Dieci aziende agrumicole siciliane sperimentano la Blockchain

Dieci aziende agrumicole siciliane sperimentano la Blockchain
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Sono dieci le aziende “pioniere” del Distretto Agrumi di Sicilia che hanno deciso di adottare la tecnologia Blockchain e grazie alla quale – assicurano i tecnici – ci saranno meno frodi nella filiera agrumicola siciliana e più garanzie per consumatori ed enti certificatori.

Quello della Blockchain applicato alla filiera agrumicola è un progetto esclusivo del Distretto Agrumi di Sicilia. Si basa su una tecnologia di nuova generazione che consente alle imprese agroalimentari di documentare – attraverso una piattaforma condivisa e un archivio dati immodificabile – la tracciabilità e la trasparenza di tutti i processi di filiera: dai sistemi di coltivazione e trasformazione degli agrumi (trattamenti sul campo, raccolta, lavorazione per confetture, succhi e bibite) fino all’arrivo sullo scaffale del supermercato: una mappa che documenta a consumatori, enti e catene di distribuzione, i vari passaggi e garantisce provenienza e trattamento dei prodotti.

La tecnologia della Blockchain in Italia comincia a muovere i primi passi nell’agroalimentare ma è destinata ad entrare nei processi di acquisto accrescendo il posizionamento e la reputazione delle aziende che la adotteranno per prime.

Partner del progetto è Foodchain spa che, in esclusiva per le aziende socie del Distretto Agrumi di Sicilia, ha messo a disposizione una piattaforma (dApp) appositamente creata e che in futuro, grazie allo staff di sviluppatori che perfezioneranno il sistema e le sue applicazioni, potrà dialogare con i gestionali delle singole aziende ma anche, nell’ottica del web collaborativo, con altre tipologie di blockchain.

L’idea di realizzare una piattaforma sperimentale di Foodchain è scaturita al termine di un corso di formazione di 80 ore sull’uso della Blockchain e di un seminario organizzati dal Distretto nel 2020, entrambi seguiti con molto interesse dagli addetti ai lavori.

Fra le aziende che stanno testando la nuova tecnologia figurano imprese riconducibili alle diverse categorie della filiera siciliana degli agrumi: storici marchi delle bevande a base di frutta, ma anche microimprese desiderose di partecipare a questa importante e strategica opportunità di innovazione. La maggior parte è costituita da produttori puri di arance (Dop, Igp, bio) e mandarino di Ciaculli (singole imprese e organizzazioni), poi ci sono trasformatori e trasportatori. Per queste imprese che hanno colto al volo l’invito del Distretto Agrumi di Sicilia, si è presentata in pratica l’occasione di acquisire nuove abilità tecnologiche per ammodernare i processi di comunicazione e commercializzazione degli agrumi, allineandosi così alle scelte operative di un mercato in continua evoluzione, sia in campo nazionale che internazionale.

«La blockchain per la filiera agrumicola siciliana è un “passaporto per il futuro” – spiega Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia – nell’ottica della transizione verde e digitale delle imprese peraltro prevista da Next Generation Ue. Abbiamo lavorato al nostro progetto, concepito ante Covid e quindi in tempi non sospetti, impegnandoci insieme ai nostri partner per consegnare agli associati nuovi strumenti per essere competitivi a medio e lungo termine sui mercati, ma anche costruire un rapporto più diretto e trasparente con il consumatore, sia nell’e-commerce che al dettaglio. Il progetto Blockchain del Distretto è un supporto concreto alla valorizzazione e alla commercializzazione degli agrumi siciliani nel rispetto delle certificazioni Dop, Igp, bio e nel solco della certificazione Qualità Sicura Garantita dalla Regione Siciliana».

catasto agrumicolo Blockchain
Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia

«La metodologia e la tecnica messa a punto nel progetto sviluppato dal Distretto Agrumi di Sicilia – prosegue Argentati – possono essere sfruttate anche dalle tante produzioni siciliane che, non godendo di certificazioni europee anche semplicemente per motivi contingenti, hanno necessità di differenziarsi in un contesto dove il consumatore vorrà sempre di più e meglio conoscere il percorso, i metodi di coltivazione, la storia dei cibi. E non solo: penso alle esigenze delle imprese di essere rispettose dell’ambiente (acqua, energia, scarti di lavorazione) e socialmente responsabili (risorse umane). Tutte quelle azioni ascrivibili, insomma, alle politiche del Green Deal e del Farm to Fork».

Marco Vitale, presidente della Fondazione Quadrans e co-fondatore di Foodchain Spa, spiega. «La fiducia è un elemento chiave non solo per gli attori di una filiera ma anche per il consumatore finale, che è sempre più attento a tematiche quali etica e sostenibilità. Oggi viviamo in un mondo in cui il concetto di fiducia è spesso abusato perché il consumatore si è spesso sentito tradito. La tecnologia blockchain, pubblica per definizione, è in grado di eliminare la necessità di avere fiducia perché offre un valore aggiunto: permette a tutti di verificare che quanto indicato sia dimostrabile in tutti i passaggi tra gli attori della filiera vino al consumatore finale. Tutta la filiera diventa trasparente dal campo alla tavola».

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Marco Vitale, Ceo di Foodchain Spa

Ecco le dieci aziende che hanno scelto di adottare la Blockchain

Le imprese socie del Distretto Agrumi di Sicilia che stanno sperimentando la Blockchain sono imprese singole, organizzazioni e cooperative di produttori della provincia di Catania come Op Rossa di Sicilia (Caltagirone), la coop La Normanna (Paternò), Giuseppe Russo (Acireale) e Vincenzo Sisinna (Paternò); il Consorzio Il Tardivo di Ciaculli (produttori di Palermo); Donne Orlando (produttori e trasformatori di Ribera, Ag); Giovanni Grasso (azienda di commercializzazione di Fiumefreddo, Ct); Sibat Tomarchio (dal 1920 storica azienda di Acireale della trasformazione e produce bibite analcoliche e a base di frutta) e Geotrans (trasportatore di agrumi di Catania).

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I consumatori troveranno una serie di informazioni

Fra le informazioni per i consumatori, solo per fare un esempio, ci sono i metodi di coltivazione, l’uso di concimi naturali o il ricorso alla lotta biologica, il giorno di raccolta e lavorazione dei frutti destinati alle conserve (come la mondatura a mano da parte di addetti specializzati); l’uso di acqua minerale dell’Etna o di anidride carbonica da fonti vulcaniche; mentre nel settore dei trasporti si documentano le condizioni di viaggio sui mezzi refrigerati, garantendo il mantenimento della catena del freddo fino ai banchi della Gdo.

Dalla fase sperimentale a quella definitiva

In questa fase sperimentale, le aziende del Distretto, supportate da tecnici propri e di Foodchain, lavorano sull’app versione demo. Successivamente le informazioni sui processi di produzione – che le aziende vorranno rendere noti e condividere – saranno trasferite sulla piattaforma definitiva e brandizzata ospitata da un server accessibile dal sito web del Distretto. Il progetto della Blockchain è un “output” del progetto Social Farming 3, realizzato dal Distretto e Alta Scuola Arces con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation.

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