Ecco le misure inserite nel Dl “Rilancio” per il comparto vitivinicolo

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Brusco calo dell’export e perdurante chiusura di ristoranti, bar ed enoteche nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus, mettono a rischio la sopravvivenza del settore vitivinicolo che in Italia conta ben 1,3 milioni di addetti. Con 356mila aziende, 650mila ettari vitati, 50 milioni di ettolitri e un valore di 13 miliardi di euro, il comparto vitivinicolo è una delle eccellenze nazionali più rappresentative, non soltanto per il primato mondiale di volumi produttivi ma per il significato che tutto ciò rappresenta in termini economici, occupazionali, culturali e paesaggistici.

Timori per la tenuta del comparto vitivinicolo

Il timore per un comparto che rappresenta una così grande fetta dell’agroalimentare made in Italy, è espresso da Confagricoltura ma è condiviso anche dalle altre organizzazioni agricole. «La maggior parte delle piccole e medie imprese vitivinicole italiane – spiega il presidente della Federazione Vino di Confagricoltura, Federico Castelluccinon serve la grande distribuzione, ma ha come principali canali di riferimento quello tradizionale e quello della vendita diretta in azienda, anche negli agriturismi, di fatto bloccati dalle restrizioni del lockdown». «Il tracollo del settore vino – continua – avrebbe conseguenze nefaste per l’economia del Paese, con gravi perdite occupazionali e anche per l’ambiente, con alcune aree vitate che potrebbero essere abbandonate senza alternative sostenibili».

A fare eco è Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani: «Il vino italiano rischia seriamente il tracollo. Ad aggravare la situazione, la possibilità ventilata dalla Francia di intervenire con fondi propri per sostenere misure di ritiro, e più specificamente di distillazione, anche per le produzioni di qualità».

Nel Dl “Rilancio” fondi per la vendemmia verde

Le richieste di aiuto sono pressoché unanimi: occorrono interventi urgenti da parte del governo nazionale e dell’Ue per evitare una crisi del settore senza precedenti. E i dati parlano chiaro. Confagricoltura evidenzia, infatti, che il 35% del vino è consumato nel canale HoReCa che assorbe il 55% del valore del comparto. Il lockdown di queste attività fino a inizio giugno, sommato al mancato recupero crediti degli ultimi mesi di vendite, farà perdere oltre il 40% del fatturato delle aziende. 

Nella bozza del decreto legge “Rilancio”, la prima risposta del governo all’Sos del mondo vitivinicolo: 200 milioni di euro per l’anno 2020 alla pratica delle vendemmia verde. La misura riguarderebbe solo le uve destinate a vini Doc e Igt e sarebbe destinata alle imprese viticole obbligate alla tenuta del registro telematico. La riduzione di produzione di uve da vinificare non può essere inferiore al 20% rispetto al valore medio delle quantità prodotte negli ultimi cinque anni.

Disco verde alla distillazione di crisi

A questa misura finanziata con fondi nazionali si aggiungerebbe la distillazione di crisi da finanziare con fondi Ue, rimodulando gli interventi previsti dall’Organizzazione comune di mercato (Ocm) del vino.

Nella bozza della norma dedicato al settore vitivinicolo non c’è traccia, invece, dell’intervento richiesto dal fronte dei vignaioli ideatori del movimento #ilvinononsiferma che, al posto della distillazione di crisi, preferirebbero interventi a sostegno dello stoccaggio privato.

Più tempo per impianti e reimpianti dei vigneti

Nel frattempo è arrivata un’importante notizia per i viticoltori impegnati con le misure investimento dell’Ocm vino e alle prese con problemi logistici e la carenza di forza lavoro causati della pandemia del Coronavirus. La Commissione europea ha deciso di prorogare di 12 mesi la validità delle autorizzazioni per nuovi impianti o reimpianti di vigneti in Europa che sono scadute o scadranno nel 2020.

Inoltre, una proroga di 12 mesi è autorizzata per i viticoltori che hanno ottenuto dai loro Stati membri le autorizzazioni per un reimpianto anticipato delle vigne e l’estirpazione deve essere effettuata al più tardi nel corso del 2020.

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