Nuovo Cda dell’Irvo: vino e olio front runner del marchio Sicilia

Nuovo Cda dell’Irvo: vino e olio front runner del marchio Sicilia
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Il nuovo cda dell’l’Istituto regionale Vino e Olio non appena insediatosi si è subito affidato a una lettera aperta per comunicare il proprio “manifesto d’intenti”. Destinatario del documento praticamente tutto il mondo che ruota intorno a questo settore: dagli operatori delle filiere del vino e dell’olio ai loro consorzi e associazioni, dagli agronomi agli enologi, dai cantinieri ai sommelier e assaggiatori, per finire alle Università siciliane e ai ricercatori. 

Le linee guida di quello che dovrà essere il nuovo operato dell’Irvo sono chiare: dovendo adottare le migliori pratiche internazionali per corrispondere alle richieste di un mercato a competizione globale sia per il vino che per l’olio, verrà ricercato – si legge nella lettera aperta firmata dal presidente Sebastiano di Bella e dai consiglieri Giuseppe Aleo e Leonardo Taschetta – l’ausilio delle migliori competenze ovunque esse siano. Con una avvertenza:  interlocutori sì, questuanti no.

L’Irvo – si legge nella lettera – perseguirà con forza le missioni che con grande lungimiranza furono date all’Istituto nel 1950: ricerca, sperimentazione, divulgazione e promozione. Sempre nella speranza che, una volta ripianati i debiti e incrementato lo stanziamento di bilancio per il 2020, l’Irvo non ritorni, per colpa della politica, al buio degli anni passati in cui ha versato in condizioni di penoso abbandono.

Un’ipotesi che è da scartare, almeno fino a quando il governo Musumeci sarà in sella. È stato proprio il governatore Nello Musumeci – insieme a governo regionale e Ars – a dare il preciso mandato ai vertici dell’Irvo, e cioè di fare ritornare l’Istituto “ad essere un prezioso strumento a supporto delle imprese siciliane” e a rilanciare il ruolo della Regione in due settori strategici dell’economia siciliana quali sono il vino e l’olio.

Secondo i vertici dell’Irvo, “per creare valore, occorre far crescere la reputazione del brand Sicilia, campo in cui molto è stato fatto molto ma di più resta da fare. Occorre una strategia a medio-lungo termine, le operazioni mordi e fuggi sono uno spreco di tempo e denaro. Uno, due, tre paesi target (non più), con tre/cinque anni di intensa attività congiunta”.

Il brand Sicilia potrà avere in vino e olio il suo fronte avanzato (front runner), ma accanto ad essi devono essere presenti le piccole/grandi eccellenze dell’agroalimentare siciliano: il turismo enogastronomico, infatti, è ormai una realtà sempre più rilevante.

E ancora sul marchio Sicilia: “Siamo del parere – si legge nella nota dei vertici dell’Irvo – che l’attrattiva del brand non si possa fondare solo sull’agroalimentare, ma che esso vada consolidato assieme alla cultura, al territorio e alle attrattive turistiche che la Sicilia sa offrire“. Nella lettera, in sostanza, si fa un l’appello alla mobilitazione in uno “sforzo congiunto delle energie del pubblico e del privato, ciascuno con le proprie competenze e con i suoi legittimi, benché diversi, interessi”. 

“Uno speciale pensiero – aggiungono Di Bella, Aleo e Taschetta – anche su specifica indicazione del Presidente della Regione, va ai giovani, ai coltivatori diretti e ai piccoli imprenditori, i cui sforzi e le cui scommesse non sempre sono riconosciuti dal mercato, ad essi promettiamo il nostro impegno e il nostro supporto”.

Non poteva mancare poi nella lettera aperta un riferimento al personale dell’Irvo: “Tutto questo potrà essere fatto, ovviamente, con l’apporto dei preziosi collaboratori dell’Istituto, cui chiediamo un rinnovato entusiasmo e tutta la professionalità che hanno maturato e cui garantiamo, per quanto di nostra spettanza, la necessaria serenità ambientale e il rispetto dei loro diritti talora conculcati nel passato”.

Si augurano di potere fare di più e meglio, insomma, i nuovi amministratori dell’Istituto regionale del Vino e dell’Olio. Se lo aspettano e glielo augurano in molti. Anche noi di siciliaverdemagazine.it.

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