Pac, marcia indietro di Bruxelles: dopo le proteste, spariscono i tagli
Alla fine, quando i trattori scendono in piazza e i governi battono i pugni sul tavolo, anche Bruxelles si ricorda che senza agricoltura non c’è Europa. La Commissione Ue ha infatti corretto la rotta sul bilancio post-2027 della Politica agricola comune, cancellando il famigerato taglio del 22% e mettendo sul piatto, già dal 2028, 45 miliardi di euro aggiuntivi. Per l’Italia il risultato è tutt’altro che simbolico: circa 10 miliardi di euro in più destinati al settore primario.
Pac e Mercosur, accordo sullo scambio?
Una “mossa a sorpresa”, certo. Ma fino a un certo punto. La retromarcia arriva infatti dopo mesi di proteste degli agricoltori europei, dopo il muro alzato da diversi Stati membri – Italia e Francia in testa – e soprattutto alla vigilia di un nuovo tentativo di rilanciare l’accordo di libero scambio con il Mercosur. Un tempismo che dice molto più di mille comunicati ufficiali.
Vale la pena ricordare da dove si partiva. Nella proposta iniziale del quadro finanziario 2028-2034, la Pac veniva pesantemente ridimensionata: per l’Italia si passava da 37,7 a 31 miliardi di euro. Un colpo secco al reddito agricolo, mascherato da “razionalizzazione” e accompagnato dal rischio, tutt’altro che teorico, di una rinazionalizzazione della politica agricola. Tradotto: meno Europa e più discrezionalità nazionale, con l’agricoltura destinata a fare da bancomat per altre priorità.
Lo stop italiano a questa impostazione non è stato solo politico, ma anche culturale: ribadire che la Pac non è un capitolo di spesa qualunque, ma una politica strategica. E qualcosa, evidentemente, è passato. La Commissione ha ora vincolato 5 miliardi del cosiddetto Rural target a interventi agricoli nelle aree rurali e ha destinato altri 4,7 miliardi della riserva non allocata direttamente al settore primario. Risultato: tagli azzerati e dotazione persino superiore a quella del periodo 2021-2027.
Dal Governo italiano arrivano toni soddisfatti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di “linea di buon senso” finalmente ascoltata a Bruxelles, mentre il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida rivendica un risultato che “salva la specificità della Pac” e toglie ai governi la tentazione di dirottare risorse altrove.
Pac, una lezione per il futuro
Tutto risolto, quindi? Non proprio. Perché questa vicenda conferma una verità scomoda: l’agricoltura europea viene difesa solo quando diventa un problema politico, non quando è semplicemente un settore da sostenere. Prima si annunciano i tagli, poi si ascoltano le proteste, infine si corre ai ripari. Un copione già visto.
La Pac resta centrale, sì, ma sempre sotto esame. E se oggi Bruxelles fa un passo indietro, è perché qualcuno ha avuto il coraggio di dire no “a oltranza”. Poi gli eventi internazionali hanno fatto il resto: il blocco dell’accordo sul Mercosur, infatti, in una situazione internazionale “traballante” che vede l’Europa ai margini dello scacchiere internazionale, avrebbe di fatto peggiorato la situazione. La lezione per il futuro è chiara: senza una pressione costante, la “priorità agricola” rischia di restare solo uno slogan da conferenza stampa.
Le reazioni delle organizzazioni agricole
“I 10 miliardi in più per l’agricoltura italiana sono un segnale positivo, ma all’agricoltura servono chiarezza e, soprattutto, più garanzie. Le stesse che ci faranno dire sì al Mercosur se assicurata, nero su bianco, la reciprocità richiesta”, afferma Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani. Sul sì all’accordo sottolinea Fini: “va tenuto il punto sul rispetto della reciprocità e sui controlli nelle importazioni. La sua difesa va anche oltre l’accordo con il Sudamerica, pone le basi per tutelare e sostenere la competitività delle nostre aziende e delle nostre produzioni in tutti i futuri accordi commerciali. Dobbiamo avere coraggio nel guardare a nuovi sbocchi, ma anche nel dettare le regole di gioco su standard produttivi e di lavoro sui quali gli agricoltori europei e italiani hanno investito reddito e sacrifici”.
Analoga la posizione di Coldiretti che, comunque, ha ribadito di non fidarsi dell’alta tecnocrazia di Bruxelles che ha spinto la Commissione, con Ursula Von der Leyen in testa, ad assumere decisioni “tranchant” sulla Pac che adesso sono state ritrattate. “La Pac – ricorda Coldiretti in una nota – non è fatta solo di risorse, ma anche di regole. Per questo va sventato ogni tentativo di rinazionalizzazione della Pac della presidente e della sua cerchia di tecnocrati di Bruxelles”. Soddisfazione anche per la modifica legata alle aree rurali che consentirà di utilizzare per gli agricoltori il 10% delle del Fondo unico, circa 48 miliardi. Queste risorse potranno essere utilizzate in modo concreto per affrontare il tema delle aree interne, delle aree collinari e delle aree montane, destinandole ai contadini che vivono e lavorano stabilmente in quei territori.
Confagricoltura, pur apprezzando il risultato, rimane cauta e rimarca come rimangano forti dubbi sul mantenimento del carattere europeo della Pac, che “non deve nazionalizzarsi indebolendo il carattere unico del mercato Ue e creando distorsioni di concorrenza tra gli agricoltori”. Poi sull’accordo commerciale con i paesi del Sud America non fa sconti: nessuno scambio tra fondi della Pac e Mercosur. “Gli accordi commerciali – si legge in una nota – devono basarsi sulla reciprocità e salvaguardare nel tempo l’agricoltura europea”. Per Palazzo della Valle, infatti, le misure proposte sulla reciprocità non sono sufficienti. I metodi di produzione e gli standard qualitativi sono ancora un elemento di criticità da superare negli accordi bilaterali. Non a caso Confagricoltura afferma che “sarà fondamentale costruire un sistema di controlli nelle dogane per tutelare la produzione europea rispetto a quei prodotti che potrebbero avere residui vietati in Europa”.
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