Soppressa Arsea, la Sicilia punta a un nuovo ente pagatore regionale

Soppressa Arsea, la Sicilia punta a un nuovo ente pagatore regionale
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A distanza di quindici anni, la Sicilia ci riprova. Dopo avere liquidato l’Arsea nel 2013, sta per nascere ora una nuova struttura regionale che dovrebbe occuparsi dei pagamenti dei premi comunitari alle imprese agricole siciliane. Come un’araba fenice, dunque, l’Agenzia siciliana per le erogazioni in agricoltura, rinasce dalle proprie ceneri grazie a un articolo della legge di stabilità regionale, approvato ieri dall’Ars, ma che, come il resto dell’articolato, attende il voto finale affinché diventi legge.

Quando venne istituito la prima volta nel 2006, l’ente pagatore regionale portava il nome di Arsea, acronimo che stava per Agenzia della Regione siciliana per le erogazioni in agricoltura. Per istituirla, bastò un lungo articolo (il numero 60) inserito nelle legge regionale 14 approvata per modificare e integrare la legge regionale 6 aprile 1996, n. 16, sul “Riordino della legislazione in materia forestale e di tutela della vegetazione”.

Oggi, infine, la “re-istituzione” dell’organismo pagatore regionale, che arriva in un momento in cui la Regione Siciliana stringe la cinghia – o meglio, dovrebbe farlo – per rispettare il patto sottoscritto con Roma, che prevede in un decennio la copertura dei buchi nel bilancio regionale.

Ma c’è di più. L’Ars ha anche indicato le prossime mosse e previsto che l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia verranno definite in un successivo decreto del Presidente della Regione. 

Resta, però, il vero nodo da sciogliere, esattamente lo stesso che si era presentato già la prima volta: il problema quattrini. Oltre a trovare i soldi per mantenere la nuova struttura, la Regione dovrà essere in grado di fronteggiare le anticipazioni dei premi alle imprese agricole, soldi che solo in un secondo tempo verranno restituiti dall’ente pagatore nazionale. Senza volere azzardare cifre, si tratta di uno scherzetto che, a conti fatti, dovrebbe prevedere un impegno finanziario immediato di alcune centinaia di milioni. E Musumeci, ci chiediamo, questi soldi dove pensa di trovarli? 

Questo delle anticipazioni, fu il principale motivo che fece naufragare la creatura voluta dall’allora presidente Cuffaro e poi inutilmente mantenuta dal governatore Raffaele Lombardo. Anche se l’Agenzia rimase praticamente solo sulla carta, ebbe sempre un direttore (prima Ugo Maltese, poi Claudio Raciti, entrambi nominati da Lombardo), peraltro profumatamente retribuito. Di farla diventare operativa, però, non ci fu verso. Non ha mai istruito alcuna pratica ed è rimasta una scatola vuota, con due sedi a Palermo e Catania e un dirigente generale a capo di nessuno: la pianta organica che prevedeva 90 dipendenti, infatti, non è stata mai riempita. 

A chiudere questa improbabile creatura, ci pensò nel 2013 il governo Crocetta e l’allora assessore regionale all’Agricoltura Dario Cartabellotta, proprio lo stesso che oggi ricopre l’incarico di dirigente generale del Dipartimento Agricoltura e di Autorità di gestione del Psr. 

Da assessore, Cartabellotta definì allora la faccenda Arsea un vero e proprio scandalo e finì per mettere in liquidazione l’ente. Poi, per rendere più facile il rapporto tra gli agricoltori e Agea, ed evitare così i costosi e faticosi viaggi della speranza per sistemare i numerosi contenziosi, strinse un accordo con l’ente pagatore nazionale per aprire sportelli delocalizzati in Sicilia.

Oggi i problemi con Agea sono diversi. C’è l’inadeguatezza del sistema informatico che spesso e volentieri non funziona e che ha creato una interminabile serie di anomalie che hanno bloccato (non si sa se definitivamente) il pagamento dei premi agli agricoltori. Ma c’è anche il malcontento dei liberi professionisti che, alla luce della nuova convenzione tra Agea e Centri di Assistenza Agricola, sarebbero esclusi dalla possibilità di lavorare sul sistema informatico dell’ente pagatore nazionale. C’è da sperare, insomma, che la nuova creatura cominci davvero a muovere i primi passi e che non venga soffocata in culla. Soldi permettendo.

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