Fatturato in crescita per Dop e Igp italiane, ma la Sicilia non è tra le prime

Fatturato in crescita per Dop e Igp italiane, ma la Sicilia non è tra le prime
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Vale poco meno di 17 miliardi e nel 2019 ha fatto segnare un + 4,2%. È il fatturato sviluppato dalle produzioni italiane di qualità a marchio territoriale Dop e Igp. Di questi 17 miliardi, 9,2 sono riferibili al vitivinicolo imbottigliato, i restanti 7,7 alle filiere del cibo.

Buona parte di questi fatturati importanti sono legati alle grandi produzioni certificate – tra cui spiccano Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Prosciutto di Parma – ma cominciano a farsi strada anche le nuove Dop e Igp: solo nel comparto del cibo, mezzo miliardo di valore alla produzione è da attribuire a indicazioni geografiche certificate e riconosciute a partire dal 2010.

Il trend è in crescita ormai da dieci anni – solo nel 2018 era stato messo a segno un +6% – ed ormai le produzioni di qualità a marchio territoriale contribuiscono per il 19% al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale.

Dop e Igp

I numeri snocciolati nel corso della presentazione dell’ultimo rapporto Ismea-Qualivita 2020 svoltasi online lo scorso 11 dicembre, sottolineano come l’Italia sia leader in questo segmento. Al Bel Paese, infatti, appartengono ben 838 prodotti tutelati dei 3.123 prodotti Dop Igp Sto esistenti nel mondo. Ma è bene ricordare che le produzioni agroalimentari di qualità a marchio territoriale sono una realtà quasi esclusivamente europea: 3.093 sono registrati nei Paesi Ue e solo 30 sono riconosciute in Paesi extra comunitari.

Dop e Igp

La Sicilia cresce nella categoria cibo, ma non nel vino

Cresce il valore del fatturato in 17 regioni con il Nord Italia a fare da traino. La Sicilia, però, non riesce a stare al passo anche se anche l’isola mette a segno qualche risultato soprattutto nella categoria cibo (+21,8%) che però risulta in parte vanificato dal risultato non brillante del vino (-10%).

Il 65% del valore produttivo delle filiere a Dop e Igt è concentrato in Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte. Nessun prodotto siciliano tra i primi 15 nella classifica per volume d’affari della categoria cibo. Due, invece, nella categoria vino: Doc Sicilia (11°posto) e Igt Terre Siciliane (14° posto). Entrambi però con un preoccupante segno meno in termini di fatturato, circostanza che non può essere attribuita al Covid che nel 2019 ancora non c’era. La Doc Sicilia ha fatto registrare un -19,1% e l’Igt Terre Siciliane un -30,3%

Gli agrumi spingono la Sicilia ortofrutticola ai vertici

Fra le indicazioni geografiche dell’ortofrutta, dove la parte del leone tocca al comprato melicolo, bene il valore alla produzione Dop e Igp di agrumi (+34%) che con 43 milioni di euro di fatturato fa piazzare la Sicilia seconda dopo il Trentino che di milioni ne fattura, invece, ben 140.

La Sicilia dell’olio extravergine di oliva

Interessanti le performance dell’olio extravergine di oliva. Anche se quella del 2019 verrà ricordata come una delle annate peggiori in termini produttivi – circostanza che si è ovviamente riverberata anche sulla quantità di prodotto certificato – il rapporto Qualivita-Ismea inserisce due filiere siciliane nelle prime cinque Dop e Igt per valore alla produzione che insieme valgono 59 milioni di euro: insieme a Toscano Igp, Terra di Bari Dop, Riviera Ligure Dop, ci sono Val di Mazara Dop e Sicilia Igp.

L’assessore Bandiera si ritiene soddisfatto

L’assessore Bandiera preferisce sottolineare uno dei pochi dati positivi che riguardano la Sicilia contenuti nel rapporto Rapporto Ismea-Qualivita 2020. «Dal rapporto – afferma l’assessore – risulta che la Sicilia si piazza al primo posto tra le regioni italiane per crescita, in termini di percentuale, del valore della produzione certificata dei prodotti Dop e Igp del settore del Food». Ma la crescita in termini percentuali, si sa, non dice tutto. Questo dato percentuale, tradotto in vile pecunia significa che il valore della produzione passa dai 53 milioni di euro del 2018, ai 65 milioni di euro dell’ultima rilevazione del 2019. Ben poca cosa, dunque, rispetto ai numeri di Veneto (3.946 milioni di euro) e Emilia Romagna (3.519 milioni di euro) che hanno all’attivo prodotti importanti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Prosecco.

I numeri della Sicilia poi, dovrebbero fare riflettere anche sulla debolezza del sistema produttivo, soprattutto alla luce di un altro primato riconosciuto alla Sicilia dal Rapporto Ismea-Qualivita 2020, ovvero la conquista del terzo posto, in Italia, per numero di prodotti Dop e Igp nel settore del food. Sono 34, in totale, i prodotti a marchio della Regione Siciliana, con ben 4.394 operatori all’attivo.

«Soltanto in questo anno – ricorda l’assessore – sono stati registrati 3 prodotti a marchio di qualità presso l’Unione Europea: Cappero delle Eolie, Provola dei Nebrodi e Limone dell’Etna; mentre per altri 2 prodotti (pistacchio di Raffadali e pesca di Delia) è in istruttoria il dossier, presso gli uffici della Commissione europea».

«Questo importante primato – aggiunge con soddisfazione l’assessore all’Agricoltura – conferma la bontà del percorso che fin dall’insediamento del Governo Musumeci, abbiamo intrapreso. Soltanto attraverso la valorizzazione delle nostre produzioni, la nostra agricoltura può produrre ricchezza e crescere in valore e occupazione degli addetti. È questa la nostra ricetta ed a questa continuiamo costantemente a lavorare, da oggi forti del primato nazionale che ci viene riconosciuto».

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