L’Etna Doc vuole crescere in qualità e limita i nuovi vigneti
Il Consorzio Tutela Vini Etna Doc conferma la sua strategia di gestione controllata per sostenere la qualità e il posizionamento del vino prodotto sulle pendici del vulcano siciliano. Durante l’ultima assemblea dei soci è stata, infatti, deliberata all’unanimità la linea di contenimento produttivo per i prossimi tre anni, dal 1° agosto 2024 al 31 luglio 2027. Una decisione che mira a garantire una crescita sostenibile in termini di estensione ma che sottende a quella qualitativa della denominazione.
L’Etna Doc non è nuovo a simili politiche di contenimento della superficie produttiva. Già nel 2020 – in piena pandemia – aveva preso una decisione simile ma molto più radicale che consisteva nel sospendere per tre anni – a partire dal 1 agosto 2021 e fino al 31 luglio 2024 – l’iscrizione di nuove superfici di vigneti a Etna Doc riferita a nuovi impianti o reinnesti. A questo, per l’annata 2020, si era aggiunta la riduzione delle rese ammesse: da 90 a 70 q.li/ha.
Limite annuale di 50 ettari per i nuovi impianti di Etna Doc
Il Consorzio ha stabilito un limite massimo di 50 ettari annuali per i nuovi vigneti iscrivibili all’Etna Doc. Secondo i soci il controllo delle superfici vitate è cruciale per preservare l’equilibrio tra quantità e qualità. Sulla base della nuova decisione, ciascuna azienda potrà richiedere l’idoneità del nuovo vigneto per un massimo di un ettaro all’anno. Se le richieste supereranno il plafond disponibile, la superficie autorizzata sarà ridotta proporzionalmente, garantendo pari opportunità a tutti i produttori.
La visione del presidente Francesco Cambria
La strategia di gestione contingentata dell’Etna Doc non è solo una risposta alle sfide attuali del settore vitivinicolo, ma anche una visione per il futuro. La decisione di limitare l’iscrizione di nuovi vigneti garantisce che la crescita della denominazione sia sostenibile e orientata alla qualità traguardando standard sempre più elevati.
Il presidente del Consorzio, Francesco Cambria, ha sottolineato l’importanza di questa scelta strategica: «L’aumento controllato delle superfici è una condizione necessaria per la crescita ragionata della denominazione. Una scelta che tutela il territorio e garantisce il posizionamento sui mercati – sopratutto quelli internazionali – sempre più orientati alla qualità. La decisione presa con un voto unanime in un’assemblea molto partecipata, dimostra la maturità dei soci anche su un argomento così divisivo».
Etna Doc, impatto economico significativo tra qualità e tradizione
La denominazione Etna Doc, istituita nel 1968, è la prima in Sicilia e una delle pioniere in Italia. Si estende su un vigneto di 1.500 ettari, distribuiti in 20 comuni e 133 contrade. Il Consorzio rappresenta il 90% del potenziale produttivo complessivo, riunendo 220 aziende per una produzione media annua di 6 milioni di bottiglie. Di queste, il 60% viene esportata principalmente negli Stati Uniti, Canada, Svizzera e Regno Unito.
Secondo lo studio “Se tu togli il vino all’Italia. Un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto”, realizzato dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly e Prometeia, il contributo economico della Doc Etna sul territorio è significativo. Ogni bottiglia prodotta e consumata localmente genera un impatto economico di 82 euro, dimostrando il valore aggiunto che questa denominazione porta al territorio siciliano.
