Consorzi di Bonifica, aumentano i ruoli ma l’acqua resta un miraggio

Consorzi di Bonifica, aumentano i ruoli ma l’acqua resta un miraggio
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Affogano tra i debiti, e di acqua per l’irrigazione nemmeno a parlarne. Nel frattempo, però, i Consorzi di bonifica battono di nuovo a cassa e si preparano ad aumentare ancora una volta i ruoli consortili – questa volta del 20 per cento – senza riuscire a riscuotere crediti pregressi per 60 milioni vantati nei confronti dei consorziati. A pagare, a quanto pare, è solo il 40 per cento degli utenti. A questo quadro già fosco, si aggiunge una situazione debitoria spaventosa: 120 milioni di euro nei confronti di personale e fornitori di beni e servizi.

E alla Regione che si fa? In attesa dell’approvazione di una legge di riforma degli enti di bonifica (risale a ben due anni fa la presentazione alla stampa del progetto di legge predisposto dal governo regionale che gli agricoltori temono possa rivelarsi un salto nel buio), si galleggia. Anzi, no. Si sceglie di mettere ancora una volta le mani nelle tasche degli agricoltori. «L’ultima singolare trovata della Regione Siciliana a firma del dirigente del Servizio 4 – spiega Giosuè Catania, per la Cia responsabile regionale delle politiche irrigue – impone in modo perentorio ai consorzi di bonifica la rimodulazione del bilancio tenendo conto del minore trasferimento del contributo regionale per il pagamento degli emolumenti al personale a tempo indeterminato».

In parole povere, i commissari dei consorzi di Bonifica (in 26 anni di gestione straordinaria sono stati in tanti a succedersi in questa scomoda posizione), se non vogliono assistere alla bocciatura del bilancio di previsione da parte dell’amministrazione regionale, devono prevedere una maggiore entrata derivante dall’aumento dei ruoli consortili. Catania snocciola qualche numero: «Nel caso dell’ex Consorzio di Bonifica di Catania la maggiore entrata ammonta ad oltre 1 milione e 330 mila euro. Per tutti i sei Consorzi di Bonifica accorpati nel consorzio unico della Sicilia Orientale, il minore trasferimento delle somme dalle casse regionali ammonta ad oltre 5 milioni 450 mila di euro e su questa cifra deve attestarsi la previsione delle nuove entrate».

Poi c’è la situazione “esplosiva” dell’ex Consorzio di bonifica di Ragusa (anche questo è confluito nel Consorzio Sicilia orientale): debiti incontrollati e crescenti, dipendenti che non percepiscono lo stipendio da mesi, sindacati sul piede di guerra e rischio blocco dell’erogazione dei servizi all’orizzonte. 

Si tratta di una situazione grave, che peggiora di settimana in settimana, e che Confagricoltura Ragusa ha più volte denunciato pubblicamente.

Dichiara il presidente di Confagricoltura Ragusa, Antonino Pirrè: «Lo abbiamo detto più volte: occorre porre in essere soluzioni straordinarie per risolvere in maniera strutturale la gravissima situazione finanziaria dell’ente, pagare gli stipendi ai dipendenti e scongiurare in ogni modo il blocco dei servizi, che rappresenterebbe per gli imprenditori agricoli, oltre il danno, la beffa: infatti, a fronte di servizi talvolta scarsi ed inesistenti, il Consorzio spedisce agli utenti cartelle salatissime e l’eventuale blocco causerebbe danni gravissimi alle colture».

Difficile trattenere la rabbia degli agricoltori. E non solo di quella della Sicilia orientale. Anche nell’Agrigentino, e precisamente a Naro, nei giorni scorsi sono piovuti gli avvisi bonari inviati da Riscossione Sicilia per conto del Consorzio di Bonifica Agrigento 3. Negli avvisi una sorpresa: il beneficio irriguo connesso alla presenza dei bocchettoni di erogazione dell’acqua nel 2016 è aumentato del 400% passando da 20 a 80 euro per ettaro. Così si fa cassa e si rimette in equilibrio il consuntivo dell’anno. Semplice, no?

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