Qualità e numeri dell’Arancia Rossa Igp al Fruit Attraction di Madrid
Qualità e numeri per competere sui mercati internazionali. Al Fruit Attraction che si è svolto a Madrid dal 3 al 5 ottobre scorso, periodo che precede di poco l’inizio della campagna di commercializzazione, l’Arancia Rossa di Sicilia Igp li ha messi in mostra, nella consapevolezza che la kermesse madrilena fosse l’occasione giusta per stringere accordi commerciali e conoscere nuove realtà interessate all’agrume siciliano. «Seimila gli ettari coltivati che, grazie anche alle 240 aziende che utilizzano il nostro marchio, sviluppano 40 milioni di fatturato. L’Arancia Rossa di Sicilia Igp è da qualche anno nella Top 5 dei prodotti più apprezzati dell’ortofrutta fresca italiana. Questi grandi risultati sono stati raggiunti grazie all’impegno di tutta la filiera produttiva», afferma il presidente del Consorzio di tutela Gerardo Diana.
«Ma c’è anche da dire – aggiunge Diana – che il nostro modello aziendale, fatto di imprenditori sempre in prima linea nell’avviare personalmente relazioni commerciali, sia molto apprezzato e strategicamente vincente». Questo approccio tutto italiano nel fare impresa è piaciuto molto ai buyer internazionali e rappresenta un valore aggiunto anche per il comparto dell’arancia Rossa di Sicilia Igp.
«La partecipazione al Fruit Attraction, la nostra prima come consorzio, ci ha permesso di avere un confronto sul futuro dell’ortofrutta europea al quale il nostro Paese ha portato un contributo importante in termini di buone pratiche e di ricerca. Spagna e Italia sono due Paesi europei grandi produttori ed esportatori di agrumi. Da anni in Italia apprezziamo la qualità dei prodotti iberici e la loro gestione manageriale avanzata. Dal canto nostro, abbiamo portato a Madrid la nostra esperienza consortile».
I Paesi competitors, comunque, nel frattempo non dormono. «La Spagna, ad esempio, – fa osservare Diana – nei primi sette mesi del 2023, ha esportato 870 mila tonnellate di arance». L’Italia e la Sicilia scontano, comunque, un grave gap con i paesi concorrenti. «Per colmarlo bisogna ridurre il costo del lavoro intervenendo a livello contributivo e – conclude il presidente del Consorzio – servono infrastrutture materiali e immateriali e bisogna ridurre adempimenti burocratici e accise sui carburanti».
