Addio a Giovanni Liotta, maestro della lotta biologica integrata

Addio a Giovanni Liotta, maestro della lotta biologica integrata

Con la scomparsa del professor Giovanni Liotta, avvenuta oggi, 13 luglio, la Sicilia perde una delle figure più autorevoli dell’entomologia agraria italiana e uno dei protagonisti della nascita della moderna difesa biologica delle colture. Docente ordinario di Entomologia agraria all’Università degli Studi di Palermo, da tempo in pensione, Liotta lascia un’eredità scientifica e umana che continua a vivere nel lavoro di centinaia di tecnici, ricercatori, docenti e professionisti del settore agricolo.

Un pioniere della lotta biologica

Nato a Racalmuto in provincia di Agrigento, classe 1935, Giovanni Liotta è stato tra i primi studiosi italiani a dedicare la propria attività scientifica alla lotta biologica, allo studio degli equilibri ecologici degli agroecosistemi e alle strategie di difesa delle colture fondate sui processi naturali anziché sull’impiego sistematico della chimica. La sua attività di ricerca, documentata anche nell’archivio scientifico dell’Università di Palermo, ha contribuito allo sviluppo di approcci innovativi nella protezione delle piante e nella gestione sostenibile degli ecosistemi agricoli.

Quando questi temi erano ancora patrimonio di una ristretta comunità scientifica, Liotta aveva già intuito che il futuro dell’agricoltura sarebbe passato attraverso la conoscenza delle relazioni tra gli organismi viventi e il rispetto degli equilibri naturali. Una visione che oggi costituisce uno dei pilastri dell’agricoltura biologica, dell’agroecologia e delle moderne strategie di difesa integrata.

Il professore che formava prima le persone

Per generazioni di studenti della Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo, Giovanni Liotta non è stato soltanto un docente. È stato un Maestro nel significato più autentico della parola.

Le sue lezioni non si limitavano alla classificazione degli insetti o alle tecniche di controllo dei fitofagi. Invitavano a osservare la Natura come un sistema complesso di relazioni, dove ogni organismo svolge una funzione e ogni equilibrio merita rispetto.

Rigore scientifico e profonda sensibilità umana convivevano nella sua idea di ricerca. Per Liotta comprendere la Natura significava anzitutto comprenderne le connessioni, gli equilibri biologici e il valore etico, ricercando sempre un rapporto armonico tra attività umana ed ecosistemi.

Un insegnamento che ha accompagnato il percorso professionale di numerosi agronomi, tecnici di campo, ricercatori e docenti universitari, molti dei quali hanno continuato a sviluppare quella cultura della sostenibilità che oggi rappresenta una delle principali sfide dell’agricoltura.

Un’eredità che guarda al futuro

Il pensiero del professor Liotta appare oggi più attuale che mai. In un’epoca in cui il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la necessità di ridurre l’impatto ambientale impongono nuovi modelli produttivi, la sua visione dell’agricoltura come equilibrio tra uomo e Natura assume un valore ancora più profondo.

Prima ancora che il termine “agroecologia” entrasse nel linguaggio comune, Giovanni Liotta ne interpretava già i principi attraverso la ricerca, la didattica e il confronto continuo con il territorio. La sua eredità non è racchiusa soltanto nelle pubblicazioni scientifiche o nei progetti di ricerca che ha coordinato. Vive soprattutto nelle persone che ha formato e nel modo diverso di osservare il mondo naturale che ha trasmesso ai suoi allievi.

Con la sua scomparsa la comunità scientifica e il mondo agricolo perdono uno studioso di assoluto valore. Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo conserva però un insegnamento destinato a rimanere: la conoscenza non consiste nell’accumulare informazioni, ma nel comprendere le relazioni che legano tutti gli esseri viventi e nel costruire, con responsabilità e rispetto, un rapporto equilibrato tra uomo e Natura.

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