Distretto Agrumi di Sicilia al ministro: serve un nuovo piano nazionale

Distretto Agrumi di Sicilia al ministro: serve un nuovo piano nazionale
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Dalla Sicilia, principale regione agrumetata d’Italia con oltre 32mila addetti e cinque produzioni d’eccellenza Dop, Igp e bio, parte l’appello per un nuovo piano agrumicolo nazionale. La richiesta è del Distretto Agrumi di Sicilia i cui vertici hanno iniziato un confronto definito “proficuo” con il ministro Stefano Patuanelli

L’incontro che si è svolto in videoconferenza ha visto la partecipazione del presidente del Distretto Federica Argentati, del suo vice Giuseppe Pasciuta che guida il Consorzio dell’Arancia bionda di Ribera e del consigliere Francesco Ancona che, nella qualità di di vice presidente Aiab Sicilia, ben rappresenta l’ampio segmento della produzione bio. All’incontro era presente il senatore pentastellato Fabrizio Trentecoste, componente della Commissione Agricoltura al Senato.

L’ultimo piano nazionale per il comparto agrumicolo risale al 1998 e aveva una dotazione di 110 miliardi di lire. A distanza di oltre vent’anni il comparto ha bisogno di nuovi investimenti, ma questi devono essere programmati sulla base di dati certi. Da qui la prima emergenza: la costituzione del catasto agrumicolo che potrebbe essere realizzato anche a partire dai dati in possesso di Agea. «Urge una strategia di medio e lungo periodo che interrompa l’improvvisazione con la quale imprese ed istituzioni hanno operato negli ultimi decenni. E per strutturarla – ha detto Federica Argentati durante l’incontro – basterebbe prendere a riferimento il report Ismea 2020 dove l’evidenza scientifica dei numeri conferma i profondi mutamenti dell’assetto produttivo e commerciale del comparto agrumicolo nazionale degli ultimi anni».

«Senza il catasto agrumicolo nazionale – ha avvertito Argentati – impossibile pensare a un nuovo piano di sviluppo per una delle più importanti filiere del Mezzogiorno. In ogni caso la nuova strategia per il comparto dovrà essere elaborata sulla base di un confronto tecnico che coinvolga tutto il territorio agrumetato nazionale». 

Nell’incontro con il ministro delle politiche agricole è stato dato spazio anche ad altri temi:dalla necessità di aumentare la quota di cofinanziamento dei Distretti del cibo riconosciuti dal Mipaaf soprattutto per investimenti trasversali alla filiera, come comunicazione e ricerca scientifica, alla necessità di prevedere campagne promozionali istituzionali a regia ministeriale. Secondo Giuseppe Pasciuta, infatti, gli strumenti attualmente a disposizione dei Consorzi di tutela per la realizzazione di campagne promozionali stanno stretti alle piccole realtà e troppo spesso gli amministratori sono costretti a doversi fare carico personalmente di impegnative garanzie fidejussorie. 

Francesco Ancona, invece, ha sottolineato le potenzialità degli agrumi biologici che in Sicilia rappresentano una larghissima fetta della produzione: il 62 per cento della produzione nazionale di agrumi bio si coltiva in Sicilia. E sul bio ancora l’esigenza di investire nella ricerca scientifica e puntare al rilancio della Biofabbrica di Ramacca, unico stabilimento pubblico in Italia (fa capo all’Ente Sviluppo Agricolo) dove vengono allevati insetti per la lotta biologica.

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