Consulenza agricola, in Sicilia per realizzare l’Akis si pensa ai pensionati

Consulenza agricola, in Sicilia per realizzare l’Akis si pensa ai pensionati
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Che cosa si intende per lavoro? E, senza rischio di equivoci, che cosa si intende definire con questo termine? Alla voce “lavoro” il dizionario Treccani è chiaro: si tratta di “occupazione retribuita e considerata come mezzo di sostentamento, e quindi esercizio di un mestiere, di un’arte, di una professione”. Peccato, però, che oggi sono in tanti a dimenticarlo. Ad esempio, alla Regione Siciliana, dove di lavoro notoriamente sono sempre stati prodighi, c’è qualcuno che dovrebbe dare ogni tanto una sbirciatina alla Treccani. Senza bisogno di impararla a memoria, come recitava una vecchia canzone di De Andrè, dedicata al matto di Spoon River.

Già, peccato che oggi per matti passano quelli come noi, che pensano che il lavoro debba essere sempre retribuito. Sì, retribuito: senza se e senza ma. Per questa ragione lascia davvero perplessi la “chiamata alle armi” fatta ieri dal dirigente generale del Dipartimento Agricoltura, e rivolta ai tecnici agricoli suoi ex colleghi oggi in pensione, a cui vengono proposti contratti annuali di collaborazione a titolo gratuito. Di che si tratta? Cerchiamo di capirci qualcosa.

Nell’ottica di realizzare un sistema di supporto alle decisioni degli agricoltori – individuato dalla Commissione Ue con l’acronimo Akis, Agricultural Knowledge and Innovation System o Sistema della conoscenza e dell’innovazione in agricoltura – in Sicilia si va a caccia di soggetti esperti e competenti nel campo della divulgazione agricola. L’obiettivo è la costruzione di quell’insieme di “organizzazioni e soggetti che operano in agricoltura, e di legami e interazioni fra loro, impegnati nella produzione, trasformazione, trasmissione, conservazione, recupero, integrazione, diffusione e utilizzo della conoscenza e dell’informazione, con lo scopo di lavorare sinergicamente per supportare il processo decisionale e di risoluzione di problemi e l’innovazione in agricoltura” che un tempo era assicurato dai Servizi allo Sviluppo dell’Assessorato regionale all’Agricoltura.

Servizio che – è giusto ricordarlo a chi ha la memoria corta – fu smantellato un bel po’ di anni fa, dirottando le preziose professionalità di agronomi, forestali, agrotecnici e periti agrari alla farraginosa burocrazia regionale per la gestione di bandi, graduatorie e aiuti vari. Il risultato fu che molte di queste professionalità, non appena possibile, fecero le valigie e andarono in pensione. Da allora, agli agricoltori siciliani non è rimasto più nessuno a cui rivolgersi per avere un semplice consiglio o una consulenza disinteressata o comunque non legata alla vendita di prodotti commerciali.

Akis
Il dirigente generale del Dipartimento Agricoltura, Dario Cartabellotta

Nelle buone intenzioni del dirigente generale Dario Cartabellotta, che ha firmato l’avviso rivolto ai tecnici agricoli in quiescenza, c’è l’idea, insomma, di adottare un sistema simile a quello seguito in campo sanitario durante i mesi più tragici della pandemia, quando il governo fece ricorso anche ai medici in pensione. Ma la questione Covid-19, ovviamente, è ben altra cosa, purtroppo. 

L’unico punto in comune tra le due situazioni è la dotazione di personale sotto organico. Nel caso della sanità si è dovuto fronteggiare un’emergenza senza che ci fosse sulla piazza un sufficiente numero di medici. Non è lo stesso per i tecnici agricoli, la cui categoria conta numeri consistenti. E, poi, la realizzazione di Akis non può essere considerata un’emergenza, ma soltanto una scelta di indirizzo programmatico fatta per giunta a Bruxelles, e che non tiene conto delle singole realtà agricole. 

Vorrà dire, insomma, che in Sicilia lo smartworking, il “green deal”, il “Farm to Fork” e tutte le altre novità tecnologiche e digitali, che rendono necessaria una grande capacità di innovazione e di adattamento, dovranno aspettare un po’. E a ricorrere alle innovazioni capaci di rendere il settore agricolo più “smart”, più “sostenibile” e con maggiori vantaggi economici ed ambientali, saranno solo le aziende agricole che sapranno organizzarsi in proprio. 

Del resto, anche la dotazione del bando del Psr Sicilia misura 2.1 “Sostegno allo scopo di aiutare gli aventi diritto ad avvalersi dei servizi di consulenza” (tre milioni per il 50% da destinare agli organismi pubblici, ovvero all’Esa) appare ben poca cosa rispetto alle necessità del settore primario siciliano. Gran parte dell’agricoltura isolana è, infatti, gestita in maniera non specialistica e attraverso metodi e organizzazioni di tipo più tradizionale che manageriale. Lo si afferma anche nell’analisi di contesto del Psr, redatta nel 2014. E da allora non è cambiato molto.

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