Tartufi ancora senza regole in Sicilia. E intanto a Roma si lavora già ad una nuova legge | Video

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Tutto sul tartufo e sulla tartuficoltura in Sicilia. Del fungo che cresce sotto terra tanto amato e apprezzato dai bongustai si è parlato a Ragusa Ibla il primo e il 2 febbraio nel corso del convegno organizzato dall’Ametas, l’associazione micologica econaturalistica tartufai siciliani, all’auditorium San Vincenzo Ferreri.

Sui tartufi, e soprattutto su quelli che è possibile trovare in Sicilia – tutti quelli attualmente commercializzabili in Italia ad eccezione di quello bianco pregiato tipico delle zone di Alba e Aqualagna – l’attenzione è alta già da quasi un anno. Da quando, cioè, in Sicilia e nei palazzi della politica si è cominciato a parlare di una norma regionale che, a distanza di 35 anni dalla promulgazione della legge quadro n. 752 del 1985, possa dare seguito a quanto è già regolato a livello nazionale.

E mentre in Sicilia si attende la prima norma per la tutela e la valorizzazione del tartufo siciliano (anche quello da tartufaie coltivate), a livello nazionale si lavora a una nuova legge che tenga conto delle mutate condizioni del comparto.

Intervista al Sen. Francesco Mollame (M5S), componente della Commissione Agricoltura

Il ritardo con cui in Sicilia si legifera anche nel campo dei tartufi e della loro raccolta mette una certa apprensione tra i cavatori. Non si conosce con esattezza il loro numero, ma secondo la stima di un cavatore esperto come Mario Prestifilippo che si dedica a questa attività da decenni dovrebbero essere compresi tra 250 e 300. E quasi nessuno di questi ha il permesso di raccolta così come prevede la legge nazionale. Perchè? Semplice. Non c’è una norma che, analogamente a quanto già succede per i funghi epigei, indichi regole precise e individui i soggetti autorizzati al rilascio del permesso di raccolta.

Ergo, chi vuole essere in regola deve andare a Roma per seguire un corso e superare esame di idoneità. Non tutti possono permetterselo, anche perchè per molti, in tempi di resilienza, la cerca e la raccolta dei tartufi sono diventate un vero e proprio lavoro che sostituisce quello che si è perso o che non si è mai trovato.

La meta della tanto agognata norma regionale sui tartufi pare però vicina. «È già pronta per la discussione in Aula», ha informato il deputato Pd Nello Di Pasquale che è il primo firmatario del disegno di legge. «La proposta – ha ricordato il deputato regionale ragusano – è stata depositata 19 gennaio dello scorso anno ed è stata elaborata grazie alla collaborazione del Centro di ricerca tartufo e tartuficoltura Sicilia, del Dipartimento di Scienze Agrarie, agroalimentari e forestali dell’Università di Palermo e di alcune associazioni micologiche siciliane ovvero “La ferula“ di Mazara del Vallo, il Gruppo Micologico Siciliano onlus di Palermo, l’Associazione Micologica Econaturalistica Trinacria onlus di Palermo, l’Associazione micologica Padre Bernardino di Ucria, l’Associazione Micologica e naturalisica onlus “Micelia” di Palermo e il Gruppo micologico Akrense di Palazzolo Acreide».

Per chi volesse approfondire la tematica del tartufo siciliano si suggerisce la visione del video postato su Facebook e realizzato dal giornalista ragusano Mario Papa.

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