Biologico, Confagri denuncia: in Sicilia a rischio 40 milioni di euro

Biologico, Confagri denuncia: in Sicilia a rischio 40 milioni di euro
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Di burocrazia si muore. Molto più facilmente e più frequentemente che di Coronavirus. Lo constata Confagricoltura Sicilia che evidenzia come un’emergenza di grandi dimensioni abbia portato drammaticamente alla luce tutte le carenze di un sistema amministrativo pesante, contorto e farraginoso e quindi incapace di aiutare il Paese a ripartire

II mancato cambio di marcia necessario per affrontare una situazione emergenziale, si legge in una nota diffusa oggi da Confagri Sicilia, rischia “di desertificare l’intero tessuto produttivo regionale benché gli agricoltori abbiano chiesto ben poco di quello che è previsto nei provvedimenti conosciuti come Salva-Italia. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli agricoltori in Sicilia si sono limitati ad attendere le spettanze maturate a seguito di provvedimenti emanati per avversità atmosferiche o in seguito all’adesione a misure comunitarie”.

“È emblematico – prosegue Confagri Sicilia – il caso riguardante la Misura del Psr Sicilia per l’agricoltura biologica, le cui somme risultano bloccate da anni e, beffa ancora maggiore, i pochi che le hanno ricevute rischiano di restituirle”. E qui Confagri non le manda a dire: “La Regione siciliana ci ha messo del suo, abbassando il margine di tolleranza di errore per le superfici dichiarate in biologico pena la restituzione del contributo per il biologico (non sono state previste, infatti, le riduzioni del contributo, come invece è stato fatto da tutte le altre Regioni ndr); l’Agea poi non si è fatta scappare l’occasione di applicare alla lettera tali disposizioni, dimenticando il fatto di avere cambiato le carte in tavola tramite l’aggiornamento dei rilevamenti delle superfici, lautamente finanziati dall’Ue, che hanno modificato, e non di poco, le superfici dichiarate dagli agricoltori all’inizio dell’impegno. A rendere ancora più complicato il quadro d’insieme per il biologico, la mancata coincidenza delle superfici rilevate ed aggiornate da Agea con quelle dichiarate dagli enti di certificazione”. Questa “Torre di Babele” – denuncia l’organizzazione agricola – rischia di togliere alla Sicilia una boccata d’ossigeno pari ad oltre 40 milioni di euro.

Sulla cassa integrazione in deroga poi il giudizio è ovviamente simile a quello già espresso da numerose sigle del mondo datoriale e sindacale: “Non consola il fatto che si sia in buona compagnia, visto che nessuna regione italiana ha brillato per capacità operative. Ma il mancato pagamento della cassa integrazione in deroga e tutta l’operazione, ha mostrato in pieno le carenze di una macchina burocratica sicuramente non degna di un Paese sviluppato come dovrebbe essere il nostro”.

Confagri Sicilia chiede, poi, il potenziamento degli interventi veramente necessari in agricoltura, come ad esempio i prestiti quinquennali con garanzia statale, per i quali le risorse attuali rischiano di essere assolutamente insufficienti. E infine l’augurio che, a bocce ferme, la politica abbia il coraggio di affrontare alla radice il problema, mettendo le basi per una ripresa che sarà lunga e piena di insidie.

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