AgruMind, l’IA che fa risparmiare acqua negli agrumeti
CARLENTINI (SR) – L’intelligenza artificiale entra negli agrumeti siciliani con l’obiettivo di affrontare una delle sfide più urgenti per il settore: il risparmio idrico. È questo il cuore di AgruMind, il nuovo progetto presentato di recente dal Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia e dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania, con il sostegno di Coca-Cola Foundation, presso l’azienda agricola Badiula di Carlentini, nel Siracusano.
L’iniziativa punta a migliorare la gestione dell’acqua attraverso l’impiego di tecnologie di precisione. Sensori installati nel terreno, stazioni meteo, droni multispettrali e termici e algoritmi di intelligenza artificiale lavorano insieme per fornire agli agricoltori indicazioni precise su quando irrigare e quanta acqua utilizzare, evitando sprechi e ottimizzando le risorse disponibili.
«Progetti come quello sostenuto da Coca-Cola, che ci affianca nel percorso di innovazione a sostegno della filiera, sono particolarmente importanti perché testano per noi le tecnologie che ci permettono di ottimizzare le irrigazioni a goccia che utilizziamo già», dichiara Giosuè Arcoria, presidente del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, realtà che riunisce circa 60 aziende e rappresenta oltre 2 mila ettari coltivati.
Una collaborazione che dura da oltre dieci anni
La partnership tra il Distretto Agrumi di Sicilia, l’Università di Catania e Coca-Cola Foundation è iniziata nel 2013, con un primo progetto dedicato al riutilizzo del pastazzo, il sottoprodotto della lavorazione degli agrumi, per la produzione di energia pulita. A partire dal 2018 il focus si è spostato sulla gestione sostenibile dell’acqua, dando vita a una serie di strumenti e metodologie a supporto delle imprese agricole.
AgruMind nasce anche con una forte funzione dimostrativa. Le tecnologie sono state installate in aziende pilota distribuite sul territorio regionale per mostrare concretamente i risultati ottenibili. Un approccio che ha contribuito a superare le iniziali diffidenze degli imprenditori agricoli: molti produttori, dopo aver osservato i benefici ottenuti nelle aziende coinvolte, hanno deciso di dotarsi autonomamente di sistemi analoghi.
Sensori e droni per irrigare meglio
Il sistema si basa su una rete di centraline meteorologiche che monitorano temperatura, precipitazioni e umidità, consentendo di stimare in tempo reale il fabbisogno idrico delle piante. A queste si aggiungono sensori interrati che misurano il contenuto d’acqua nel terreno e trasmettono i dati a un server centrale.
Gli algoritmi di intelligenza artificiale elaborano le informazioni raccolte e restituiscono indicazioni operative precise agli agricoltori. In questo modo gli interventi irrigui possono passare da una frequenza quotidiana a due o tre volte alla settimana.
Fondamentale anche il contributo dei droni, equipaggiati con fotocamere multispettrali e termiche, che sorvolano gli agrumeti individuando eventuali stress idrici o fitosanitari. Completa il sistema una piattaforma WebGIS open source che permette anche alle aziende prive di una propria stazione meteo di accedere a dati e indicazioni utili.
«L’obiettivo è risparmiare acqua e dare alle piante solo la quantità strettamente necessaria alla produzione», spiega Antonino Cancelliere, professore ordinario del Dicar dell’Università di Catania e coordinatore scientifico del progetto. Attualmente le strumentazioni sono state installate stabilmente in una ventina di impianti agrumicoli.
La risposta alla nuova emergenza climatica
Il progetto arriva in un momento particolarmente delicato per l’agrumicoltura siciliana. La siccità del biennio 2024-2025 ha infatti messo in seria difficoltà numerose aziende del distretto. Parallelamente, l’aumento delle temperature ha esteso la stagione irrigua all’intero anno solare, portando il fabbisogno idrico a livelli quasi doppi rispetto a quelli registrati quindici anni fa.
In alcune aree del Siracusano, come quella del San Leonardo, una gestione efficiente dell’acqua è inoltre essenziale per limitare il rischio di intrusione salina nelle falde. Ridurre i consumi significa anche abbattere i costi energetici, considerando che l’irrigazione rappresenta una delle attività agricole più energivore visto che l’acqua deve essere pompata da profondità elevate.
«La stagione irrigua è sempre più lunga e serve agire ora in modo concreto e con soluzioni attuabili», conclude Arcoria. In poche parole la sintesi della sfida dell’agrumicoltura siciliana: produrre di più consumando meno acqua. Possibile sì, ma facendo leva sull’innovazione tecnologica.
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