Riforma della Pac, per ora niente accordo. Nuovo appuntamento a giugno

Riforma della Pac, per ora niente accordo. Nuovo appuntamento a giugno
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Non sono bastati quattro giorni di trattative per raggiungere l’accordo l’accordo politico sui tre atti legislativi della riforma della Pac che dovrebbero entrare in vigore all’inizio del 2023 e guidare la politica agricola comunitaria del successivo quinquennio, mettendo sul piatto oltre 390 miliardi di euro.

Quella che sembrava essere la maratona finale per arrivare a definire l’architettura verde della nuova Politica Agricola Comune ha subìto uno stop inatteso. Ma cosa è successo? Pare che le posizioni tra l’Europarlamento e il Consiglio europeo fossero troppo distanti e che gli eurodeputati ci tenessero a fare valere il loro ruolo di co-legislatori senza limitarsi ad avallare le proposte del Consiglio. Adesso ci sarà una pausa di riflessione e la discussione è stata rinviata a fine giugno.

Senza un accordo sulla riforma della Pac, afferma in una nota Cia-Agricoltori Italiani, l’Europa è meno forte di fronte alle sfide della ripresa post pandemia e della transizione ecologica. «Speriamo in una ripresa dei negoziati a giugno – dichiara il presidente nazionale Dino Scanavinodove tutti riescano a superare ogni forma di preclusione. Auspichiamo un confronto più aperto, che si ispiri al cambiamento, sempre tenendo conto che la priorità resta il reddito agricolo. Gli agricoltori europei sono pronti a fare la propria parte per diventare sempre più sostenibili, con una Pac 2023-2027 più verde, ma senza dimenticare che la Politica Agricola Comune è innanzitutto una politica economica che deve sostenere la produzione di cibo sano, sicuro e di qualità e garantire la tenuta e la crescita delle aree rurali».

Sicuramente restano sul tavolo nodi importanti da sciogliere. Per Cia, però, rimane prioritario raggiungere un accordo sulla riforma della Pac che consenta una redistribuzione più equa delle risorse, così come un’attenzione alle politiche ambientali, che incentivino comportamenti virtuosi mantenendo l’agricoltura al centro. Aggiunge il presidente di Cia: «Chiediamo un impegno affinché si arrivi presto a un’intesa per una Pac robusta e strutturata, con fondi spendibili subito. C’è bisogno, nei tempi giusti, di una legislazione certa, equilibrata, innovativa, capace di garantire insieme la competitività e la sostenibilità del settore».

Anche per Coldiretti i tempi sono diventati stretti. «Serve al più presto un accordo sulla riforma della Pac per consentire la programmazione degli investimenti nelle aziende agricole italiane per una spesa di circa 50 miliardi da qui al 2027», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. «Auspichiamo che – sottolinea Prandini – a tre anni dalla presentazione della proposta di riforma della Pac si possa al più presto raggiungere un accordo necessario per garantire regole certe e stabilità agli agricoltori per i prossimi anni, in termini di investimenti e programmazione, soprattutto in un periodo di incertezza e difficoltà di mercato a causa della pandemia».

Finché non saranno chiari i contorni della Pac del futuro, si legge ancora nella nota di Coldiretti, verrà rallentata la stesura dei Piani Strategici Nazionali, che dovranno essere ambiziosi in termini di investimenti in innovazione, anche per restare in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale, per garantire un reddito certo e maggior competitività alle imprese agricole italiane, nel rispetto del principio che gli aiuti vadano agli agricoltori che vivono di agricoltura e nel rispetto delle regole e delle normative del lavoro. 

«Occorre arrivare al più presto ad un accordo che – afferma Prandini – tenga conto dell’obiettivo di sostenere adeguatamente i redditi degli agricoltori, premiare comportamenti virtuosi in coerenza anche con il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, di affrontare i danni provocati dai cambiamenti climatici, favorire il ritorno alla terra in atto nelle giovani generazioni e garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e i requisiti sociali dei pertinenti contratti collettivi».

La riforma della Pac, secondo Coldiretti, potrà portare risultati tangibili solo si terrà nel debito conto l’impatto delle misure previste nella nuova Politica agricola rispetto alle azioni previste dalle Strategie europee della Farm to Fork e della Biodiversità. «In questo senso – conclude Prandini – è assolutamente necessario che la Commissione fornisca uno studio di impatto cumulativo prima di avanzare proposte legislative ulteriori e che si compiano scelte coraggiose in termini di trasparenza per il consumatore, estendendo a tutti i prodotti l’obbligo dell’indicazione del paese d’origine e respingendo sistemi di etichettatura nutrizionali fuorvianti come il Nutriscore».

«L’interruzione delle trattative rappresenta un’occasione persa per definire il complesso percorso che porterà l’agricoltura comunitaria in un futuro nel quale dovranno trovare maggiore attenzione tutte le tematiche inerenti alla sostenibilità; lo stop, inoltre, che auguriamo venga superato mettendo da parte ogni possibile preclusione di sorta, rischia di rallentare il processo che porterà all’approvazione del Piano Strategico Nazionale», fa notare il presidente della Copagri Franco Verrascina.

«Dobbiamo puntare a una Pac flessibile – aggiunge Verrascina – che possa rispondere alle diverse esigenze degli Stati Membri, permettendo al nostro Paese di salvaguardare le tante tipicità della nostra agricoltura, definendo politiche e strumenti in grado di adeguarsi ai cambiamenti improvvisi che possono sopraggiungere e stravolgere il sistema, come ci ha insegnato la drammatica emergenza pandemica». 

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