Bellanova sul Dl liquidità: alt alle polemiche, tutto ok per le aziende agricole
Una cosa è certa: che cosa ci sia per le aziende agricole dentro questo cosiddetto “Decreto liquidità”, non è ancora dato sapere con certezza. A nemmeno 24 ore dalla video-riunione tra i ministri economici, l’unica cosa sicura è che le perplessità manifestate dalle organizzazioni di categoria (che siciliaverdemagazine ha riportato non appena conclusa la riunione), non sono state fugate nemmeno un po’.
C’è stata solo nella serata di ieri una dichiarazione del ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, che nelle intenzioni del governo avrebbe dovuto spazzare via timori e riserve: «Libero il campo – ha detto Bellanova – da equivoci di tutte le nature: il settore agricolo è ricompreso, e non potrebbe essere diversamente, nell’iniezione di liquidità che il Decreto garantisce a sostegno di tutto il sistema produttivo ed economico. Leggo di allarmi e interpretazioni su un testo che dovrebbe essere, per una questione di opportunità, esclusivamente nelle mani dei tecnici per la redazione definitiva ai fini della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Voglio tranquillizzare tutti: le imprese agricole, che con l’intera filiera alimentare stanno permettendo il bene-cibo al Paese, rientrano nel Dl liquidità licenziato dal Consiglio dei Ministri».
Prima del ministro era intervenuto il sottosegretario alle Politiche Agricole, il pentastellato Giuseppe L’Abbate, che però non aveva in sostanza detto niente di più o di meno che potesse chiarire il contenuto del nuovo provvedimento governativo. Parlando del problema liquidità, L’Abbate si era soffermato a ricordare come l’agricoltura ha bisogno di un consistente intervento in tal senso e che «ciò può avvenire in maniera immediata, permettendo alle aziende agricole l’accesso diretto al Fondo di Garanzia per le Pmi, comprendendo ovviamente i benefici previsti dal Dl Cura Italia».
«Attualmente, infatti, – aveva detto ancora L’Abbate – il settore primario può accedere solo attraverso i Confidi agricoli che, però, di fatto non esistono a livello nazionale e riescono a far erogare finanziamenti in poche province e per importi di entità modestissima. Basterebbe una copertura di 100 milioni di euro a valere sul Fondo di Garanzia per permettere l’erogazione di prestiti di liquidità, ripianamento passività e investimenti al settore agricolo di oltre 1,3 miliardi di euro».
Ma, ripetiamo, le perplessità ad oggi non sembrano affatto fugate. Da quello che si sa, i limiti imposti da questo Decreto come garanzia – ossia una durata di sei anni, costo del personale, importo entro limite di fatturato – sono di fatto penalizzanti per il sistema delle imprese agricole e della pesca. Secondo quanto sarebbe previsto dalla bozza del documento, i nuovi interventi finanziari escluderebbero di fatto il mondo agricolo dalla possibilità di avere liquidità veloce e in modo efficace.
Da qui, la richiesta avanzata dalle organizzazioni di categoria di investire nel sistema dei confidi agricoli o nel fondo garanzia Ismea per l’agricoltura, strumenti che già esistono e che sono ben conosciuti dai produttori agricoli.
