Sanatoria utile solo al racket, un permesso falso ora costa cinquemila euro
Con la maxi-sanatoria per i migranti varata nelle scorse settimane, il governo Conte un risultato sicuro l’ha già raggiunto, quello di fare incrementare gli affari del racket che gestisce il caporalato e il business dell’immigrazione clandestina. Secondo quanto pubblicato da un’inchiesta giornalistica di Repubblica, il provvedimento legislativo che nelle intenzioni del ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, doveva portare all’emersione e alla regolarizzazione del lavoro nero soprattutto nelle campagne, altro non è servito finora che a fare aumentare il prezzo dei permessi di lavoro falsi che consentirebbero all’immigrato l’immediata regolarizzazione: il loro costo infatti è passato da 3mila a 5mila euro, grazie alla nuova legge che accelera le procedure di inquadramento lavorativo. Tutto denaro fresco fresco che finisce nelle casse del racket dell’immigrazione clandestina.
E ancora più beffardo appare il fatto che la sanatoria, quella vera e regolare, finora abbia dato numeri irrisori: nei primi cinque giorni le domande presentate sono state meno di 10mila, a fronte di oltre 60mila accessi alla piattaforma per le informazioni. Un flop, insomma. Aggravato dal fatto che questa maxi-sanatoria, nata principalmente per fronteggiare la mancanza di manodopera nelle campagne, si è indirizzata per lo più verso la regolarizzazione di colf e badanti. Braccianti agricoli, in pratica, molto pochi.
Ma affari del racket a parte, nei giorni scorsi alcuni sindacalisti che operano a contatto con le realtà agricole del Meridione, hanno lanciato l’allarme: «Specialmente in questo momento – hanno spiegato – molti datori di lavoro non intendono regolarizzare nessuno, poiché si tratterebbe di affrontare costi troppo elevati». Ma non è solo questo. Vi sono infatti migliaia di lavoratori che restano comunque esclusi dalla sanatoria, in quanto in possesso di permessi di soggiorno già scaduti prima della data prevista del 31 ottobre 2019.
Per fortuna, le organizzazioni agricole nelle scorse settimane avevano già pensato ad affrontare il problema della mancanza di manodopera nelle campagne, dotandosi di apposite piattaforme online per il reclutamento di nuovi braccianti. Cosa che ha funzionato, e ha permesso in molte regioni di avviare in tempo la raccolta dei prodotti.
