In Sicilia produzione di miele in picchiata, chiesto lo stato di calamità

In Sicilia produzione di miele in picchiata, chiesto lo stato di calamità
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Produzione di miele di zagara di arancio quasi azzerata in molte zone della Sicilia, in particolare nell’areale vocato della Piana di Catania nei comuni di Palagonia, Ramacca, Scordia, Mineo e Grammichele. Qui la produzione è stata letteralmente falcidiata: non più di un chilo ad alveare. 

A lanciare l’allarme è il presidente di Cia Sicilia orientale Giuseppe Di Silvestro, che chiede alla Regione Siciliana e al Governo nazionale la dichiarazione dello stato di calamità naturale per gli apicoltori siciliani.

La causa della mancata produzione di miele è da ricercarsi nelle avverse condizioni meteorologiche delle scorse settimane, segno di un clima letteralmente impazzito. Freddo, grandine e vento fuori stagione alternati al hanno limitato i voli delle api che hanno lasciato le arnie solo per poche ore al giorno limitandosi di fatto a raccogliere quanto è bastato per la loro sopravvivenza. Poi la pioggia di sabbia proveniente dal Sahara ha fatto il resto. Spiega Nicolò Lo Piccolo apicoltore e componente della giunta di Cia Sicilia Orientale: «Dopo avere “fallito” con la fioritura della zagara, abbiamo spostato le arnie verso zone a quota più alta nei campi di sulla, ma anche lì le condizioni meteorologiche non ci hanno aiutato perchè la pioggia di terra gialla del Sahara ha “sporcato” i calici dei fiori rendendoli di fatto inaccessibili alle api». 

Alla mancata produzione di miele di zagara si aggiunge adesso il rischio di perdere, dunque, anche quella del miele di sulla. Ma neanche sulle fioriture successive gli apicoltori sono fiduciosi: i boschi siciliani poco curati sono infestati dalla cinipide e dalla psilla, due insetti dannosi che provocano l’indebolimento delle piante. Difficile in queste condizioni la produzione di miele di eucalipto e castagno.

«Gli apicoltori siciliani – afferma Di Silvestro – da mesi sono costretti a spostare le arnie alla ricerca di areali ricchi di fioriture nettarifere sopportando costi considerevoli di trasporto. Il nomadismo, alla resa dei conti, è servito solo a mantenere in vita le famiglie delle api, ma non a produrre il miele che ha prodotto alcun introito nelle tasche degli apicoltori». 

Il comparto apistico in Sicilia ha un importante impatto economico. Nell’Isola si contano 1200 aziende apistiche e 125 mila alveari. Numeri che pongono l’Isola al terzo posto tra le regioni italiane per numero di aziende e famiglie d’api, ma anche per quantità di miele prodotto

Secondo una prima stima, si legge nella nota di Cia Sicilia Orientale, il danno alla produzione di miele di sulla e zagara di arancio dell’intera stagione in Sicilia ammonterebbe al cinquanta per cento.

Il presidente Di Silvestro, inoltre, chiede alla  Regione Siciliana interventi adeguati volti ad una maggiore tutela dei boschi dell’Isola attraverso un’azione massiccia di rimboschimento con piante nettarifere al fine di tutelare la biodiversità. «È necessario – conclude Di Silvestro – liberare eucalipti e castagni da insetti dannosi come la cinipide e la psilla e favorire lo sviluppo di corridoi ecologici per il mantenimento delle api, insetti che costituiscono un importante elemento dell’ecosistema dei nostri territori in quanto svolgono il novanta per cento dell’impollinazione della frutta dell’intero territorio siciliano».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.