Lo Spinoso di Menfi festeggia dieci anni da Presidio Slow Food

Lo Spinoso di Menfi festeggia dieci anni da Presidio Slow Food
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Una storia lunga dieci anni. È quella del Presidio Slow Food carciofo Spinoso di Menfi e di cui va fiero un piccolo manipolo di produttori che da un decennio, appunto, si prende cura di un ortaggio già citato da Goethe nel suo “Viaggio in Italia” e che è diventato simbolo del centro agricolo agrigentino famoso anche per la produzione di vini e olio d’oliva di qualità.

Per festeggiare i 10 anni di Presidio Slow Food, la città di Menfi lo scorso 23 e 24 aprile ha ospitato una due giorni dedicata a questo ortaggio, simbolo di un areale, dove l’agricoltura, ha saputo realizzare un modello integrato di economia che, salvaguardando e valorizzando le colture tipiche di un territorio, ha saputo aprire nuove opportunità e prospettive. L’iniziativa di Menfi è stata anche l’occasione per celebrare il gemellaggio con un altro carciofo tipico della Sicilia, il “vagghiàrdu” di Niscemi, anch’esso Presidio di Slow Food ma solo da qualche settimana. 

Durante il fine settimana dedicato alla valorizzazione e alla promozione allo Spinoso di Menfi realizzata con il sostegno dell’Assessorato all’Agricoltura e delle istituzioni del territorio, è stato disegnato il progetto di rilancio e conoscenza dell’ecotipo locale, delle sue caratteristiche di tipicità e del suo utilizzo nella ristorazione contemporanea di alta qualità.

L’ecotipo storico, lo spinoso, è ancora coltivato e molto apprezzato dai buongustai ma vive male la competizione con gli ibridi anche tre, quattro volte più produttivi che provengono da altre zone di produzione. «Anche in quest’area della Sicilia l’erosione genetica delle varietà locali da parte degli ibridi prediletti dall’agricoltura specializzata sta cacciando gli ecotipi locali tradizionali», osserva Calogero Romano, agronomo e referente dei produttori del Presidio. «La maggior parte dei carciofi che oggi si coltivano nei terreni di Menfi – continua Romano – sono rappresentati da varietà moderneTema 2000, Violetto di Provenza e alcune varietà di romanesco. Vanno per la maggiore quelle inermi, senza spine, che il mercato oggi predilige».

Calogero Romano

Ma allora cosa dovrebbe spingere a coltivare lo Spinoso di Menfi? Calogero Romano, che insieme al padre Lorenzo e al fratello Filippo conduce una vasta azienda agricola in bio dove la coltura del carciofo ha un posto importante, ha le idee chiare: «Bisogna sapere sfruttare la buona fama e il successo che l’ecotipo locale riscuote presso le importanti cucine italiane. La minore produttività, infatti, viene ben compensata dal maggior prezzo che ciascun capolino dello spinoso riesce a spuntare rispetto alle altre varietà più, per così dire, commerciali».

Filippo Romano

«Menfi è da sempre terra di carciofi ma lo spinoso è il carciofo della tradizione – ha sottolineato durante la due giorni dedicata allo Spinoso di Menfi, il sindaco Marilena Mauceri – iniziative come queste devono non solo promuovere il territorio ma sensibilizzare l’etica del consumo e per questo voglio invitare gli agricoltori di Menfi ad abbracciare la scelta dei pochi produttori che hanno deciso di investire in questa varietà così unica»

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