Biofabbrica Esa, allarme degli agrumicoltori: non spegnete quegli impianti

Biofabbrica Esa, allarme degli agrumicoltori: non spegnete quegli impianti
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Che a Ramacca la biofabbrica possa sospendere l’attività di produzione di insetti utili per il controllo dei fitofagi degli agrumi, preoccupa molti. Tant’è che in calce a una lettera-appello indirizzata all’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera, a Nicola Calderone, commissario ad acta facente funzioni del direttore generale dell’Esa, e al dirigente generale del Dipartimento regionale agricoltura, Dario Cartabellotta, ci sono le firme dei rappresentanti di numerose associazioni: Federica Argentati (presidente Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia), Alfio Furnari (presidente Aiab Sicilia), Antonella Murgia (presidente Bio Distretto Borghi Sicani), Turi Maurici (presidente Bio Distretto Valle del Simeto), Danilo Conte (presidente Bio Distretto Eolie), Gaspare Giacalone (presidente Bio Distretto Terre degli Elimi), Salvatore Cacciola (presidente Rete Fattorie Sociali Sicilia – Associazione Nazionale Bioagricoltura Sociale), Pinella Attaguile (presidente Associazione Gusto di Campagna), Angelo Barone (presidente Distretto delle Filiere e dei Territori di Sicilia in Rete), Giuseppe Di Silvestro (presidente Cia Sicilia Orientale), Giovanni Selvaggi (presidente Confagricoltura Catania). Tutti uniti in una richiesta: l’immediata proroga del contratto di concessione dell’impianto di proprietà dell’Esa alla ditta Spata che l’ha gestito finora.

Il timore è, infatti, che le produzioni agrumicole bio non possano disporre nelle quantità necessarie e nei tempi appropriati degli insetti utili che vengono prodotti nella biofabbrica di Ramacca da parte della Spata Srl di Acireale, una ditta specializzata a cui, a seguito di un bando, anni fa venne affidato il compito di gestirla, portando avanti la produzione di ausiliari biologici sulla base di un preciso capitolato. Il contratto è scaduto a marzo scorso ma grazie al decreto Cura Italia è stato prorogato fino al 15 giugno. Se adesso l’impianto venisse lasciato al suo destino ripartire con la produzione richiederebbe molto tempo. Un impianto di questo tipo che si basa su cicli biologici potrebbe essere paragonato a un altoforno: spegnerlo equivale a fermare la produzione per mesi, forse per anni.

Da metà giugno, nonostante il contratto sia quindi scaduto, la Spata srl continua a mantenere in vita i ceppi degli insetti utili e a produrli per fare fronte alle necessità degli agricoltori. Ma già fin d’ora sia sa che non tutte le richieste potranno essere soddisfatte. «Anche se con qualche piccola disfunzione riferisce Dario D’Angelo il dirigente dell’Esa che è responsabile della biofabbrica – le consegne avvengono regolarmente».

La situazione oggi appare addirittura peggiore rispetto agli anni scorsi, anni in cui è sempre stato considerato “normale” non potere fornire gli insetti utili a tre quarti dei richiedenti. «Quest’anno si sta operando a regimi ridotti – spiega Daniele La Rocca, amministratore della società di Acirealee i motivi sono tanti. Il principale è ovviamente l’emergenza Covid, che nel periodo di lockdown ci ha fatto mancare la manodopera fornita dall’Esa. Poi ci sono i problemi connessi all’inadeguatezza della struttura che avrebbe bisogno di una profonda ristrutturazione e di un forte potenziamento per far fronte alle richieste dei tanti produttori che praticano l’agricoltura biologica o anche solo il controllo integrato dei fitofagi».

La Rocca è preoccupato, ma anche fiducioso. Gli è stato assicurato che nei primi giorni della prossima settimana si troverà il modo di consentire alla Spata Srl e ai suoi collaboratori di lavorare nella struttura sulla base di un regolare incarico, anche se provvisorio. Quanto basta, insomma, per non perdere i ceppi e continuare, anche se a basso regime, la produzione degli ausiliari biologici.

Per fare fronte alle emergenze della biofabbrica, l’assessore Bandiera nell’ultima legge di stabilità regionale è riuscito a strappare 200mila euro da destinare alla struttura. Una somma, però, decisamente insufficiente per i progetti di adeguamento e di rilancio dell’impianto. Meglio di niente, verrebbe da dire guardando il bicchiere mezzo pieno. Del resto, c’è anche da considerare che prima di adesso nessuno aveva mai mosso un dito per questa struttura. Così come nessuno si è preoccupato di creare realmente i presupposti per un rilancio dell’Ente di Sviluppo Agricolo della Sicilia. Anzi, proprio il governatore Musumeci – che adesso ha messo un suo uomo a guidare l’Esa: Giuseppe Catania, ex Forza Italia e ora esponente di Diventerà Bellissima – in passato aveva detto di voler chiudere “l’ultimo carrozzone della Prima Repubbblica”.

La carica di presidente dell’ente è rimasta vacante per un anno e mezzo dopo le dimissioni, presentate nell’ottobre 2018, di Nicola Calderone, che nel frattempo (l’ultimo rinnovo è fino al 30 agosto) continua comunque a rivestire l’incarico di commissario ad acta con funzioni di direttore generale. 

Non sappiamo se il nuovo presidente dell’Ente di Sviluppo Agricolo, nominato nelle scorse settimane dalla Giunta regionale, alla prima riunione del nuovo consiglio di amministrazione metterà all’ordine del giorno i provvedimenti necessari per dare certezze e futuro alla biofabbrica di Ramacca, a cominciare dal nuovo bando per l’affidamento in gestione. Sarebbe il segnale che all’Esa finalmente qualcosa sta cambiando davvero. Ma ad oggi è soltanto una speranza.

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