Bando SRD01 del Psp 2023-2027: proroga sì o proroga no?
PALERMO – Doveva essere uno dei pilastri della nuova programmazione agricola regionale. Un intervento da 100 milioni di euro destinato a rafforzare la competitività delle aziende agricole siciliane, sostenere gli investimenti, favorire l’innovazione e migliorare la sostenibilità delle produzioni. Invece, a pochi giorni dalla scadenza fissata per l’8 giugno 2026, il bando SRD01 del PSP Sicilia 2023-2027 si trova al centro di una crescente polemica che coinvolge organizzazioni professionali agricole, agronomi, centri di assistenza agricola e imprese.
L’intervento SRD01, approvato dalla Regione Siciliana con il D.D.G. n. 458 del 3 febbraio 2026, mette a disposizione risorse per miglioramenti fondiari, infrastrutture aziendali, acquisto di macchinari, efficientamento energetico e gestione delle risorse idriche, con contributi fino all’80% per i giovani agricoltori.
Sulla carta una misura strategica. Nella pratica, però, il percorso si sta trasformando in una corsa a ostacoli che rischia di lasciare sul terreno centinaia di aziende agricole
Le richieste di proroga, dopo il silenzio dell’Assessorato, si ripetono e si moltiplicano
A chiedere formalmente una proroga dei termini sono stati per primi gli agronomi attraverso la loro Federazione regionale guidata da Giuseppe Iacono che in questi giorni ha reiterato la richiesta. A seguire alcune organizzazioni di categoria. La più articolata è la posizione di Copagri Sicilia guidata da Natale Mascellino che ha inviato una lunga nota all’assessore regionale all’Agricoltura e al Dipartimento Agricoltura denunciando una serie di criticità operative, procedurali e strutturali.
Secondo Copagri, il problema nasce già a monte: la mancata concertazione preventiva con le organizzazioni professionali agricole nella fase di costruzione del bando. Una scelta che, secondo la Confederazione, avrebbe prodotto Faq tardive, interpretazioni contrastanti e difficoltà applicative che oggi stanno emergendo in tutta la loro evidenza.
La stessa organizzazione parla apertamente di assenza di un tavolo agricolo regionale stabile e denuncia una gestione che avrebbe lasciato imprese e professionisti senza un reale confronto preventivo sulle modalità di attuazione del Psp Sicilia 2023-2027.
Cantierabilità e banche: i 44 punti che possono decidere tutto
Uno dei nodi più contestati riguarda il sistema dei punteggi. Per ottenere una posizione utile in graduatoria diventa fondamentale acquisire la cantierabilità degli interventi e l’attestazione bancaria di sostenibilità finanziaria. In gioco ci sono complessivamente 44 punti: 14 per la cantierabilità e 30 per la sostenibilità finanziaria. Il problema, sostiene Copagri, è che gran parte di questi requisiti non dipende dalla volontà delle aziende.
Per ottenere i titoli autorizzativi servono infatti passaggi presso uffici comunali, soprintendenze, ispettorati forestali e altri enti competenti. Iter che spesso richiedono mesi e che difficilmente riescono a concludersi entro i termini fissati dal bando.
Non va meglio sul fronte bancario. Diverse aziende segnalano difficoltà nell’ottenere le attestazioni richieste. “In alcuni casi gli istituti di credito – denunciano i professionisti – starebbero subordinando il rilascio della documentazione a valutazioni interne particolarmente lunghe o addirittura all’apertura preventiva di linee di finanziamento”.
Il risultato è che imprese con progetti potenzialmente validi rischiano di perdere punteggi decisivi per ragioni completamente esterne alle proprie capacità progettuali.
Il rebus Sian e le firme elettroniche
Come se non bastasse, sul tavolo si aggiungono i problemi tecnici del sistema informatico nazionale. Copagri parla di rallentamenti generalizzati del Sian e di malfunzionamenti della firma elettronica tramite Otp, strumenti indispensabili per completare e trasmettere le domande.
Nell’ultima missiva indirizzata all’Assessorato regionale all’Agricoltura anche la Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali della Sicilia ha denunciato anomalie rilevanti. In una nota inviata all’assessorato viene segnalata l’impossibilità di utilizzare correttamente l’applicativo Sian dedicato alla gestione dei preventivi, poiché i bandi SRD01 e SRD13 non risultavano disponibili all’interno della piattaforma. Una situazione che, di fatto, impedirebbe ai professionisti di richiedere e acquisire la documentazione necessaria alla predisposizione delle pratiche.
Le difficoltà informatiche assumono un peso ancora maggiore se si considera che Agea e Masaf hanno già riconosciuto problemi analoghi prorogando al 30 giugno 2026 il termine per la presentazione della Domanda Unica. Da qui la richiesta di allineare anche il calendario dell’SRD01 a quello della principale misura nazionale.
La soglia minima da 250 mila euro divide il comparto
Ma la contestazione più politica riguarda probabilmente la struttura stessa del bando che – così come tanti altri temi – non è mai stata discussa preventivamente con le organizzazioni agricole (almeno non con tutte e/o non con tutte insieme).
Copagri evidenzia che la Sicilia avrebbe fissato una soglia minima di investimento pari a 250 mila euro e una massima di 3 milioni di euro, livelli considerati tra i più elevati in Italia per questa tipologia di intervento.
Secondo l’organizzazione, questa impostazione rischia di escludere gran parte delle piccole e medie aziende agricole delle aree interne siciliane, dai Nebrodi alle Madonie, dai Sicani all’entroterra ennese e agrigentino. Aziende che spesso necessitano di investimenti più contenuti ma che rappresentano una quota rilevante del tessuto produttivo regionale.
La critica è pesante: una misura nata per sostenere la competitività delle aziende in un’area a rischio spopolamento e abbandono, rischierebbe di favorire soprattutto le aziende già strutturate, aumentando gli squilibri territoriali invece di ridurli.
Non tutti vogliono fermare il bando
Sul fronte opposto si registra però una posizione diversa. Coldiretti Sicilia, in testa a tutti, ha preso le distanze dalle richieste di una proroga generalizzata, sostenendo che ulteriori rinvii rischierebbero di penalizzare le aziende che hanno già completato l’iter burocratico e attendono soltanto la chiusura della procedura. L’organizzazione chiede piuttosto nuovi stanziamenti e nuovi bandi, eventualmente accompagnati da un breve margine aggiuntivo per chi è bloccato da problematiche tecniche indipendenti dalla propria volontà.
Una linea che trova punti di contatto anche con altre organizzazioni agricole. Nei giorni scorsi, infatti, anche Confagricoltura Sicilia ha chiesto una proroga, ma senza mettere in discussione l’impianto complessivo della misura, sostenendo che il bando andrebbe rafforzato con ulteriori risorse e non rallentato o sospeso. Per quanto riguarda Cia, un tempo sempre molto attenta a certe tematiche, la posizione si fa attendere.
Dal canto loro, però, i professionisti fanno osservare che “si auspica meno burocrazia per uno dei bandi con più burocrazia degli ultimi anni, e si chiede un nuovo bando pur nella consapevolezza che non ci sono risorse disponibili. Infine, si arriva quasi al risibile, a proposito del “bisogno di qualità di spesa”. Se riferita al bando in questione – affermano in tanti – difficile pensare che possa realizzarsi, considerato che in molti casi la ragione di partecipazione principale è il contributo stesso e non l’investimento. E se lo dicono loro, non si fa fatica a crederci.
Il vero rischio: perdere l’occasione del Psp
Dietro lo scontro sulle proroghe si nasconde una questione molto più profonda. Il bando SRD01 rappresenta uno degli interventi più importanti del Psp Sicilia 2023-2027 e vale 100 milioni di euro di investimenti potenziali.
Se le criticità denunciate da professionisti, Copagri e in parte Confagricoltura, Centri di assistenza agricola dovessero tradursi in un numero elevato di domande escluse o non presentate, il rischio sarebbe duplice: da un lato le aziende private di un’opportunità di crescita, dall’altro la riduzione dell’efficacia della spesa pubblica europea.
È proprio questo il paradosso che oggi attraversa il comparto agricolo siciliano. Tutti chiedono investimenti, innovazione e competitività. Ma quando arriva il momento di trasformare le risorse comunitarie in progetti concreti, il sistema continua a scontrarsi con burocrazia, tempi amministrativi incompatibili e piattaforme informatiche che faticano a reggere il peso delle scadenze.
La politica, quella dell’Ars, come spesso accade, arriva in ritardo…
A ridosso della scadenza naturale del bando ed esattamente per il 9 gugno, sul tema del bando SRD01 ci sarà un confronto all’Assemblea Regionale Siciliana dove sarà discussa una mozione del Partito Democratico che chiede una revisione dei requisiti di accesso, oltre che, naturalmente, un congruo slittamento dei termini di presentazione delle domande. Intanto, però, la scadenza per la presentazione delle domande è fissata all’8 giugno.
Al centro delle contestazioni c’è la soglia minima di spesa ammissibile pari a 250 mila euro, ritenuta troppo elevata e penalizzante per le realtà aziendali più piccole. La mozione evidenzia come tale requisito rappresenti una barriera all’accesso per molte imprese agricole che non dispongono della capacità finanziaria necessaria per programmare investimenti di questa entità. Una scelta simile, è bene ricordarlo, era stata fatta da Antonello Cracolici (Pd, appunto) quando era l’assessore all’Agricoltura della Giunta Crocetta.
Critiche sono arrivate anche dall’Mpa, che nelle scorse settimane aveva presentato un’interpellanza sul tema. Tra le richieste avanzate al governo regionale figura la riduzione della soglia minima e l’introduzione di criteri differenziati, sul modello già adottato in Calabria, per consentire una maggiore partecipazione delle aziende di minori dimensioni. Viene inoltre contestato il criterio della solidità economica basato sull’attestazione bancaria, proponendo di sostituirlo con indicatori oggettivi ricavati dai bilanci aziendali. La questione assume particolare rilievo nelle aree interne della Sicilia, dove operano prevalentemente piccole e medie imprese familiari. Secondo i firmatari, il bando rischia di entrare in contrasto con le politiche nazionali e regionali volte a contrastare lo spopolamento e favorire il ricambio generazionale. Per questo viene chiesta anche l’introduzione di premialità per gli under 35 e per le microimprese agricole, oltre a una proroga dei termini per consentire alle aziende di completare la documentazione richiesta.
E mentre gli attori discutono su proroga sì, proroga no, resta una domanda di fondo: il problema è davvero spostare una scadenza di qualche settimana o è necessario ripensare il modo in cui vengono costruiti e gestiti i bandi che dovrebbero sostenere il futuro dell’agricoltura siciliana?
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