Grano duro siciliano, in aumento la qualità: un terzo arriva al top

Grano duro siciliano, in aumento la qualità: un terzo arriva al top
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Il 2020 non è stato un’annata buona dal punto di vista climatico per la ceralicoltura. Eppure, nonostante questa criticità, c’è stato un netto miglioramento della qualità merceologica del grano duro siciliano. L’importante novità emerge dalla lettura di un articolo pubblicato su “Materie prime” e firmato da Bernardo Messina e Giuseppe Russo, ricercatori del Consorzio di Ricerca “Gian Pietro Ballatore” di Palermo.

L’articolo riporta i risultati – con relative considerazioni – dell’attività di monitoraggio della qualità del grano duro siciliano che il Consorzio conduce ormai da anni seguendo i protocolli messi a punto in venti anni di attività ed ereditati dal Crea (ex Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura).

La rete di monitoraggio a cui si affida il Consorzio Ballatore si basa su alcune decine di centri di ammasso del grano duro (nel 2020 hanno aderito in 22) in cui vengono registrati i dati qualitativi che rivesto importanza per l’industria della pasta: umidità, contenuto di proteine e di glutine, indice di giallo e peso ettolitrico sono stati misurati su alcuni campioni rappresentativi di una massa di frumento pari a poco più di 600 mila quintali.

Decisamente incoraggiante un dato che salta agli occhi e che viene sottolineato dai ricercatori del Consorzio Ballatore: quasi un terzo della granella sottoposta al monitoraggio presenta contenuto proteico uguale o superiore al 13%. Cosa che dal punto di vista merceologico la colloca nella fascia “ottima qualità” per l’industria pastaria. La metà di questa massa, poi, presenta anche peso ettolitrico superiore o uguale a 80 kg/hl. Rispetto al biennio precedente è anche cresciuta la percentuale media di glutine che nel raccolto 2020 è arrivata a 9,82% (era pari a 8,84% nel 2018 e 8,97% nel 2019) e pure il contenuto proteico ha fatto segnare un buon 12,40% (contro l’11,97% del 2018 e l’11,51% del 2019).

«L’attività di monitoraggio sulla qualità del grano duro siciliano – afferma Giuseppe Russo, ricercatore del Consorzio di Ricerca Ballatore – ha permesso su scala regionale di consolidare alcuni percorsi di certificazione». Il riferimento è al marchio “QS-Qualità Sicura garantito dalla Regione Siciliana” riconosciuto dalla Comunità europea e applicato alla filiera del grano duro destinato alla pastificazione che, grazie alla misura 3.1 del Psr Sicilia, tramite la quale ai produttori viene assicurato il rimborso totale dei costi di certificazione, sta riscuotendo un buon successo.

I dati del 2020, in sintesi, evidenziano il netto incremento della disponibilità di partite di buona qualità merceologica, con il raddoppio, rispetto all’anno precedente, della disponibilità di granella di categoria migliore (proteine superiori al 13,00% e peso specifico oltre 80,00 kg/hl).

Il miglioramento della qualità della granella di grano duro prodotto in Sicilia, inoltre, secondo i ricercatori Messina e Russo, “induce a un cauto ottimismo circa la reale possibilità di diffusione dei contratti di filiera, strumenti che normalmente puntano alla valorizzazione delle produzioni di pregio e che nella regione non si sono affermati anche per lo scetticismo dei produttori agricoli sulla possibilità di poter garantire negli anni elevati standard qualitativi”. Un rischio che in agricoltura, purtroppo, non può essere azzerato.

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