Appello dei distretti del cibo alla politica: necessario aumentare le risorse

Appello dei distretti del cibo alla politica:  necessario aumentare le risorse
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I Distretti del cibo battono a cassa. Chiedono una sostanziosa integrazione della dotazione dell’avviso che risale a febbraio del 2020 (l’unico finora pubblicato da quando i distretti sono stati previsti da una legge del 2017) affinché possano essere finanziati tutti e venti i progetti presentati al Mipaaf da altrettanti Distretti del Cibo riconosciuti nelle diverse regioni italiane e di cui fanno parte centinaia di imprese dell’agroalimentare.

Complessivamente i venti progetti prevedono investimenti per 315 milioni di euro, ma l’avviso a cui hanno partecipato può disporre di una dotazione decisamente limitata: appena 25 milioni di euro che basteranno solo per contribuire alla realizzazione di dieci progetti a cui potrà essere riconosciuto un finanziamento che comunque non può superare la metà dell’importo progettuale nè il limite di 2,5 milioni di euro. 

Ecco perchè i responsabili di 14 distretti del cibo su 20 in una nota congiunta hanno deciso di rivolgere un appello alla politica, ai ministri Stefano Patuanelli (Mipaaf), Mara Carfagna, (Sud e Coesione territoriale) al sottosegretario Mipaaf Gian Marco Centinaio, al presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, coinvolgendo anche, presidenti e assessori all’Agricoltura regionali.

A firmare il documento sono Angelo Barone (Distretto Delle Filiere e Dei Territori Di Sicilia In Rete), Piero Tunno (Distretto Florovivaistico di Puglia), Antonella Murgia (Sikania Distretto del Cibo Biomediterraneo), Antonio Grossetti (Consorzio Salumi Dop Piacentini), Giovanni Capalbi (Distretto Rurale Colline e Montagne Materane), Salvatore Martelli (Distretto Agroalimentare di Qualità del Metapontino), Salvatore Ciulla (Distretto del Cibo Bio Slow Pane e Olio),  Domenico Di Stefano (Distretto Della Filiera Del Cibo Del Sud Est Siciliano), Giuseppe Suanno (Sistema Produttivo Locale Pollino Lagonegrese), Giuseppe Caronni (Distretto Agricolo Della Valle Del Fiume Olona), Domenico Dragoni (Distretto Latte Lombardo), Onofrio Giuliano (Distretto Agroalimentare di Qualità Puglia Federiciana), Sergio Chienni (Distretto Rurale Del Valdarno Superiore). Per la Sicilia non c’è la firma del Distretto dei Monti Sicani che risulta nella lista dei dieci proponenti finanziabili.

I progetti dei distretti del cibo – si legge nella nota dei 14 distretti (tra questi ci sono anche alcuni di quelli che sono entrati in graduatoria utile) – sono programmi di sviluppo finanziati per quasi il 50% dai privati e sono già cantierabili. In un momento storico come questo, potrebbero costituire la base di partenza per rimettere in modo l’economia nazionale.

Affermano i responsabili dei 14 distretti: «Riteniamo fondamentale portare in Conferenza delle Regioni una proposta che unisca il Paese attraverso un supporto finanziario adeguato ai piani di investimento presentati per concretizzare sviluppo territoriale e coesione sociale».  Così chiedono di coprire la dotazione mancante di circa 170 milioni di euro con le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione perché quelle rese disponibili dal Mipaaf, appena 25 milioni di euro, sono insufficienti. I firmatari del documento, inoltre, chiedono, di congelare i termini di risposta al Ministero per l’accettazione del contributo e l’avvio delle progettualità che attualmente sono fissati in trenta giorni.

Qualora fossero tutti realizzati, i programmi di investimento coinvolgerebbero dieci regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) e sono in linea con le indicazioni del Pnrr; favorirebbero l’economia circolare, la transizione ecologica e contribuirebbero a raggiungere alcuni degli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti nell’Agenda 2030 dell’Onu, dall’European Green Deal e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza Next Generation Italia.

I distretti del cibo, istituiti nel 2017, sono riconosciuti dallo Stato e dalle Regioni come efficaci strumenti “per promuovere lo sviluppo territoriale, la coesione e l’inclusione sociale, favorire l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l’impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari”.

Prima della pandemia, il Mipaaf di concerto con il Mise, aveva definito i criteri e le procedure per l’attuazione degli interventi finalizzati all’avvio dei Distretti del cibo, riducendo però considerevolmente le percentuali di contributo, fino ad arrivare ad emanare decreti di finanziamento abbattendo le percentuali di contributo a fondo perduto sino al caso limite del 5%, rendendo difficilissimo l’attuazione dei programmi di sviluppo presentati.

«Integrare con ulteriori risorse finanziarie da reperire tramite il Fondo di Sviluppo e Coesione per finanziare i programmi presentati da tutti i Distretti del cibo, sarebbe un importante segnale di ripartenza immediata del settore agroalimentare – concludono gli scriventi – che ancora oggi rappresenta uno dei principali motori del Made in Italy, svolgendo un ruolo attivo per lo sviluppo dei nostri territori».

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