Paesaggi rurali e Distretti del Cibo: focus a Castelbuono
CASTELBUONO (PA) – I paesaggi rurali storici come leva di sviluppo territoriale e i Distretti del Cibo come strumenti di governance locale: saranno questi i temi al centro del laboratorio in programma sabato 21 febbraio 2026 alle ore 15.00 presso la Sala Padre Lorenzo Marzullo (Ex Badia) di Castelbuono.
L’iniziativa è promossa dal Gal Isc Madonie e da AssoCea Messina Aps – Centro di Educazione Ambientale, con il patrocinio del Comune di Castelbuono, dell’Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (Pris) e della Consulta dei Distretti del Cibo, nell’ambito del calendario di eventi “Aspettando la Giornata Nazionale del Paesaggio nei Valli di Sicilia”.
Nel cuore delle Madonie, i paesaggi agricoli tradizionali si configurano come veri e propri musei a cielo aperto, dove biodiversità, colture storiche e saperi contadini continuano a modellare il territorio. L’incontro punta anche a valorizzare il ruolo dei Distretti del Cibo nella costruzione di modelli di sviluppo capaci di integrare produzione agricola, tutela ambientale e identità culturale.
Al centro del confronto, la necessità di costruire un percorso condiviso che metta in rete i territori dei tre storici valli siciliani – Val di Mazara, Val Demone e Val di Noto – trasformando la loro cornice geografica in un elemento unificante per politiche di valorizzazione agroalimentare e paesaggistica.
Non solo memoria del passato, ma visione strategica per il futuro: il laboratorio intende promuovere nuove forme di cooperazione tra comunità locali, operatori del settore agroalimentare e istituzioni, per accompagnare le trasformazioni dei paesaggi contemporanei verso modelli di sviluppo sostenibile.
L’appuntamento di Castelbuono si propone così come un momento di dialogo aperto tra tecnici, associazioni, imprese agricole, scuole e cittadini, chiamati a condividere strumenti e buone pratiche per rafforzare il senso di appartenenza e la competitività dei territori rurali siciliani.
Una sfida che passa dalla capacità di leggere il paesaggio non solo come patrimonio da conservare, ma come infrastruttura produttiva e culturale su cui costruire il futuro dell’agricoltura locale.
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