cosa che la legislazione italiana attuale esclude esplicitamente. Scelta che si estende alle nuove tecniche di correzione del genoma (genome editing), grazie alla sentenza esecutiva della Corte europea di Giustizia la quale nel 2018 ha stabilito che “Gli organismi ottenuti mediante tecniche o metodi di mutagenesi devono essere considerati come Ogm ai sensi dell’articolo 2, punto 2, della direttiva 2001/18…”. 

In gioco i diritti propri del sistema sementiero contadino?

È grave inoltre – si continua a leggere nella nota – che praticamente alla chetichella i decreti proposti aboliscano, insieme al diritto alla risemina, i diritti propri del sistema sementiero contadino, violando così l’articolo 9 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche e per l’alimentazione e l’agricoltura (Itpgrfa) che non comporta limitazioni del diritto degli agricoltori di conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi o materiale di moltiplicazione. 

L’appello ai deputati

In vista del voto della Commissione agricoltura della Camera le associazioni lanciano un appello ai decisori politici: “Da due decenni siamo mobilitati per tenere i nostri campi liberi da Ogm, mantenere in capo alle aziende la possibilità di produrre le proprie sementi e dare impulso al nostro sistema agricolo. Contrasteremo in ogni sede anche questo maldestro e subdolo attacco alla nostra filiera agroalimentare, la cui competitività deriva da ciò che la biodiversità coltivata è in grado di esprimere; chiediamo l’immediata esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla natura Ogm dei mutanti Nbt ed il pieno rispetto del Trattato sulle risorse genetiche e ci appelliamo ai deputati della Commissione Agricoltura affinché si esprimano contro i decreti, in quanto privi di qualsiasi reale o urgente motivazione. La discussione su scelte strategiche come quelle sugli Ogm e Nbt deve svilupparsi su tavoli trasparenti e partecipati, e al riparo dalle ingerenze delle lobby biotech”.

Il ministro Bellanova cerca di tranquillizzare

Dal canto suo il ministro Teresa Bellanova rassicura e butta acqua sul fuoco: «L’Italia ha già detto il no agli Ogm nel contesto delle norme pertinenti e questa posizione non è in discussione. Sono, quindi, del tutto infondate le dichiarazioni allarmistiche in tema di apertura agli Ogm derivante dall’approvazione dei decreti legislativi di riordino delle norme dei settori delle sementi, dei materiali di moltiplicazione di fruttiferi e ortive e della vite». E spiega: «I provvedimenti approvati in Conferenza Stato-Regioni e adesso all’esame della Commissione Agricoltura della Camera, hanno come unica ed esclusiva finalità quella di accorpare articoli esistenti e già in vigore che riguardano esclusivamente le fasi di registrazione e commercializzazione di sementi e altri materiali di riproduzione, come previsto dalla legislazione europea che siamo chiamati a recepire in quanto Stato membro della Ue».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti sei iscritto con successo alla newsletter

C'è stato un errore mentre tentavi di inviare la richiesta. Per favore, riprova

Sicilia Verde Magazine utilizzerà le informazioni fornite in questo modulo per essere in contatto con te e per fornire aggiornamenti e marketing