Aziende agricole ragusane sott’acqua per colpa del “medicane”
Questa volta è stata colpa del “medicane” il ciclone simil-tropicale fuori stagione. Ma l’effetto è sempre quello devastante di un’ondata di maltempo straordinaria. E ancora una volta la provincia di Ragusa si ritrova a fare i conti con fiumi e torrenti esondati, ponti crollati, strade rurali impraticabili o distrutte, edifici allagati e impianti serricoli invasi dall’acqua. Danni che, secondo molti, si sarebbero potuti ridurre notevolmente se si fosse provveduto in tempo a pulire canali di scolo, alvei di fiumi e torrenti e si fossero posti in essere tutti quegli interventi necessari a prevenire e ridurre il rischio di dissesto idrogeologico. «Interventi che abbiamo più volte pubblicamente richiesto, ma che non sono mai realizzati», denuncia Antonino Pirrè, presidente di Confagricoltura Ragusa.
Ieri il fiume Dirillo, dopo che intorno alle 13,00 è stato attivato il sistema di protezione della diga, ha aumentato la portata di 10-20 metri cubi al secondo fino ad esondare dagli argini. Si è trattato di un’operazione indispensabile per garantire l’incolumità della diga che aveva raggiunto la capienza massima. Anche l’Ippari, il Terrana, il Ficuzza e il torrente Modica-Scicli sono esondati. Gravi allagamenti si sono registrati in tutto il territorio provinciale, soprattutto a Comiso e a Scicli. In alcuni centri è stata danneggiata anche la rete elettrica e quella telefonica. Gravi e diffusi i danni agli impianti produttivi e serricoli, quasi tutti interessati da allagamenti. Alcuni hanno anche subìto danni strutturali.
«I danni alle aziende agricole sono ingenti e diffusi su tutto il territorio, tra raccolti compromessi e impossibilità di effettuare la semina» dichiara Pirrè. «Valutiamo quindi positivamente – prosegue – la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità, avanzata dai deputati regionali Giorgio Assenza e Nello Dipasquale alle istituzioni di governo regionali e nazionali che hanno chiesto di adottare tutte le misure di pronto intervento necessarie per far fronte all’emergenza, previo accertamento e quantificazione dei danni, con interventi di ripristino e di ristoro».
