Distillazione di crisi, accordo sofferto: 50 milioni ma solo per il vino comune

Distillazione di crisi, accordo sofferto: 50 milioni ma solo per il vino comune
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Il confronto è stato serrato e l’accordo fin dall’inizio è sembrato subito lontano. Tra le diverse regioni posizioni troppo distanti e soprattutto la volontà di non cedere le proprie risorse dell’Ocm vino. Ieri, alla fine della riunione tecnica con Regioni e Province autonome e la consultazione dei rappresentanti della filiera vitivinicola, la Conferenza Stato-Regioni ha però raggiunto l’intesa sul decreto ministeriale relativo alla distillazione di crisi.

La misura, in deroga al Piano nazionale di settore, è stata prevista dal Regolamento comunitario dello scorso 30 aprile per fronteggiare la crisi economica conseguente alla pandemia da Covid-19 e ha suscitato da subito interesse negli operatori.

Distillazione di crisi sì, ma solo per il vino comune

La distillazione di crisi è destinata al vino comune, non a denominazione di origine o indicazione geografica (anche se qualcuno ha chiesto di estenderla anche per i vini a Doc e Igp), e consente di togliere dal mercato quantitativi di vino che potrebbero creare turbative, con ripercussioni sui prezzi. «In futuro – ricorda il ministro Teresa Bellanovaa ridurre i quantitativi di vino comune contribuirà la norma inserita nel Decreto legge Rilancio che modifica il cosiddetto testo unico sul vino e che prevede la riduzione della resa massima per ettaro delle uve destinate a vini comuni a 30 tonnellate, rispetto alle attuali 50 tonnellate».

Risorse per 50 milioni di euro

Al finanziamento della distillazione di crisi sono destinati 50 milioni di euro ottenuti dalla rimodulazione dei fondi disponibili per il Piano nazionale del settore vitivinicolo. Alla distillazione di crisi è stata assegnata parte dei fondi inizialmente destinati al finanziamento della misura delle distillazione dei sottoprodotti, per un importo di 10 milioni di euro. A questi si sommano 18 milioni di euro relativi al pagamento dei saldi della misura della promozione del vino sui mercati dei Paesi terzi e delle economie realizzatesi nella misura. Infine, altri 22 milioni derivano da probabili economie di spesa che si realizzeranno nel corso dell’esercizio finanziario 2019-2020.

I beneficiari della distillazione di crisi

Ma chi beneficerà della misura? Certamente le regioni dove si trovano le maggiori giacenze di vino comune, ovvero Emilia Romagna, Puglia e Veneto. Molto meno interessata alla misura la Sicilia, dove le giacenze cantina non arrivano nemmeno a 420 mila ettolitri contro i 2,770 milioni dell’Emilia, i 1,8 milioni della Puglia e 1,376 del Veneto. Perfino il Piemonte, l’Abruzzo e la Lombardia precedono l’Isola nella classifica delle giacenze del vino comune in cantina.

La Sicilia ha preferito un’altra strada

E non è un caso che proprio la Sicilia abbia scelto di emettere un bando per la vendemmia verde con cui si prevede la distruzione totale dei grappoli (e non un semplice diradamento come prevede, invece, quella nazionale) dove fare confluire tutte le economie che si potranno realizzare tra le diverse misura dell’Ocm Vino. C’era il timore più che fondato che, dopo la mannaia caduta sui 2,2 milioni della promozione, venissero rastrellate altre somme non spese a causa dell’emergenza Covid. «Grazie alla scelta operata sulla vendemmia verde, la Sicilia riuscirà a mantenere gran parte delle economie che si realizzeranno sull’Ocm vino e che sono state stimate in circa 10 milioni di euro», afferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera. «Contiamo così di soddisfare domande per 3mila ettari contro i 250 che sono finanziabili con la dotazione iniziale del bando – conclude l’assessore – il che rappresenta una importante iniezione di liquidità per le aziende siciliane compresse dalla crisi generata dalla pandemia».

L’aiuto che verrà erogato ai produttori da Agea sarà pari a 2,75 euro per % Vol/hl alcool e sarà concesso attraverso la stipula di un massimo di 2 contratti di distillazione per i volumi di vino comune giacenti in cantina. Il vino da avviare alla distillazione finalizzata alla produzione di alcol per usi industriali, energetici, farmaceutici e per la produzione di disinfettanti deve avere una gradazione alcolica minima di 10 gradi.

Ecco a cosa servirà l’alcol prodotto

«Con questa misura – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – sosteniamo il settore e, al contempo, rendiamo disponibile alcol da utilizzare a fini industriali e quindi anche per la produzione di disinfettanti. Ringrazio tutti per il lavoro svolto e per aver trovato un accordo tra le diverse esigenze di un settore che aveva iniziato in grande spolvero il 2020 ma che ha dovuto subire in maniera devastante l’impatto della pandemia, con la relativa chiusura del canale Horeca in Italia e all’estero che rappresenta lo sbocco commerciale privilegiato per il comparto vitivinicolo nazionale».

«Siamo certi che con politiche di sostegno e di rilancio – conclude il Sottosegretario L’Abbate – potremo riconquistare il posto che il vino italiano merita nel palcoscenico mondiale». 

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