Siccagno, il pomodoro della Rinascita con il marchio “Rosso Siculo”

Siccagno, il pomodoro della Rinascita con il marchio “Rosso Siculo”
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La coop Rinascita di Valledolmo, pur tra alterne vicende, fin dalla sua nascita avvenuta negli anni ’70, è stata un punto di riferimento per gli agricoltori delle basse Madonie dediti alla coltivazione del pomodoro siccagno. Per il movimento cooperativo un simbolo di longevità e soprattuto di resistenza o, come oggi si preferisce dire, di resilienza. 

Nuovo corso nella gestione, ma stessa qualità

Oggi la coop di Valledolmo punta al processo indicato dal proprio nome, ovvero la rinascita. Si tratta della rinascita di un comparto agricolo da sempre considerato povero e residuale e di una comunità che punta ora alle produzioni di eccellenza. Lo fa con sotto la guida di Vincenzo Pisa, il giovane discendente di autorevole socio che ben 50 anni fa insieme ad altri “compagni” contadini, fondò la cooperativa a Valledolmo, nelle basse Madonie.

pomodoro siccagno

Nel nuovo corso di Rinascita nessun cambiamento sostanziale nel modo di produrre e trasformare il pomodoro siccagno. Un pomodoro che si ottiene, come un tempo, impiegando il lavoro manuale: tutte le operazioni colturali, dal trapianto alla raccolta, vengono, infatti, sono svolte a mano. Ciascuna pianta, poi, non essendo irrigata, presenta pochi frutti. Per questo gli elementi organolettici e nutritivi – vitamine tra cui la A e la C, zuccheri e antiossidanti come il prezioso licopene – sono altamente concentrati. 

Il siccagno, una tecnica che si tramanda da generazioni

Non sono molte le varietà che è possibile coltivare in regime “siccagno”. In primo luogo c’è l’ecotipo locale Pizzutello, frutto di selezione naturale e non delle ibridazioni delle multinazionali delle sementi con semi che si sono tramandati di padre in figlio e da un anno all’altro. Si prestano anche il Supermatch, il Brigade, il Missouri, il Frassino, un datterino molto resistente all’aridocultura e alle malattie fungine.

Le piantine di pomodoro vengono trapiantate tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio e, in questa fase, ricevono circa 300 centilitri di acqua, quanto basta per farle attecchire. Questa, di norma, è l’unica acqua che riceve la pianta. Dopo circa 15 giorni si procede alla zappatura del terreno; seguono le fasi di rincalzatura finalizzate a ridurre l’evaporazione dell’acqua dal terreno. Se occorre, si effettuano i trattamenti anticrittogamici, ma solo quelli a base di zolfo. Tutto il resto lo fanno il sole, il clima e la natura dei terreni che favoriscono la crescita della pianta e la maturazione di frutti di alta qualità.

La prima raccolta a mano avviene già a fine luglio e si protrae per almeno due mesi. La pianta, coltivata in asciutto, produce frutti che maturano in maniera scalare, quindi anche la raccolta deve avvenire in maniera scalare e per questo può essere fatta solo a mano.

lavorazione pomodoro siccagno

Il pomodoro che viene lavorato nello stabilimento della Rinascita (entro 24 ore dalla raccolta) è ottenuto per buona parte da coltivazioni bio anche se non è possibile ancora indicarlo in etichetta. Proprio per questo i soci hanno in programma di attivare presto anche una linea bio.

Grazie all’innata resistenza e rusticità insita nel proprio patrimonio genetico, ai metodi di coltivazione (senza irrigazione) e all’altitudine (i campi si trovano mediamente a 8oo metri sul livello del mare), la pianta del pomodoro siccagno riesce a difendersi dagli attacchi dei principali e più temibili parassiti, Tuta absoluta in testa. 

Pochi soci per un prodotto di nicchia

La coop riparte da una base sociale ristretta: venti soci in tutto per un totale di poco meno di 80 ettari distribuiti nei comuni dell’entroterra siciliano: Valledolmo, Sclafani Bagni, Alia, Vallelunga e Villalba. Qui, nel 2020, sono stati raccolti 7 mila quintali di pomodoro siccagno. Produzioni ridotte, dunque, praticamente di nicchia. «Quella del 2020 è stata un’ottima annata, al di sopra delle nostre aspettative: le poche piogge e la conseguente bassissima frequenza di infestazioni e malattie fungine ha regalato un pomodoro con maggiore concentrazione di licopene e di zuccheri. Un frutto sano, dal colore rosso tipico intenso, con odore di pomodoro fresco, non acidulo e sapore tipico ed omogeneo, molto dolce e di ottima persistenza», ha affermato Vincenzo Pisa, presidente della Cooperativa Rinascita di Valledolmo durante un insolita conferenza stampa con assaggio del prodotto (così come si trova nelle confezioni) che si è svolta all’aperto a Palermo in via Principe di Belmonte nel dehor del caffè Spinnato.

pomodoro siccagno
Il presidente della Coop Rinascita, Vincenzo Pisa

Ottime le performance e le aspettative della cooperativa: «Siamo giunti ad un fatturato di 1 milione di euro – ha riferito Pisa – la domanda del prodotto cresce del 20 per cento di anno in anno. E abbiamo superato 1 milione di pezzi trasformati e commercializzati, tra bottiglie di passate, concentrato di pomodoro e pomodoro secco». 

pomodoro siccagno lavorazione

I trasformati della coop di Valledolmo

Tre i prodotti: passata (densa, profumata, dall’altissima resa), i pelati (sbucciati a mano) e il capuliato, il pomodoro seccato al sole, fatto a pezzetti e conservato in olio d’oliva extravergine. Prossimamente in commercio anche i cristalli di pomodoro siccagno fatti con il prodotto disidratato e pensati per l’alta ristorazione. «Esattamente come la linea Rosso Siculo, il top di gamma – ha spiegato Pisa – per la quale usiamo varietà locali, tra le quali il Pizzutello, presidio Slow Food». Un progetto, quello di Rosso Siculo, nato dalla partnership che Rinascita ha realizzato con D’Agò Srl, una giovane società (nata nel 2018) che vuole diventare un punto di riferimento nella commercializzazione di prodotti gastronomici italiani esclusivi.

siccagno

Per la linea “Rosso Siculo“, ultima nata tra le produzioni della coop Rinascita, il volume nel 2020 è aumentato del 100 per cento, passando dai 10 mila pezzi ai 20 mila, arrivando a rappresentare circa il 10 per cento del trasformato della struttura di Valledolmo con impianti nel territorio del limitrofo comune di Chiusa Sclafani. 

Agli inizi del 2007 la Cooperativa produceva circa 50 mila pezzi. Nel 2015 registrava un fatturato di circa 500 mila euro. Oggi raggiunge il milione e si pone l’obiettivo di raddoppiare la produzione nel 2021.

Alta qualità e prezzi conseguenti

Il prodotto finito di alta fascia viene venduto al dettaglio a 1 euro e sessanta nel caso della passata da 700 grammi e a 2 euro e cinquanta nel caso dei pelati in confezione da 700 grammi. Il 60 per cento della produzione viene collocato nella catene di distribuzione del Nord Italia, in negozi specializzati in Francia, Germania e Italia, mentre la restante parte viene venduta a livello regionale. La cooperativa collabora con Libera Terra, società consortile contro le mafie.

«Per il pomodoro conferito dai soci – ha aggiunto il presidente della Rinascita – la cooperativa riconosce 30 centesimi al chilogrammo se in convenzionale, e 40 centesimi se in biologico». E poi una nota di vanto per quanto riguarda l’occupazione, nota sempre dolente per la Sicilia e per le sue aree interne: nello stabilimento di Sclafani Bagni realizzato nel 2003 lavorano 30 operai stagionali con età media di 35 anni. 

Sulle migliori pizze della Sicilia

E infine il fiore all’occhiello: il gradimento di pizzaioli e patron di pizzerie di alta fascia. In Sicilia (e non solo) sono convinti che il Pizzutello con cui si fanno i pelati a marchio Rosso Siculo sia addirittura superiore al San Marzano Dop. E se lo dicono loro, c’è da crederci.

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