Dazi Usa: vino, pasta e olio indenni da revisione, ma restano per i formaggi
Donald Trump, per questa volta, ha deciso di non penalizzare altri prodotti italiani. Così l’Italia, dopo l’ultima revisione delle liste di merci Ue colpite dai dazi Usa, può tirare un sospiro di sollievo.
Si salvano dalle tariffe vino, olio e pasta, che nelle scorse settimane avevano tremato. Cia-Agricoltori Italiani ritiene indispensabile continuare l’azione politico-diplomatica che ha portato all’esito positivo odierno e chiede nuove soluzioni negoziali che azzerino la stangata ancora in vigore (+25%) imposta su formaggi, salumi e liquori italiani. Le tariffe aggiuntive entrate in vigore lo scorso 18 ottobre hanno colpito specialità italiane come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi, agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.
«È un’ottima notizia – dichiara il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – perché l’inasprimento dei dazi avrebbe posto un ostacolo in più sulla strada verso la piena ripresa del sistema agroalimentare italiano dopo l’emergenza sanitaria».
Gli Stati Uniti sono il primo mercato extraeuropeo per i prodotti agroalimentari tricolori per un valore che nel 2019 è risultato pari a 4,7 miliardi, con un ulteriore aumento del 4,8% nei primi sei mesi del 2020, anche se a giugno le difficoltà causate dal coronavirus hanno fatto segnare una inversione di tendenza (-0,9%). Confagricoltura ricorda che i vini, da soli, incidono sul totale per 1,5 miliardi.
«È anche importante rilevare che gli Stati Uniti hanno formalmente espresso la disponibilità a negoziare con la Ue un accordo che metta fine al contenzioso ultradecennale sugli aiuti pubblici ai gruppi Airbus e Boeing», aggiunge il presidente di Confagricoltura. Una disponibilità che secondo Giansanti, va colta con la massima urgenza da parte della Commissione europea, per raggiungere un’intesa che consenta di eliminare i dazi che gravano sui nostri prodotti dall’ottobre dello scorso anno.
Le nuove modifiche introdotte colpiscono maggiormente Francia e Germania, mentre risparmiano, oltre all’Italia, il Regno Unito (in negoziato bilaterale con gli Usa) e la Grecia, che è stata tolta dalla lista dei paesi colpiti da dazi sui formaggi.
«Serve lavorare a livello europeo – spiega il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino – per salvaguardare il nostro sistema agroalimentare, che soffre a causa delle conseguenze della pandemia. La contrazione dei consumi interni di Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola è stato, infatti, un ulteriore colpo per queste eccellenze italiane, già vittime della politica protezionistica statunitense attivata lo scorso 18 ottobre».
Prima dell’introduzioni dei dazi, l’annata era stata caratterizzata da un boom di vendite tricolori negli Usa, con 3,9 miliardi di euro e un aumento del 12%, molto maggiore degli altri mercati Ue (media del +2%). Nel 2019 l’Italia ha spedito 4,2 miliardi di euro sul mercato statunitense e il 10% delle esportazioni agroalimentari italiane sono approdate sulle tavole dei consumatori a stelle e strisce.
Cia-Agricoltori Italiani manifesta preoccupazione anche per i nuovi dazi annunciati su prodotti della Francia e della Germania. «Anche quelli imposti alle merci francesi e tedesche – conclude Scanavino – non potranno non avere ripercussioni sui prodotti made in Italy: la chiusura dello sbocco Usa per quelle merci creerà necessariamente una sovraofferta nel mercato interno. Restiamo, comunque, fiduciosi che il lavoro negoziale del Commissario Hogan con l’amministrazione Usa possa risolvere una volta per tutte questa lunga guerra commerciale, anche in vista dell’atteso verdetto dell’arbitrato Wto sulla controversia Boeing che, a meno di sorprese, dovrebbe risolversi in modo positivo per l’Europa».
