Progetto Semincanta, nel Calatino la canapa fa prove di filiera

Progetto Semincanta, nel Calatino la canapa fa prove di filiera
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Primi passi a Caltagirone per il progetto “Semincanta” che punta a chiudere la filiera della canapa in azienda. L’obiettivo è però ben più ambizioso: i dati delle prove di coltivazione e di trasformazione del seme di canapa e dei panelli esausti saranno messi a disposizione delle aziende del territorio Calatino che vorranno provare a coltivare la canapa inserendola nelle rotazioni colturali dei cerali.

Il progetto di cooperazione finanziato dal Gal Kalat ha come capofila l’antico Molino Crisafulli dove avverrà la trasformazione dei semi. Tra i partner, l’azienda Sammartino dove verrà coltivata la canapa da seme e la Stazione Sperimentale di Granicoltura di Caltagirone dove verranno realizzati alcuni campi di confronto varietale. Assicurerà il proprio supporto anche il Crea-Coltivazioni Industriali, mentre Laura Piazza e Salvatore Ciappellano, docenti dell’Università Statale di Milano, coadiuveranno il Molino Crisafulli che, oltre a migliorare le condizioni di stoccaggio del seme, si occuperà della trasformazione del seme in olio, farina e altri derivati da impiegare come ingredienti in cibi e prodotti funzionali realizzati con altre materie prime del luogo come grani antichi e legumi.

Il team del progetto Semincanta

Nell’ambito del progetto verranno messe a punto le corrette pratiche agronomiche e le metodologie capaci di gestire al meglio la trasformazione del seme di canapa, con un focus sulla vita utile dei prodotti (shelf life) e sul controllo del livello del Thc nei semilavorati. Verranno studiati, insomma tutti gli aspetti che possano garantire maggiore sicurezza alle aziende della filiera e un più facile inserimento commerciale garantito dalla standardizzazione delle linee produttive.

Il progetto “Semincanta” – acronimo derivato da “dal SEMe di CANapa alla TAvola” – ha preso il via nei giorni scorsi con le operazioni di semina. «Abbiamo seminato a canapa cinque ettari. Insieme alla Futura 75 (la varietà testimone) che già conosciamo bene per averla coltivata già negli ultimi cinque anni, metteremo alla prova la Codimono (una varietà italiana) e la Monoica (ungherese) per valutarne l’adattamento al clima siciliano. Inoltre, un ettaro e mezzo sarà coltivato presso la Stazione di Granicoltura di Caltagirone. Stiamo impiegando solo varietà certificate: partiamo dal seme e lo trasformiamo in olio, farine e paste, ottimizzando le rese e la qualità», spiega Giuseppe Sammartino, legale rappresentante del Molino Crisafulli e contitolare dell’azienda agricola di famiglia.

La Cannabis sativa è una coltura che può dare nuova linfa e portare innovazione nel comparto agroalimentare. La grande attenzione verso questa coltura si spiega con la ricerca di elementi di novità e utili a realizzare la transizione verso un futuro dove l’attenzione a pratiche ecosostenibili ed ecologiche, ad una alimentazione di qualità, a stili di vita più sobri e a basso impatto ambientale, sta riconquistando un ruolo in primo piano.

I prodotti derivati dalla canapa possono trovare nuovi spazi di mercato, favorendo una maggiore redditività per le aziende agricole e la filiera collegata sia del settore alimentare che del settore industriale, ma ancora oggi esistono ancora parecchie problematiche da risolvere sia nell’ambito della coltivazione che della trasformazione. In Sicilia, benché le prospettive si presentino interessanti, non esiste una vera e propria filiera produttiva della canapa. Siamo, piuttosto, in presenza di singole nicchie produttive che tuttavia non riescono a garantire standard produttivi costanti per poter soddisfare le richieste del mercato.

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