Cannabis terapeutica, presto coltivazione aperta anche ai privati

Cannabis terapeutica, presto coltivazione aperta anche ai privati
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Qualcosa finalmente si muove per il comparto della cannabis terapeutica. Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha di recente annunciato che saranno presto emanati i bandi per la coltivazione della cannabis a uso medico da parte di aziende pubbliche e private italiane.

Ne ha dato notizia il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura dellaCamera dei Deputati, che non ha mancato di ricordare come ciò sarà possibile grazie alla norma inserita su sollecitazione del M5S nel Dl 148 del 2017.

«Adesso, ci auguriamo che dalle promesse si passi presto ai fatti», dichiara Gallinella. «L’Italia ha il know how imprenditoriale – aggiunge il presidente della Commissione Agricoltura – e le potenzialità per diventare autosufficiente nella produzione di cannabis terapeutica per la cura di patologie gravi e altamente invalidanti come la sclerosi multipla, il glaucoma, le malattie neoplastiche e la sclerosi laterale amiotrofica. Da un lato, possiamo aumentare la produzione degli attuali 300 chilogrammi annui dello Stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze, su cui abbiamo stanziato ulteriori risorse per oltre 3,5 milioni di euro, ma dall’altro possiamo cercare partnership con enti e imprese private che possono soddisfare la richiesta delle farmacie galeniche nazionali».

«Abbiamo ampi margini di crescita sino ai 1.400 chilogrammi annui del mercato interno – prosegue Gallinella – ne gioverebbero i malati e ne gioverebbe il Sistema Italia con la creazione di numerosi posti di lavoro, in una filiera totalmente legale e controllata. Torneremo a sollecitare il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa sino al raggiungimento dell’atteso risultato».

La coltivazione, trasformazione e commercio della cannabis a scopo terapeutico per soddisfare i bisogni dei pazienti, secondo le stime di Coldiretti, potrebbe garantire in Italia fino a 10mila posti di lavoro, dai campi ai flaconi. 

La richiesta di prodotti terapeutici a base di cannabis è, infatti, in costante crescita ma finora è stata soddisfatta dalle importazioni poiché al momento la sola produzione consentita è quella nello Stabilimento Chimico farmaceutico militare di Firenze, l’unico autorizzato alla coltivazione.

Solo utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre abbandonate o dismesse a causa della crisi nell’ortofloricoltura, la campagna italiana – sottolinea la Coldiretti – può mettere a disposizione da subito mille ettari di terreno in coltura protetta. Si tratta di ambienti al chiuso dove più facilmente possono essere effettuate le procedure di controllo da parte dell’autorità preposte per evitare il rischio di abusi. Una opportunità che va attentamente valutata per uscire dalla dipendenza dall’estero e avviare un progetto di filiera italiana al 100% che unisce l’agricoltura all’industria farmaceutica. 

La prima sperimentazione annunciata dal sottosegretario Costa, dunque, potrebbe aprire potenzialità enormi se si dovesse decidere di estendere la produzione in campo aperto nei terreni adatti. Negli anni 40 con ben 100mila gli ettari coltivati – osserva infine Coldiretti – l’Italia era il secondo produttore mondiale della cannabis “sativa”, che dal punto di vista botanico è simile alla varietà “indica” utilizzata a fini terapeutici.

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