Acqua in mare dalla diga Trinità, a rischio la viticoltura trapanese

Acqua in mare dalla diga Trinità, a rischio la viticoltura trapanese
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Grido d’allarme dei proprietari dei fondi agricoli ricadenti nel comprensorio irriguo della Diga Trinità, il bacino artificiale situato nel territorio di Castelvetrano che fornisce l’acqua per irrigare tantissimi vigneti. A lanciare l’appello i presidenti delle cantine Colomba Bianca (Dino Taschetta), Paolini (Gaspare Baiata), Europa (Nicola Vinci), Petrosino (Vincenzo Ampola) e Birgi (Giuseppe Monteleone). «Da diverse settimane – denunciano coralmente i presidenti – le paratoie della Diga Trinità sono aperte, provocando la fuoriuscita di una gran quantità di acqua che viene sversata in mare 24 ore su 24. Se questa situazione non verrà fronteggiata al più presto, la diga disporrà di un quantitativo di acqua di 3 milioni di metri cubi, a fronte di una capacità massima di 18 milioni, limitando l’irrigazione estiva di emergenza nei vigneti. A fronte dei cambiamenti climatici scontiamo già una gestione delle acque regionali fortemente critica, con la presenza di molteplici dighe ancora non collaudate, altrettante incompiute, mancanza di connessioni tra le province per il travaso dei volumi, reti di distribuzione che perdono come colabrodo e scarsa sicurezza che causa continui furti d’acqua. Non possiamo permetterci ulteriori dispersioni idriche incontrollate in un momento così delicato».

A regime, la diga Trinità potrebbe servire circa 6 mila ettari di vigneti il cui fabbisogno idrico annuo, pari a circa 6 milioni di metri cubi, non può essere soddisfatto dalle sole piogge. Più difficile la situazione se l’estate si presenta calda già fin dalle prime settimane così come sta accadendo in questo 2022. «Un’annata siccitosa – continuano i presidenti – oltre alla perdita di gran parte della produzione, rischierebbe di far disperdere anche buona parte del nostro patrimonio viticolo. La produzione del territorio servito dalla Diga Trinità è di circa 600 mila quintali di uva che, moltiplicata per una media di 40 euro a quintale, corrisponde a 24 milioni di euro. Perdere anche solo il 20% vuol dire buttare al vento 4,8 mln, ovvero fare cadere in rovina centinaia di famiglie». 

Il ministero competente, quelle delle Infrastrutture, nelle more di acquisire da parte dell’assessorato regionale all’Energia ulteriori verifiche tecniche, ha imposto l’ulteriore abbassamento della quota massima d’invaso, portando a circa 3 milioni il volume disponibile per l’irrigazione. Molto al di sotto delle esigenze consortili. 

«In questi mesi, c’era tutto il tempo – denunciano i presidenti delle cooperative vitivinicole trapanesi – per aprire le condotte e svolgere la manutenzione degli impianti. Ma c’è un intreccio di competenze che si trasforma spesso in immobilismo». Oramai il danno è irreversibile e l’acqua versata a mare non potrà più tornare indietro, ma la richiesta di Dino Taschetta, Gaspare Baiata, Nicola Vinci, Vincenzo Ampola e Giuseppe Monteleone è perentoria: il ministero intervenga con urgenza per lavorare fin da subito – sia tecnicamente che amministrativamente – per programmare le verifiche da fare in vista della stagione irrigua del prossimo anno.

«Il primo nemico degli agricoltori siciliani, delle cantine sociali e dei consorzi di bonifica è il Ministero delle Infrastrutture», afferma Sergio Tancredi, deputato regionale di Attiva Sicilia. «La disposizione perentoria con cui da Roma si costringe il Dipartimento Dighe a una limitazione d’invaso della diga Trinità di Castelvetrano e ad aprire le paratie facendo buttare a mare milioni di metri cubi d’acqua – aggiunge l’esponente di Attiva Sicilia – dà la misura di come la Sicilia sia tenuta in considerazione dal Governo nazionale».

«Sorprendono poi i toni dell’intimazione del Ministero che dimentica un passaggio fondamentale: se la Diga Trinità necessita di interventi strutturali immediati è anche vero che manca la relativa autorizzazione ministeriale a procedere. Quindi, da un lato c’è un impedimento ad adeguare la diga, dall’altro il richiamo a disperdere in mare l’acqua che è necessaria per salvare il lavoro di migliaia di lavoratori dell’agricoltura. Si tratta di una sentenza di morte con il bollo dello Stato. Da parte nostra – conclude Tancredi – il suggerimento che daremo agli agricoltori è di portare il Ministero in tribunale perché si tratta di una calamità naturale indotta e determinata da loro inadempienze».

«La diga Trinità di Castelvetrano nelle ultime settimane è stata svuotata, in parte, immaginiamo per rispettare vincoli di sicurezza. Il problema non sono i vincoli, ci sono da tanti anni, il problema è la mancanza di manutenzione e di programmazione, è una questione che investe in pieno la politica e i criteri di gestione delle acque», denuncia Camillo Pugliesi, presidente della Cia Sicilia Occidentale.

«Il dipartimento regionale Acqua e Rifiuti – dichiara l’assessore assessore dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità, Daniela Baglieri – lo scorso 24 maggio ha scritto al ministero e alla Prefettura di Trapani evidenziando come questa scelta dettata da Roma non abbia tenuto conto delle necessità economiche e produttive del comprensorio. A stretto giro convocherò un tavolo con il Consorzio di bonifica di Trapani per cercare di risolvere ogni difficoltà sul territorio. Ricordiamo che negli ultimi anni il dipartimento è stato impegnato nella programmazione e nell’affidamento dei servizi di ingegneria relativi alla rivalutazione sismica degli sbarramenti e delle opere strutturali risorse per diverse decine di milioni di euro». «Si tratta – conclude il rappresentante del governo Musumeci – di un intervento progettuale storico, a valle del quale, con l’approvazione dell’ufficio tecnico per le dighe di Palermo del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili si potranno redigere i progetti esecutivi di tutti gli interventi che sono propedeutici alla rimozione delle limitazioni di invaso in tutte le dighe gestite dalla Regione».

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