Piano per la gestione della fauna selvatica, disco verde della Giunta

Piano per la gestione della fauna selvatica, disco verde della Giunta

PALERMO – La Giunta regionale ha approvato il “Piano straordinario regionale per la gestione e il contenimento della fauna selvatica in Sicilia”, un documento che stabilisce le linee guida per il quinquennio 2025-2029. Il piano, elaborato dal Dipartimento per lo sviluppo rurale e territoriale sotto la direzione di Fulvio Bellomo, nasce in sinergia con le principali organizzazioni agricole e ha ottenuto il parere favorevole dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale.

L’obiettivo primario del piano consiste nel trovare un equilibrio tra la conservazione della biodiversità e la protezione delle attività agricole, che negli ultimi anni hanno subito danni significativi a causa della proliferazione incontrollata di alcune specie selvatiche.

Equilibrio tra tutela dell’ambiente, delle produzioni agricole e della sicurezza delle persone

«Questo piano rappresenta una svolta importante per la Sicilia», ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura, Salvatore Barbagallo. «Abbiamo lavorato a lungo per un documento che tuteli sia la biodiversità sia le nostre produzioni agricole. Grazie a un monitoraggio costante, potremo verificare l’efficacia delle azioni e intervenire laddove necessario».

Il piano affronta in particolare la problematica della proliferazione del cinghiale (Sus scrofa) e dei suoi ibridi, una delle principali minacce per l’agricoltura siciliana. La crescita esponenziale di questa specie ha causato ingenti danni alle colture, oltre a rappresentare un rischio per la sicurezza stradale e sanitaria. Il documento si inserisce in un contesto più ampio di misure già attuate, come il Piano straordinario per l’eradicazione della peste suina africana (2020-2026), che ha già portato all’abbattimento controllato di 3.500 esemplari.

Interventi mirati su diverse specie

Oltre ai cinghiali, il piano prevede misure specifiche per altre specie problematiche. Il colombaccio (Columba palumbus), ad esempio, sta mettendo a rischio le coltivazioni di Ustica, comprese le pregiate leguminose riconosciute come presidi Slow Food, oltre ai vigneti e ad altre colture. Anche le capre inselvatichite nelle isole Eolie rappresentano un pericolo per il fragile equilibrio ambientale di questi ecosistemi.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla gestione del muflone nell’isola di Marettimo, delle nutrie nel fiume Irminio nel Ragusano e dei daini nei Nebrodi, specie che, se non controllate, possono compromettere la biodiversità e l’agricoltura locale.

Un monitoraggio costante e una gestione sostenibile

Il nuovo piano prevede l’attuazione di un sistema di monitoraggio costante che consentirà di valutare l’efficacia degli interventi e di adeguarli in base alle necessità. La gestione delle richieste di intervento sarà effettuata nel rispetto delle normative vigenti e con un’attenzione particolare alla salvaguardia delle specie sensibili.

Con questa iniziativa, finalmente la Sicilia si dota di uno strumento di gestione della fauna selvatica che dovrebbe riuscire a coniugare un equilibrio sostenibile tra tutela ambientale, sicurezza agricola e salvaguardia delle comunità locali.

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