Rete Mediterranea di Agroecologia, Valentina Palmeri presidente

Rete Mediterranea di Agroecologia, Valentina Palmeri presidente

La transizione agroecologica nel Mediterraneo parla sempre più siciliano. Valentina Palmeri, già deputata dell’Assemblea Regionale Siciliana, è stata eletta presidente della Rete Mediterranea di Agroecologia (AEMED) per il triennio 2026–2029. Un passaggio che segna non solo un cambio di guida, ma un’accelerazione politica e culturale su un tema che incrocia agricoltura, ambiente e sviluppo territoriale.

L’elezione arriva in un momento chiave per l’agricoltura dell’area mediterranea, alle prese con cambiamenti climatici sempre più estremi, crisi idriche ricorrenti, impoverimento dei suoli e perdita di biodiversità. In questo contesto, l’agroecologia non è più una parola di nicchia, ma un paradigma produttivo che punta a integrare sostenibilità ambientale, equità sociale e redditività aziendale.

Il precedente siciliano: una legge apripista

Il nome di Palmeri è legato a un passaggio normativo che ha fatto scuola. Durante il suo mandato all’Ars è stata promotrice del disegno di legge sfociato nella Legge Regionale n. 21/2021 della Regione Siciliana, la prima normativa regionale interamente dedicata all’agroecologia in Italia e in Europa.

La legge ha introdotto strumenti per la promozione di pratiche agricole sostenibili, la tutela della biodiversità agraria e naturale, il contrasto alla desertificazione – tema particolarmente sensibile in Sicilia – e interventi di riforestazione. Non solo: ha previsto misure di sostegno ai produttori impegnati nella transizione agroecologica, riconoscendo il valore economico e ambientale di chi investe in modelli produttivi più resilienti.

Un impianto normativo che ha anticipato, in parte, le traiettorie del Green Deal europeo e delle strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030, offrendo una cornice politica chiara a un processo che spesso nasce dal basso, nelle aziende agricole e nei territori rurali.

AEMED: una rete tra sponde diverse

La Rete Mediterranea di Agroecologia nasce con un obiettivo preciso: costruire un ponte operativo tra territori, istituzioni, agricoltori, ricercatori e organizzazioni della società civile nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Un’area accomunata da fragilità climatiche, colture tipiche ad alto valore identitario e una forte pressione sulle risorse naturali.

Tra le finalità della rete figurano lo scambio di conoscenze e buone pratiche, la promozione della formazione e della ricerca partecipativa, oltre al sostegno a politiche pubbliche coerenti con i principi dell’agroecologia. In altre parole: creare massa critica per incidere realmente sui modelli produttivi e sulle scelte istituzionali.

Con la presidenza Palmeri, l’asse si rafforza sul piano del coordinamento politico. L’esperienza maturata in ambito legislativo regionale rappresenta un valore aggiunto per dialogare con governi, enti locali e istituzioni sovranazionali. Il Mediterraneo, infatti, è un mosaico di sistemi agricoli molto diversi tra loro, ma accomunati dalla necessità di adattarsi rapidamente a scenari climatici e di mercato sempre più instabili.

Una sfida che parla alle imprese

Per il mondo produttivo – agricoltori, cooperative, organizzazioni di produttori – la partita non è solo ambientale ma anche economica. La transizione agroecologica implica innovazione tecnica, riorganizzazione aziendale, nuove filiere e, spesso, investimenti iniziali significativi. Ma apre anche opportunità: maggiore resilienza, riduzione dei costi legati agli input chimici, valorizzazione delle produzioni locali e accesso a mercati sensibili alla sostenibilità.

In questo quadro, la Rete Mediterranea può diventare un laboratorio di sperimentazione condivisa: dalla gestione sostenibile dell’acqua all’agroforestazione, dalle rotazioni colturali avanzate alla valorizzazione delle varietà autoctone. Il Mediterraneo, da area fragile, può trasformarsi in piattaforma di innovazione agroecologica.

L’elezione di Valentina Palmeri non è quindi un fatto meramente associativo. È un segnale politico e culturale: l’agroecologia mira ad entrare stabilmente nell’agenda mediterranea, con l’ambizione di passare dalla teoria alla pratica su larga scala. Per i territori rurali, potrebbe significare nuove alleanze, più progettualità e una voce più forte nei tavoli dove si decidono le politiche agricole del futuro.

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