“Escluse gran parte delle aziende agricole”: Agrinsieme boccia il Dl liquidità

“Escluse gran parte delle aziende agricole”: Agrinsieme boccia il Dl liquidità

«La gran parte delle aziende agricole sembra al momento essere esclusa dalla platea dei beneficiari del cosiddetto “Dl liquidità”, approvato durante l’ultima riunione del Consiglio dei ministri, proprio nel momento in cui all’agricoltura viene richiesto il massimo sforzo produttivo per il Paese». A denunciare l’ennesimo passo falso del governo Conte nei confronti del settore agricolo, è il coordinamento di Agrinsieme, organismo che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. Il documento di Agrinsieme è stato diffuso al termine del vertice dei ministri di oggi, durante il quale è stato dato il via libera a un decreto legge con disposizioni urgenti per il sostegno alla liquidità delle imprese e all’esportazione.

Garanzie dei prestiti solo per le aziende che redigono bilanci?

 «Da una prima lettura della bozza attualmente in circolazione – osserva Agrinsieme – sembra emergere chiaramente come per misurare l’entità del finanziamento si faccia riferimento solo al bilancio delle aziende, documentazione che è predisposta solo da una parte delle aziende agricole, mentre per altre è prevista una fiscalità diversa». «Stesso discorso vale per il Fondo per le piccole e medie imprese-Pmi, che non opera a garanzia delle imprese agricole», rimarca il Coordinamento, ad avviso del quale «si rende, quindi, necessario che nel “Dl liquidità” venga contemplato e adeguatamente alimentato il Fondo Ismea che opera in agricoltura, in quanto allo stato attuale l’agricoltura sembra per la gran parte esclusa dagli interventi proposti».

 Conclude Agrinsieme: «A nostro avviso si tratta di una grave dimenticanza e, pertanto, chiediamo l’inserimento di tutte le aziende agricole italiane tra i beneficiari di questa misura. Gli agricoltori, in questo momento di emergenza, sono fondamentali per il Paese, perché consentono l’approvvigionamento quotidiano di cibo fresco a tutti i cittadini e non possono essere assolutamente lasciati indietro».

Secondo Coldiretti bisogna rafforzare Ismea

Coldiretti chiede, invece, di attivare lo scudo dell’Ismea per garantire al 100% i prestiti delle circa 750mila aziende agricole italiane alle prese con gli effetti sull’economia e sull’occupazione dell’emergenza coronavirus.

«Bisogna allungare il tempo di rimborso prestiti almeno dai 6 a 10 anni e affidarne la gestione al Fondo di garanzia dell’Ismea per l’agricoltura e la pesca e al Fondo per le Piccole e Medie Imprese per l’agroindustria e l’agroalimentare», afferma Prandini e precisa che «si tratta di strumenti che funzionano da anni, che sono collaudati, che hanno limiti molto meno stringenti della Sace e che non prevedono costi aggiuntivi per le imprese».

«Occorre aumentare la dotazione già assegnata alle garanzie fornite da Ismea dal decreto e – precisa Prandini – agire attraverso il sistema informativo nazionale per velocizzare le istruttorie ed evitare che evasori fiscali e aziende non in regola possano sottrarre risorse vitali per il settore. Inoltre le aziende che accedono alle garanzie devono assicurare continuità dell’attività agricola e il sistema deve prevedere penalizzazioni significative per quelle che adotteranno comportamenti opportunistici».

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