Tartufi, anche in Sicilia una legge per la raccolta e la valorizzazione

Tartufi, anche in Sicilia una legge per la raccolta e la valorizzazione
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Anche la Sicilia, a ben 35 anni dall’approvazione della legge quadro nazionale (la n. 752 del 16 dicembre 1985), ha finalmente la propria legge sui tartufi. Nella seduta di martedì 15 dicembre, l’Assemblea Regionale Siciliana ha, infatti, approvato il disegno di legge di iniziativa parlamentare di cui sono stati primi firmatari i deputati del Pd Michele Catanzaro (relatore) e Nello Dipasquale. La legge approvata prevede regole simili a quelle per la raccolta dei funghi epigei spontanei, a partire dal permesso di raccolta per i raccoglitori (il famoso tesserino), ai limiti di peso per la raccolta, all’indicazione dei tempi e delle modalità di raccolta, oltre ai criteri per la lavorazione e la conservazione dei tartufi. È previsto anche il divieto di raccolta durante le ore notturne, nelle zone protette per la fauna selvatica, nei giorni in cui è consentita la caccia. Introdotte, infine, anche le regole di gestione delle tartufaie, distinte in tre tipologie: naturali, coltivate e controllate. 

La proposta di legge, presentata nel corso di un convegno a Ragusa Ibla l’1 e il 2 febbraio scorsi organizzato dall’Ametas (l’associazione micologica econaturalistica tartufai siciliani) e il cui iter era iniziato a gennaio del 2019, è stata elaborata grazie alla collaborazione del Centro di ricerca tartufo e tartuficoltura Sicilia, del Dipartimento Saaf dell’Università di Palermo e di alcune associazioni micologiche siciliane: “La Ferula“ di Mazara del Vallo, il Gruppo Micologico Siciliano onlus di Palermo, l’Associazione Micologica Econaturalistica Trinacria onlus di Palermo, l’Associazione micologica Padre Bernardino di Ucria, l’Associazione Micologica e naturalisica onlus “Micelia” di Palermo e il Gruppo Micologico Akrense di Palazzolo Acreide.

Il testo finale arrivato in Aula, dopo i rituali passaggi nelle commissioni di merito, è in sostanza una sintesi che tiene conto anche di altri disegni di legge riguardanti il medesimo argomento, presentati precedentemente, alcuni dei quali anche nella scorsa legislatura. Ecco perchè, tra i parlamentari regionali, sono stati in tanti ad appropriarsi di questo “successo politico”.

A cantare vittoria, anzitutto, i primi firmatari della proposta di legge, ovvero Catanzaro e Dipasquale. Proprio quest’ultimo si è speso molto affinchè la bozza di legge condivisa con le associazioni micologiche venisse approvata in tempi rapidi. «Il Parlamento siciliano ha colmato un vuoto normativo, votando una legge che consentirà di regolamentare il settore della raccolta del tartufo nell’Isola, contribuendo alla protezione dell’ambiente, ponendo freno alla raccolta indiscriminata e gettando le basi per lo sfruttamento economico controllato della coltivazione e della valorizzazione del tartufo siciliano», hanno immediatamente dichiarato i due deputati regionali del Pd.

Anche il deputato Giorgio Assenza (Diventerà bellissima), presidente dei Questori in Ars, si è complimentato per l’approvazione della legge. Ma ha fatto di più: in un comunicato stampa non ha esitato infatti ad attribuirsi il merito dell’iniziativa legislativa. Cosa che, ovviamente, non è andata giù a molti. Piccata, infatti, la reazione di Dipasquale su Facebook: «Non mi andrebbe davvero di fare polemica sull’approvazione di una norma così specifica come quella per la tutela e la valorizzazione del tartufo siciliano, ma siccome l’on. Assenza tenta di attribuirsi meriti che non gli appartengono, sono obbligato a fare chiarezza: quello approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana è il ddl 496/2019, primo firmatario on. Nello Dipasquale, ddl che nel suo iter è stato scelto come disegno di legge base e nel quale sono confluiti anche altri testi. Dentro e fuori dal Parlamento siciliano tutti sanno chi ha seguito il testo normativo in tutti i suoi passaggi e, per comprendere come mai è stato scelto il mio ddl come testo base e non quello di Assenza è sufficiente dare una lettura ad entrambi, facilmente reperibili sul sito dell’Ars. Le differenze sono evidenti…».

Anche l’ex deputato regionale siracusano Vincenzo Vinciullo si dichiara soddisfatto. «L’Assemblea Regionale Siciliana ha recepito, non solo nella sostanza ma anche nella forma, il mio disegno di legge sulla valorizzazione del tartufo», scrive in una nota diffusa alla stampa. Il disegno di legge a cui si riferisce Vinciullo è il n.1256 presentato quattro anni fa, ovvero durante la scorsa legislatura; di questo «interi articoli – sottolinea l’ex deputato – sono strati recepiti così come da me presentati, altri invece, con modifiche non sostanziali ma solo formali». Per la zona degli Iblei – sostiene Vinciullo – si tratta di un risultato importante perché si pone, così, fine al saccheggio sistematico dei tartufi nostrani che andava avanti ormai da anni.

«La Sicilia è terra di tartufi ma in pochi lo sanno – aggiungono Di Pasquale e Catanzaro – ma l’assenza di una regolamentazione aveva consentito a predatori che venivano da altre regioni di raccogliere in maniera indiscriminata, senza alcun limite, senza controlli e senza rispetto per il territorio».

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Un pensiero su “Tartufi, anche in Sicilia una legge per la raccolta e la valorizzazione

  1. mi sta bene la regolamentazione della raccolta dei tartufi,che certamente crescono in quantità limitate, non altrettanto quella sugli altri funghi epigei, sulla quale (vedi Decreto Legge del 2006) ho tanto da ridire, non ultimo la richiesta di marca da bollo sul Tesserino, marca da bollo non prevista da nessuna legge nazionale! se qualcuno è a conoscenza di leggi o decreti che parlino di obbligo di apposizione di marche da bollo sul tesserino, si faccia avanti, dubito che sia in grado di trovarne! tutto questo per far capire a chi di dovere, che certe leggi non si fanno solo su richiesta di “QUALCHE” associazione micologica o FALSA ASSOZIAZIONE AMBIENTALISTICA, ma su un plebiscito popolare, che non è dato certamente da due associazioni, una micologica e l’altra ambientalistica!

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