Al via i ristori per le aziende agricole siciliane colpite dal lockdown 2020

Al via i ristori per le aziende agricole siciliane colpite dal lockdown 2020
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Aiuti rapidi e procedure semplificate. L’obiettivo è dare immediato ristori ai produttori agricoli che durante il lockdown del 2020 hanno subìto le maggiori perdite economiche. È stato pubblicato sul sito dell’Assessorato regionale all’agricoltura il bando attraverso cui verranno assegnati 15 milioni di euro alle aziende agricole che nel periodo 12 marzo – 4 maggio 2020 hanno registrato perdite di fatturato superiori al 60 per cento. Perdite che devono essere calcolate sulla base del fatturato dell’anno precedente riferito al medesimo periodo. «Questo bando, fortemente voluto dal governo Musumeci, è un’attestazione di speranza e rilancio. Si tratta di una misura in questo momento più che mai necessaria per le piccole e medie imprese agricole che rappresentano il cuore dell’attività economica della nostra Isola. Un risultato che è stato raggiunto grazie anche all’approvazione della copertura finanziaria con la legge di stabilità 2020-2022 da parte dell’Assemblea Regionale Siciliana», ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura, Toni Scilla, durante la conferenza stampa di presentazione svoltasi a Palazzo d’Orleans.

Per ogni singolo beneficiario sono previsti aiuti a fondo perduto da un minimo di mille fino a un massimo di 15 mila euro. Al bando possono partecipare aziende di qualsiasi comparto produttivo, ma le più interessate sembrano verosimilmente quelle del comparto florovivaistico che durante il lockdown del 2020 hanno dovuto distruggere gran parte delle produzioni pronte per l’immissione in commercio. A causa della chiusura di negozi e mercati, della sospensione delle cerimonie civili e religiose e della riduzione delle occasioni di convivialità, infatti, gran parte della produzione non ha trovato acquirenti.

«Il florovivaismo siciliano è una realtà composta da duemila aziende che producono un fatturato di 400 milioni di euro e ha molto sofferto durante il lockdown del 2020», ha dichiarato il dirigente del dipartimento Agricoltura, Dario Cartabellotta. Ma non sono esclusivamente le aziende florovivaistiche a potere fruire dei ristori. Non ci sono limitazioni rispetto al codice Ateco (purché sia riferito alla produzione primaria) poichè è il mercato di riferimento di ciascuna azienda che ha fatto la differenza. Tra quelle travolte dal lockdown ci sono ad esempio tutte le aziende dedite alle produzioni di nicchia che hanno come sbocco naturale la ristorazione. «Tra queste, ad esempio, ci sono anche alcune aziende zootecniche – ha osservato il dirigente generale – che producono formaggi storici prevalentemente destinati alla ristorazione».

Per essere ammesse al contributo a fondo perduto le aziende beneficiarie devono essere iscritte alla Camera di Commercio (fatte salve le esenzioni previste dalla legge), disporre del fascicolo aziendale aggiornato e validato e risultare attive alla data di presentazione della domanda. Ridotti all’osso i documenti da presentare. Alla domanda inviata via pec, basta allegare il documento di identità del titolare (o del legale rappresentate se l’azienda agricola è in forma societaria), e una dichiarazione (perizia asseverata) resa dal consulente fiscale dell’azienda che attesti la perdita di fatturato nel periodo di riferimento.

La domanda potrà essere presentata a partire da mercoledì 5 maggio e fino al 7 luglio 2021. Quest’ultimo termine non è rinviabile, è stato sottolineato durante la presentazione sia dall’assessore Scilla che dal dirigente generale Cartabellotta. «Altrimenti per i ristori viene meno il requisito della tempestività», hanno detto all’unisono.

Non è possibile ancora prevedere il numero delle domande e se la dotazione finanziaria del bando potrà essere sufficiente. «Stiamo esplorando la possibilità di aumentare il budget di altri 5 milioni di euro con riferimento al florovivaismo. In ogni caso qualora la dotazione fosse insufficiente a coprire tutte le domande, si procederà alla riduzione dei singoli ristori», ha spiegato l’assessore Scilla. Insomma c’è sperare che il ristoro non si trasformi in una mancetta. 

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