Etichetta a batteria, la risposta italiana al Nutriscore sostenuto dai francesi

Etichetta a batteria, la risposta italiana al Nutriscore sostenuto dai francesi
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L’ennesima guerra tra Italia ed Ue si gioca sulle etichette. Ed è una guerra che vede in gioco un piatto pieno di prodotti agroalimentari e di miliardi di euro che fanno gola ai principali paesi produttori ed esportatori di alimenti di largo consumo, ovvero quelli che finiscono sulle tavole di milioni e milioni di consumatori europei e non.

Tutto è nato dalla solita “furbata” francese, autentici maestri nel pilotare a proprio vantaggio qualsiasi mossa di politica economica di Bruxelles. Parliamo della proposta “Nutriscore”,  più nota come etichetta a semaforo, un logo che in pratica – se recepito così come ipotizzato – boccerebbe senza attenuanti la maggior parte degli prodotti di cui si compone la dieta mediterranea; tutti prodotti che, a partire dall’olio d’oliva e dal parmigiano, guarda caso, fanno ricco l’export italiano.

Secca la risposta inviata da Roma: «L’etichetta a semaforo, applicata sui prodotti in alcuni Paesi europei – ha spiegato in una intervista a La Stampa, il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova – non fornisce un’informazione compiuta al consumatore, che invece va messo nella condizione di sapere esattamente che cosa ogni alimento contiene. Il Nutriscore è una semplificazione fondata su parametri base come sale, zucchero, grassi. Se la adottassimo, rischieremmo di avere l’olio d’oliva, il parmigiano e altri prodotti tipici della dieta mediterranea con semaforo arancione o rosso, indicazione fuorviante per chi acquista».

Il ministro per le politiche agricole e agroalimentari, Teresa Bellanova

La risposta italiana all’ennesimo attacco della Ue si chiama “etichetta a batteria” e prende in esame non i singoli cibi, bensì la loro incidenza all’interno di una dieta. La controproposta di Roma al Nutriscore è già stata presentata alla Commissione europea e di fatto sposa la battaglia che da anni porta avanti Federalimentare a difesa della salute e del Made in Italy.

«Il meccanismo del Nutriscoreha spiegato nei giorni scorsi il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio – metterebbe sullo stesso piano alimenti molto diversi, a discapito delle eccellenze della dieta mediterranea, celebrata in tutto il mondo come la più sana. Ne farebbero le spese prodotti determinanti quali, tra gli altri, l’olio extravergine di oliva, il parmigiano e il prosciutto crudo». E ancora il ministro Bellanova: «Quello che bisogna capire è che un conto è mangiare 50 grammi di parmigiano, un altro 2 chili: sono gli eccessi a nuocere. Per questo sull’etichetta a batteria che sosteniamo, abbiamo inserito la dose giornaliera consigliata da consumare per un’alimentazione equilibrata e sana».

Il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio

L’etichetta a batteria punta anzitutto a valorizzare la dieta mediterranea e i prodotti che la compongono. In pratica non si esclude alcun cibo, ma si indicano le quantità consigliate, così da consentire una dieta varia e soddisfacente e allo stesso tempo equilibrata dal punto di vista nutrizionale.

Il sistema proposto dall’Italia di etichettatura informativa sulla confezione – armonizzata a livello europeo – prevede l’indicazione di tutti i valori relativi ad una singola porzione consumata. All’interno del simbolo “batteria” va indicata la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione rispetto alla quantità giornaliera di assunzione raccomandata. La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o nutrienti contenuta nella singola porzione, permettendo così di quantificarla anche visivamente.

«La batteria – chiarisce Vacondio – è il frutto di due anni di lavoro e del contributo di quattro ministeri: Salute, Esteri, Agricoltura e Sviluppo economico. Alla base scientifica di questo sistema di etichette hanno lavorato l’Istituto superiore di Sanità, il Consiglio superiore dell’Agricoltura e il Crea. All’Università Luiss è stato commissionato lo studio sul campo: è stato interpellato un campione di famiglie italiane alle quali sono state sottoposte entrambe le etichette, il Nutriscore francese e la batteria italiana. Il verdetto è stato chiaro: le famiglie italiane si trovano indiscutibilmente meglio con la batteria. Il governo italiano, insomma, ora può fare le sue mosse a Bruxelles».

E proprio sotto questo profilo, nell’intervista al quotidiano La Stampa, il ministro Bellanova ha anche chiarito quali saranno le prossime mosse dell’Italia in ambito europeo: «Il Nutriscore – ha osservato la titolare delle Politiche agricole – attualmente è adottato su base volontaria e non è uguale per tutti. E se la legge, come alcuni vorrebbero, fosse varata a livello europeo senza obblighi, verrebbe meno l’esistenza stessa della politica di Bruxelles. Noi invece vogliamo che tale norma sia inderogabile in tutti i Paesi europei: se la regola è facoltativa e ogni Stato nazionale usa un suo algoritmo, con parametri diversi, i vari governi sono portati a mettere in evidenza i propri prodotti. E a quel punto il rischio è la concorrenza sleale. Non può esistere che un formaggio etichettato come salutare in Francia sia dannoso in Germania e viceversa. Noi ora abbiamo preso tempo in Ue perché vogliamo convincere gli altri Paesi ad adottare la nostra etichetta. E chiediamo alla Commissione di assumere un orientamento tale da consentire ai consumatori di fare acquisiti informati».

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